Jesi inaugura la “nuova” scuola Paolo Borsellino: «La conoscenza sconfigge la mafia»

Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato da Cosa Nostra, e Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta da cinque anni, hanno incontrato gli studenti dell'ex istituto Savoia, prima del "taglio del nastro" all'Arco Clementino

JESI – “Scuola Secondaria di I° Grado Paolo Borsellino, già Duca Amedeo di Savoia”. È quanto recita la nuova targa affissa accanto all’Arco Clementino, scoperta oggi pomeriggio da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato assassinato da Cosa nostra, e idealmente da Paolo Borrometi, giornalista che vive sotto scorta ormai da cinque anni. Accanto a loro, gli alunni della “Borsellino”, gli insegnanti, i vertici delle forze dell’ordine, dell’Ufficio Scolastico regionale, i semplici cittadini.

Una lunga celebrazione, organizzata dall’Istituto Comprensivo Lorenzo Lotto in collaborazione con il gruppo Agende Rosse di Ancona, avviata ieri sera al palazzetto dello sport di via Tabano e conclusa, appunto, attorno alle ore 17 odierne in Corso Matteotti. Passione e determinazione sono stati i due sentimenti prevalenti, veicolati fortemente dal giornalista Borrometi che questa mattina (4 dicembre) ha incontrato gli studenti delle scuole jesine all’Ubi Banca Sport Center (poi è dovuto partire con urgenza per Roma causa imprevisto legato alla sua attività d’inchiesta).

Autore del libro “Un morto ogni tanto”, Borrometi prende spunto nel titolo dalle intercettazioni con cui Cosa Nostra ordina di eliminare chi si interessa dei suoi affari per denunciarli. Chi indaga è proprio il giornalista siciliano: «Dalla filiera agricola del pomodoro pachino, che arriva sulle tavole di tutta Italia, alla compravendita di voti: questo racconto nel libro. Storie di caporalato, di sfruttamento della trattativa tra stato e mafia che non si è affatto conclusa. Sono da cinque anni sotto scorta, dopo aver subito un’aggressione che ha minacciato la mia vita. Vivo con la paura ogni giorno, la mia libertà è limitata ma non mi farò fermare».

Un lungo applauso ha seguito l’intervento del giovane giornalista che ha lasciato la parola a Borsellino: «Il mio impegno è quello di portare avanti la voce dei miei fratelli Rita e Paolo. È importantissimo parlare ai ragazzi». Presenti, oltre ai docenti e ai dirigenti scolastici, anche l’assessora Marisa Campanelli e il generale dei carabinieri Angiolo Pellegrini comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985.

Al taglio del nastro erano presenti, tra gli altri, i Comandanti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, il Prefetto, Antonio D’Acunto, i vertici del tribunale.