Biocombustibili e centraline di ricarica. Il futuro dell’automobilismo

Ad Ancona professori internazionali sul tema delle rinnovabili. Anche nel settore dell'automotive. «Da noi il limite è soprattutto infrastrutturale. I segnali riguardo gli investimenti però ci sono», dice Gabriele Comodi della Univpm

traffico e auto

ANCONA – L’accordo sul clima di Parigi orientato a ridurre le emissioni di anidride carbonica, tra i principali e più pericolosi gas serra, è il manifesto che dovrebbe guidare l’umanità a rivedere i propri stili di vita investendo in politiche attive sul fronte delle energie rinnovabili.

Dal 2015, anno della firma dell’accordo sul clima, l’Università Politecnica delle Marche ha preso parte al progetto ERASMUS +. Finanziato dalla Comunità Europea. Obiettivo: migliorare l’insegnamento delle fonti rinnovabili nei vari livelli di laurea (dalla laurea triennale al dottorato di ricerca) nelle Università dell’America Latina, portandolo agli standard qualitativi dell’UE, in modo da facilitare la cooperazione e lo scambio di studenti e professionisti.

Non mancano possibilità di scambi studio e tirocini tra gli studenti delle nazioni coinvolte – Brasile, Colombia e Cuba per le Università dell’America Latina, Spagna e Uk per l’Europa – ma su tutto, il network, come dichiarato dal professore Gabriele Comodi (Ricercatore di Sistemi ed Energia per l’Ambiente all’interno del Dipartimento d Ingegneria Industriale dell’Univpm), vuole in primis rafforzare la cooperazione internazionale tra docenti e ricercatori sul tema delle rinnovabili e delle biomasse. «Guardiamo con attenzione alle misure di alcuni paesi dell’America Latina. A Salvador de Bahia – ci confida Comodi – vi sono distributori con tre postazioni: oltre alla benzina e al gasolio troviamo l’alcol derivato da biocombustibili. Alcune realtà sfruttano efficacemente la disponibilità di materie prime come lo zucchero di canna e l’olio di palma».

Nel Project Meeting e Workshop svoltosi di recente presso l’Università Politecnica delle Marche si è parlato anche delle prospettive delle fonti rinnovabili nel settore automobilistico. Il mercato da almeno cinque anni ha mostrato grande interesse sul fronte dei mezzi elettrici. Ma qual è la situazione del nostro paese? «Da noi – afferma Comodi – il limite è soprattutto infrastrutturale. I segnali riguardo gli investimenti però ci sono: Eni ed Enel stanno progettando per il trasporto urbano e con centraline di ricarica veloce».

La stessa Univpm ha realizzato un progetto con l’azienda Astea di Osimo che oggi può disporre all’interno delle proprie auto di servizio di due veicoli elettrici con postazioni di ricarica sia ad Osimo che a Porto Recanati.

di Alessandro Faralla