“Settimana  Europea degli Antibiotici”, al Carlo Urbani una giornata dedicata alla corretta informazione

«La resistenza agli antibiotici è in continuo aumento e rappresenta un importante problema di Sanità Pubblica» spiegano i medici coinvolti

L'ospedale
L'ospedale "Carlo Urbani"

JESI – Ospedale Carlo Urbani in prima linea per una corretta informazione sull’uso di antibiotici. L’iniziativa si terrà il prossimo 15 novembre al secondo livello, nei pressi della portineria, del nosocomio jesino.

«La resistenza agli antibiotici è in continuo aumento e rappresenta un importante problema di Sanità Pubblica. La causa principale di questo fenomeno risiede nell’uso scorretto, eccessivo e spesso
improprio di questi farmaci». A  lanciare l’allarme sono gli operatori del Carlo Urbani, la dottoressa Virginia Fedele, il Direttore del Rischio Clinico Marco Candela e la dottoressa Anna Maria Schimizzi Dirigente Medico Infettivologo dei Medicina Interna. Allo scopo di dare una corretta e puntuale informazione, e nell’ambito della “Settimana  Europea degli Antibiotici”, sarà allestito in ospedale uno spazio espositivo al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica e il personale sanitario su un tema così importante.

Dalle ore 9 alle ore 16 circa, chiunque potrà ricevere informazioni, ed un opuscolo informativo, direttamente dal personale medico della Medicina Interna di Jesi presente. «Gli antibiotici sono farmaci che servono per trattare le infezioni batteriche che possono colpire ognuno di noi – spiegano gli organizzatori – La resistenza a un antibiotico significa perdita dell’efficacia dello stesso nei confronti delle infezioni che così
non potranno più essere adeguatamente trattate; i farmaci resistenti, infatti, non verranno in futuro facilmente sostituiti da altri nuovi, in quanto si prevede che verranno immessi  in commercio nel prossimo futuro solo un numero limitato di nuovi antibiotici. Quella dell’antibiotico-resistenza è una vera sfida per
questo secolo: prescrizioni inappropriate, l’uso dell’automedicazione e largo impiego degli antibiotici negli
allevamenti degli animali concorrono allo sviluppo di questa piaga assistenziale».

medicineIn Europa la situazione è allarmante, ed ancor di più in Italia dove, secondo quanto rilevato dall’Istituto Superiore di Sanità, la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate e le previsioni future non sembrano confortanti. «Ogni anno dal 7% al 10% di pazienti ricoverati in ospedale presenta un’infezione con batteri multi resistenti, con una mortalità che coinvolge  4.500 -7000 casi  – si legge in una nota dell’Ara Vasta 2 – Si stima che nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche da germi multi resistenti possano causare circa 10 milioni di morti, superando i decessi per tumore, diabete o incidenti stradali. Per contrastare tale fenomeno si sono attuati programmi di Stewardship  antibiotica che ogni ospedale dovrebbe adottare: sono programmi di interventi diretti all’orientamento e al monitoraggio dell’uso degli antibiotici in ospedale, attraverso un approccio sistematico supportato dall’evidenza per ottenere un utilizzo giudizioso dei farmaci. E, a tal proposito, il GISA (Gruppo Italiano per la Stewardship antimicrobica) ha presentato al Ministero della Salute un decalogo finalizzato al corretto uso degli antibiotici e al contrasto dell’antibiotico resistenza in Italia». Tra i punti in esame spicca l’importanza della copertura vaccinale, che deve essere migliorata soprattutto nei gruppi a rischio e negli over 65, l’ottimizzazione dell’impiego di antibiotici in sala operatoria e la priorità nell’assistenza sanitaria del controllo delle infezioni.

Uso appropriato dei farmaci e evitar il “fai da te”: «Bisogna sapere che gli antibiotici, necessari ed efficaci per combattere infezioni batteriche, se vengono utilizzati quando non servono, per esempio in caso di un semplice  raffreddore o di  influenza causati da virus, non solo non hanno alcun effetto, ma possono accelerare la comparsa e la diffusione di batteri resistenti. E’ fondamentale quindi  non ricorrere agli antibiotici senza  aver prima consultato il medico curante o il pediatra».