Riduzione in schiavitù, chiesti 5 anni di carcere per il 32enne senigalliese

Prosegue il processo, requisitoria durata tre ore: il pm ripercorre la storia dei rapporti tra il giovane e le due fidanzate, all'epoca dei fatti minorenni. Una, appena 18enne, l'ha sposato

tribunale di Ancona
tribunale di Ancona

ANCONA – Si è svolta in Corte d’Assise, ieri, martedì 6, l’udienza per il processo a carico del 32enne senigalliese accusato di riduzione in schiavitù, violenza sessuale aggravata, lesioni e induzione al suicidio nei confronti di due ragazze, all’epoca dei fatti minorenni. E dopo la requisitoria, il pm Paolo Gubinelli ha chiesto una condanna a 5 anni e mezzo di reclusione.

Si attende la sentenza che arriverà tra un mese, il prossimo 6 dicembre, per chiudere un caso scoppiato nel 2016 dopo la denuncia per riduzione in schiavitù da parte dei genitori di una ragazza, oggi moglie dell’imputato.

Il 32enne, stando alle accuse mosse dal Pm, avrebbe dal 2009 messo in atto alcuni comportamenti volti ad annullare la personalità delle sue fidanzate di allora, quando erano ancora minorenni (15 e 16 anni). Comportamenti per spingere le ragazze ad avere rapporti sessuali contro natura, a non parlare coi compagni di scuola, a interrompere qualsiasi rapporto con la famiglia, persino a non lavarsi o a ingerire pillole per dimostrare il loro amore. In pratica, per farle arrivare a una condizione di schiavitù.

Le vittime sono oggi entrambe maggiorenni: mentre l’allora 15enne si è costituita parte civile nel processo con l’avvocato Domenico Liso, l’altra (16enne) è oggi la moglie dell’imputato e lo ha sempre difeso, anche nella trasmissione “Chi l’ha visto?”. I suoi genitori però non si sono dati per vinti e hanno da anni sostenuto che il 32enne avesse plagiato la loro figlia fino a farle fare ciò che voleva lui, fino a farla giungere a una condizione di schiavitù. Anche loro sono parte civile nel processo tramite l’avvocato Roberto Paradisi.