Da Arquata a Senigallia per ripartire dopo il terremoto: «nei guai per un pignoramento che mi era stato taciuto»

Dopo il sisma del 2016, prova a ripartire: «l’imprenditore mi era stato presentato come una persona affidabile da persone che conoscevo da anni. Ora mi ritrovo a dovermene andare dopo aver investito tutto»

I legali Corrado Canafoglia a sinistra ed Elisa Pellegrini a destra: al centro Alberta Cardinali
I legali Corrado Canafoglia a sinistra ed Elisa Pellegrini a destra: al centro Alberta Cardinali

SENIGALLIA – È stata distrutta dal terremoto che ha devastato Arquata del Tronto e altri paesi del centro Italia. Poi ha provato a ripartire rilevando una erboristeria a Senigallia, ma ora rischia di perdere nuovamente tutto per colpa del pignoramento dell’immobile che sembra le sia stato nascosto. È questa la vicenda in cui è incappata Alberta Cardinali, titolare da fine gennaio 2018 di un’erboristeria.

Alberta, una 48enne residente fin da piccola in una frazione senigalliese, sta di fatto vivendo un secondo dramma dopo quello devastante che ha sconvolto il centro Italia, il sud delle Marche e Arquata del Tronto, dove gestiva una country house. Con il rischio di essere lasciata fuori dal locale appena affittato proprio per ripartire dopo il sisma e investendo tutti i suoi ultimi risparmi, si è rivolta all’Unione Nazionale Consumatori (avvocati Corrado Canafoglia ed Elisa Pellegrini): vuole sporgere querela contro chi le avrebbe tenuto nascosta la notizia di un pignoramento sull’immobile che ora potrebbe metterla seriamente nei guai.
A fare chiarezza è l’avvocato Canafoglia: «Il recente terremoto ha distrutto la country house che lei e il marito gestivano ad Arquata del Tronto, lasciandoli con mutui da pagare senza però avere la possibilità di lavorare. Alberta decide di ripartire aprendo un’attività: ha iniziato una trattativa con il proprietario del negozio e con il gestore dell’erboristeria, conclusasi a fine gennaio con il contratto di locazione e con l’acquisto dell’attrezzatura dal precedente gestore. Dopo neanche un mese di attività, un creditore pignora i canoni dovuti al proprietario dell’immobile. Non fa in tempo a capire cosa le stesse accadendo che arriva in negozio il custode giudiziario, nominato dal Tribunale di Ancona nell’ambito di un’altra procedura esecutiva avente per oggetto lo stesso immobile».
La situazione si fa drammatica: il contratto di locazione non è valido, essendo successivo al pignoramento immobiliare, spiega il legale. Il tribunale tra sei mesi o un anno può quindi disporre la liberazione dell’immobile che sarà venduto all’asta, lasciando così Alberta senza un’attività (di nuovo, dopo quella distrutta dal sisma) per la quale ha dato fondo a tutti i suoi risparmi.
«Per me è stato difficile – spiega Alberta Cardinali – perché dopo il terremoto avevo bisogno di ripartire: l’imprenditore mi era stato presentato come una persona affidabile da questa famiglia che conoscevo da anni. Invece mi ritrovo a rischiare di dovermene andare dopo aver investito tutto quello che mi era rimasto. Per alcuni 5 o 10mila euro saranno cifre ridicole, ma per chi come me ha subito già un altro dramma, si tratta di tutto ciò che si possiede».
«L’imprenditrice – affermano gli avvocati Canafoglia e Pellegrini – non è stata informata del pignoramento immobiliare. Tra l’altro, solo ora Alberta è venuta a conoscenza che l’imprenditore edile ha problemi in altri cantieri della città ora bloccati, con acquirenti che avrebbero pagato acconti senza avere però gli appartamenti».