MD ricorre al Tar per la multa da 325mila euro, il Comune di Senigallia non si tira indietro

Parte delle opere realizzate dalla precedente proprietà sono state giudicate abusive ma l'Ente ha applicato per la difformità il doppio della stima elaborata dall'Agenzia delle Entrate

L'immobile in via G.Bruno di una concessionaria di Senigallia nel 2017, ora di proprietà della società MD spa
L'immobile in via G.Bruno di una concessionaria di Senigallia nel 2017, ora di proprietà della società MD spa

SENIGALLIA – Ricorso contro la multa da 325mila euro. È quanto notificato dalla società MD spa al Comune di Senigallia per la sanzione irrorata nell’aprile 2018 dall’ente locale per una difformità fra i lavori eseguiti dal precedente proprietario sull’immobile di via Giordano Bruno n. 57 e i titoli abilitativi rilasciati dal Comune di Senigallia. Ma il Comune non si tira indietro: la giunta ha dato mandato al legale interno all’Ente di difendersi dinnanzi al tribunale amministrativo regionale.

La multa riguarda il periodo precedente all’arrivo della società che ha aperto nella struttura da circa un anno il supermercato MD. Periodo in cui erano state eseguite delle opere di ampliamento dell’immobile che secondo il Comune erano difformi da quanto autorizzato.

Dato però che non è possibile ripristinare lo stato precedente dei luoghi senza arrecare danni alle aree regolarmente realizzate dalla precedente proprietà, soggetto ora in liquidazione, l’unica strada praticabile era la sanzione amministrativa pecuniaria. Una sanatoria dunque con cui l’ente municipale intendeva chiudere la vicenda, dato che non potevano essere demolite le parti in questione.

La valutazione dell’Agenzia delle Entrate sul valore venale delle opere eseguite illecitamente era di 162.500 euro. Ma il Comune aveva applicato il doppio, arrivando così alla multa di 325mila euro. Cifra che la società ricorrente al Tar chiede venga rivista. Spetterà al CTU, esaminati gli atti e i documenti del ricorso, calcolare il più “probabile” valore venale delle opere abusive presenti nell’immobile per cui le parti sono in causa.
L’ente comunale, convinto del suo operato, si tutelerà in giudizio tramite l’avvocato interno, Laura Amaranto.