Da Jesi a Chiaravalle, sul biodigestore si chiede chiarezza

Sull'impianto si aprono molti fronti: quello del Comitato Cittadino "No Jesi pattumiera delle Marche" e quello del gruppo consiliare Chiaravalle Domani

Coppetella
La zona della Coppetella di Jesi

JESI – Molti i fronti aperti sul biodigestore, l’impianto di trattamento dei rifiuti organici che potrebbe sorgere alla Coppetella di Jesi, territorio vicino a Chiaravalle da dove sono arrivate perplessità.

L’assessore all’ambiente del Comune di Jesi, Cinzia Napolitano, è recentemente intervenuta ribadendo la massima chiarezza da parte dell’amministrazione cittadina (leggi l’articolo) ma non ha convinto i membri del comitato cittadino “No Jesi pattumiera delle Marche” che spiega «l’amministrazione Comunale avrebbe dovuto organizzare Assemblee pubbliche per portare a conoscenza della cittadinanza le intenzioni che l’amministrazione aveva maturato relativamente alla realizzazione di un impianto di gestione dei rifiuti a Jesi. I cittadini non vanno cercati solo al momento del voto, le decisioni importanti, come quella di fare una centrale da 100mila tonnellate per i rifiuti di due province vanno condivise e non fatte subire alla cittadinanza».

Il Comitato ricorda che alla Coppetella c’è già una centrale a biomassa «che “brucia” il gas prodotto per rivenderlo all’Enel. La stessa Napolitano ha incontrato il comitato di quartiere per affrontare i problemi che la centrale stava creando ai residenti. Ricorda quando segnalammo casi di vomito, bruciore agli occhi e odori acri e nauseabondi? Altre due, ugualmente concepite, sono presenti a Polverigi e a Castelbellino e quindi lungo la vallata dell’Esino. Infine crediamo che lei sappia, essendo componete dell’ Ambito Territoriale, che alla discarica di
Moie è stato concesso di continuare a ritirare i rifiuti speciali, tra cui “amianto”. Se poi dobbiamo sentirci dire che l’Api di Falconara è lontana, allora cadiamo proprio nel ridicolo».

Il Comitato cittadino entra nel merito: «L’area a Elevato Rischio Ambientale (AERCA), così come delimitata dalla Regione e dall’UE, arriva a Chiaravalle e si spinge fino a lambire i confini del comune di Jesi, perchè i tecnici hanno condiviso che i fumi e le emissioni non possono essere considerati e valutati entro i confini comunali ma, appunto, in un area vasta che tenga conto di un intero territorio e di tutte le comunità che in essa vivono».

La questione sta creando dibattito anche a Chiaravalle dove Rifondazione si è già espressa in maniera critica (leggi l’articolo) e a cui risponde il gruppo di maggioranza Chiaravalle Domani:  «Mancano informazioni precise su tutto il progetto, dalle dimensioni alla tipologia di attività che vi saranno svolte e quindi anche all’eventuale inquinamento che si potrebbe generare, al tipo di investimento (tutto privato o anche pubblico?) e al tipo di energia che verrà prodotto. Nessuna decisione definitiva è stata presa. Occorrerebbero quindi informazioni necessarie per valutare la proposta avendo come punto di riferimento la tutela degli interessi dei cittadini, partendo da uno dei capisaldi del nostro programma di mandato, la tutela dell’ambiente in un’area già definita ad elevato rischio di crisi ambientale (AERCA)».

L’amministrazione cittadina garantisce di voler monitorare «la qualità del progetto e gli effetti che potrebbe avere l’impianto nel caso in cui venisse davvero realizzato» e assicura di voler dialogare con il Comune di Jesi. «Ci preoccupa – conclude Chiaravalle Domani – l’impatto sulla qualità dell’aria e l’incremento del traffico per il trasporto dei rifiuti organici che rischia di coinvolgere direttamente il nostro Comune. Vogliamo, inoltre, capire se la costruzione di questo impianto porterà alla riduzione della tariffa che i cittadini pagano per lo smaltimento dei rifiuti».