Osimo, maestra d’asilo a processo: la parola ai genitori del bambino coinvolto

Il caso della maestra osimana continua a far discutere e stavolta è l’avvocato Fabrizio Naspi, difensore dei genitori di una delle due piccole vittime, a replicare a quanto recentemente dichiarato dal preside dell’istituto comprensivo “Caio Giulio Cesare” di Osimo Fabio Radicioni

Il preside dell'istituto comprensivo
Il preside dell'istituto comprensivo "Caio Giulio Cesare" Fabio Radicioni e l'avvocato Antonino Osimani

OSIMO – Il caso della maestra osimana continua a far discutere e stavolta è l’avvocato Fabrizio Naspi, difensore dei genitori di una delle due piccole vittime, a replicare a quanto recentemente dichiarato dal preside dell’istituto comprensivo “Caio Giulio Cesare” di Osimo Fabio Radicioni.

La storia in breve: nel 2011 la maestra Lorena Palmieri della scuola d’infanzia Borgo San Giacomo di Osimo era finita nel mirino per maltrattamenti contro due bambini. A fine maggio la maestra è stata condannata a otto mesi in primo grado per abuso di mezzi di correzione. «Sono stato dato in pasto agli utenti su Facebook che hanno offeso la mia persona. La mia testimonianza e quella di tre insegnanti coraggiose hanno fatto emergere la verità: altro che insabbiare, ci abbiamo messo la faccia», ha detto il preside che si è rivolto all’avvocato Antonino Osimani meditando denunce dopo che la mamma di uno dei bambini (difesa appunto da Naspi) ha postato un commento sul noto social non appena saputo della sentenza. Il post esprimeva un giudizio negativo dell’operato del preside.

Oggi, 22 giugno, l’avvocato Naspi, a nome dei genitori, dice: «Avendo sospettato che il loro figlio potesse aver subito maltrattamenti psico-fisici a scuola nell’anno 2011-2012, fino a quel momento taciuti e negati dal corpo docente, i miei assistiti hanno ottenuto un incontro con il dirigente scolastico Fabio Radicioni il 5 giugno 2012 e in quell’occasione sia il preside che la fiduciaria hanno negato con fermezza atti di violenza da parte della maestra e anzi hanno accusato gli stessi genitori di mettersi in testa cose strane. Eppure le risultanze degli atti a processo hanno permesso di dimostrare che alla data di quell’incontro il preside era già a piena conoscenza dei fatti di reato, informato in precedenza dalla mamma di un altro bambino e dalle insegnanti di sezione, e ciononostante ha mentito sapendo di mentire negando ogni accadimento». Poi specifica: «Soltanto due anni più tardi i genitori sono venuti a conoscenza dei maltrattamenti a seguito della denuncia presentata dal dirigente dell’ufficio scolastico regionale delle Marche (e non dal giudice né da Radicioni) il 12 luglio 2013 con un ritardo di oltre un anno dai fatti. Non è dato comprendere per quale oscura ragione il preside, una volta appresi i fatti, non abbia ritenuto di sporgere denuncia alla Procura nei confronti di Palmieri. Anziché informare i genitori come era suo preciso dovere ha preferito mantenere la vicenda nell’assoluto segreto».

In merito al post su Facebook pubblicato dalla mamma, che ha dato seguito a tantissimi commenti, l’avvocato aggiunge: «Non c’è alcun intento diffamatorio nelle dichiarazioni dei genitori ma espressione del diritto di critica, libero e lecito. Se il preside sporgerà denuncia per diffamazione, noi valuteremo quella per calunnia. La solidarietà di Radicioni verso i genitori dei bambini vittime di maltrattamenti poi è stata manifestata solo per il tramite degli articoli usciti all’indomani della sentenza penale mentre lo stesso non aveva mai speso una sola parola in tal senso».