Cinquant’anni di Farfisa

Il primo centralino intercomunicante è del 1968, il primo videocitofono in bianco e nero arriva nel 1975 e alla fine degli anni Ottanta i sistemi di “home automation”. Sull'Arabia Saudita e il Regno Unito si concentra l'export dell'azienda osimana

OSIMO – Uno dei più longevi brand “made in Marche”, oggi attivo in più di 60 Paesi del mondo, celebra i suoi 50 anni di attività all’insegna dell’innovazione legata immancabilmente al retaggio storico.

Nelle origini del marchio Farfisa c’è il seme della trasformazione. Acronimo di “Fabbriche riunite di fisarmoniche”, il brand nasce nel 1946 dalle fonovaligie (giradischi) e dai televisori Metz prodotti alla fine degli anni Cinquanta da dove si è protratta nel futuro con gli studi pionieristici sull’elettronica, grazie ai quali nei primi anni Sessanta è stata la prima industria a proporre in serie l’organo elettronico. Fu subito leggenda il Compact che disegnò il sound dell’epopea rock, usato da Pink Floyd, Led Zeppelin, Doors, Genesis, Frank Zappa, Elton John. Dal rock alla comunicazione elettronica con lo sviluppo del settore citofonico e videocitofonico a partire dai primi anni Settanta. Nel 1967 come divisione del leggendario marchio “Farfisa strumenti musicali” è stata la prima a immaginare e diffondere la citofonia in Italia e all’estero. Il primo centralino intercomunicante è del 1968, il primo videocitofono in bianco e nero trasmette il volto delle persone nel 1975 e alla fine degli anni Ottanta i primi sistemi di “home automation”.

Un’epica imprenditoriale indipendente con ragione sociale autonoma dal 1993 guidata dalla famiglia Cupido che ha saputo contrastare le crisi di mercato dei primi 2000 innovandosi quotidianamente e costruendo un sigillo di alto artigianato industriale tutto locale. Oggi il nuovo prodotto messo a punto si chiama Alba, una pulsantiera modulare da esterni.

La presentazione della particolare ricorrenza stamattina, 27 giugno, negli uffici dell’azienda a Osimo Stazione. «L’azienda ha avuto il merito di introdurre il citofono, la comunicazione, in tutte le case. Dopo anni su alcuni mercati sono ancora richiesti gli stessi prodotti di sempre, sinonimo di affidabilità – ha detto Alberto Cupido, ceo Farfisa dal 2016, figlio del fondatore Armando -. Adesso, a cinquant’anni, rilanciamo il marchio storico con innovazione puntando sul made in Italy o meglio sul made in Marche, lavorando anche sulla nuova immagine. Primo mercato dell’azienda è l’Arabia Saudita, consolidato da anni, e poi il Regno Unito. All’estero la Farfisa registra il 78% circa di fatturato. L’obiettivo è crescere di altri tre punti percentuali».

«In un momento di crisi è bello vedere festeggiare un’azienda che ha saputo puntare sull’internazionalizzazione. Lunga vita a questa realtà che si spende anche all’estero esaltando il territorio», ha aggiunto il presidente di Confindustria Marche nord Claudio Schiavoni.

«Stiamo dando grande attenzione all’accessibilità in questa fase di grandi investimenti sul prodotto – ha detto Andrea Campolungo, products and markets manager Farfisa – per garantire la fruizione dei dispositivi di comunicazione alle persone con difficoltà: segnalazioni luminose per chi ha problemi visivi, telecamere su citofono per coloro che non possono alzarsi dalla sedia a rotelle e in fase di studio pulsanti per ipovedenti».

«Abbiamo tentato di ridisegnare e ricomunicare un brand consolidato. Sfogliando il materiale si può sentire con mano la storia», ha aggiunto Simone Grassi titolare dell’omonimo studio di comunicazione.

Gli spazi della sede Farfisa in piazza Roma a Camerano, in cui è stata allestita una piccola mostra della propria videocitofonia prodotta dal 1967 a oggi, sono la scena ideale per conoscere date, fatti e aneddoti che raccontano passato, presente e futuro di un’industria marchigiana che con i propri prodotti e tecnologie ha contribuito a trasformare i costumi della comunicazione, le fisionomie e le essenze delle relazioni quotidiane e la fruizione dei nostri luoghi di vita.