Sperimentazioni gestionali, ancora critiche al Pdl regionale

Le Federazioni anarchiche di Jesi, Chiaravalle, Fano, Pesaro e Ancona la definiscono «Una proposta di legge scellerata che accelera verso la privatizzazione della sanità pubblica»

sanità, medicina, dottori

JESI – Critiche alla proposta di legge sulle sperimentazioni gestionali pubblico-privato anche da parte dei circoli anarchici della regione. «La proposta di legge 145 sulle “sperimentazioni gestionali” in sanità, della Regione Marche, è uno dei primi atti avanzati per l’accelerazione della privatizzazione della sanità pubblica – scrivono congiuntamente le sezioni di Jesi, Chiaravalle, Fano e Pesaro, Ancona – Un percorso che non è solo opera del PD a livello regionale, ma che vede coinvolte istituzioni, sindacati, partiti e associazionismo professionale in varia misura da almeno un quarto di secolo a questa parte».

Secondo i gruppi anarchici, che non sono i primi a contestare la proposta di legge, il modello pubblico «è ormai scomparso da tempo nella chiusura dei piccoli ospedali, nella contrazione delle assunzioni di personale, nel super-ticket e nelle lunghe attese nei Pronto soccorso, nell’Intramoenia e nelle lunghe liste di attesa per la diagnostica. La Regione Lombardia, a guida leghista, ha fatto un passo avanti, riformando la sanità locale e chiamando in causa un gestore “altro” che possa prendere in carico un terzo della popolazione, quella affetta da patologie croniche. Multinazionali con sede a Dubai già hanno iniziato a candidarsi. Le Marche in questo si allineano ad una politica nazionale e le varie levate di scudi in atto, in molti casi assumono la valenza della strumentalità, specie da quelle forze politiche che hanno sempre aperto la porta al mercato privato. Nei fatti una buona parte dei posti letto pubblici del passato è stata trasformata in posti letto della sanità privata, letta in termini di cronicità, seguita dalla residenzialità privata. Infine poi ci sono quelle corporazioni che urlano da una parte a difesa del pubblico, mentre aprono la porta al welfare aziendale in altre occasioni».

Le contestazioni, nello specifico, riguardano una «proposta di legge della Regione Marche scellerata, ma qualsiasi battaglia di opposizione che venga chiamata a raccolta deve avere tra i punti di rivendicazione: la garanzia del mantenimento e del potenziamento dell’universalismo sanitario, dell’equità sociale e del diritto all’accesso ai servizi senza dover rincorrere un posto letto in giro per la regione, o pagare un esame arricchendo ulteriormente i soliti baroni; la tutela sindacale dei lavoratori, contro ogni precarizzazione occupazionale o taglio salariale; le garanzie ambientali, dato che ogni volta che c’è il mercato e la voglia di profitto, le scelte liberiste e private vanno sistematicamente in direzione di uno sfruttamento e di una devastazione territoriale senza rimedio; 4) se il rapporto pubblico-privato è inattaccabile (nulla è per sempre), non si deve in alcun modo aprire alla voracità di mutue, enti inutili, assicurazioni di vario tipo (il cosiddetto secondo pilastro) che sarebbe devastante per l’universalismo della sanità italiana. Lungo la declinazione chiara e irrinunciabile dei punti elencati si potrà dispiegare una campagna di lotta partecipata a difesa della sanità pubblica, per non lasciare da soli lavoratori, malati, famiglie, persone che hanno bisogni sociali e sanitari disattesi sistematicamente dalle istituzioni».