Mancati rimborsi per esami e visite mediche, Cittadinanzattiva e Tribunale per i Diritti del Malato alzano la voce

Le due associazioni si fanno sentire contro la regione Marche. Oggetto del contendere, esami e visite effettuate dai medici in regime di intramoenia, dunque con un ticket più elevato

FABRIANO – Mancati rimborsi ai cittadini per prestazioni sanitarie in regime di intramoenia (la libera professione dei medici svolta in ospedale), dura nota congiunta a firma della Segretaria regionale di Cittadinanzattiva Marche Monia Mancini, del Coordinatore dell’Assemblea di Cittadinanzattiva Ancona Gianni Torresan, del Coordinatore del TDM di Jesi Pasquale Liguori e del Coordinatore del TDM di Fabriano Ernesto Barocci. Destinataria degli strali, la Regione Marche.

«Il 28 luglio dello scorso anno rendevamo noto ai cittadini marchigiani che, a seguito della nostra richiesta formale, si era costituito, presso la sede della Agenzia Regionale Sanitaria della Regione Marche, un tavolo di confronto  sulla questione dei rimborsi, previsti dal decreto legislativo 124/1998, della maggior somma pagata da parte del cittadino, rispetto alla quota ticket, nel caso di accesso tramite intramoenia alla prestazione diagnostica o specialistica che il servizio sanitario regionale non è stato in grado di garantire nei tempi massimi di attesa previsti», l’incipit della nota stampa.

Il primo incontro con l’Ars Marche «ci aveva fatto ben sperare che si potesse gestire la questione dei rimborsi a livello regionale con l’individuazione di un percorso condiviso e soprattutto con l’individuazione delle risorse economiche da destinarsi ad un fondo che doveva essere costituito ad hoc per la liquidazione dei rimborsi, suggerendo peraltro  di utilizzare, per la costituzione di detto fondo, le somme (almeno in parte) versate alle aziende sanitarie ed ospedaliere dai medici che svolgono attività in intramoenia (il cosiddetto Fondo Balduzzi) e precisamente il 5% dei loro compensi derivanti dalla libera professione».

Ma, invece, da allora, «tutto tace da parte della Regione, nonostante ulteriori solleciti. Tutto ciò ci fa ritenere che, ancora una volta, ci eravamo illusi che con l’Istituzione regionale si potesse dialogare al fine di fornire risposte al cittadino su una questione che vede ancora una volta i pazienti mettere mano alla propria tasca per poter avere una prestazione sanitaria garantita dalla nostra Costituzione», il duro j’accuse.

Seguito, in conclusione, da un velato avvertimento. «In considerazione che il TDM continua a ricevere richieste di rimborso, confidando sempre in un positivo riscontro da parte della Regione, dell’Ars Marche, in una ripresa delle attività del tavolo, ci si riserva di valutare ulteriori strade, non esclusa quella legale, a tutela dei diritti dei cittadini, nel caso specifico di un diritto sancito da un’apposita legge».