Terapia ACT, il dolore si riduce se lo accetti

La terapia ACT si è dimostrata efficace nel trattare il dolore cronico. Al contrario di molte psicoterapie, non punta a combattere il dolore ma a gestirlo in modo diverso. Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta Lucia Montesi

Lucia Montesi
Lucia Montesi

Nell’articolo precedente ci siamo occupati delle cause psicologiche del dolore cronico. Oggi approfondiamo uno degli interventi psicologici che si è dimostrato efficace nel trattamento del dolore cronico, indipendentemente dalle sue cause organiche o psicologiche.

Esistono diversi tipi di trattamenti efficaci che spaziano dall’EMDR, particolarmente adatto in caso di cause traumatiche del dolore, ai diversi tipi di psicoterapia che lavorano sugli aspetti emotivi, cognitivi  e comportamentali del dolore, ad approcci come le tecniche di rilassamento, l’ipnosi o il biofeedback che mirano specificamente al controllo e riduzione del dolore.

Nel mio lavoro di psicoterapeuta, amo utilizzare in particolare un tipo di psicoterapia che pur non puntando direttamente al controllo del dolore, permette in modo indiretto di ottenerlo, ma all’interno di un lavoro più ampio. Si tratta della psicoterapia ACT, Terapia dell’Accettazione e dell’Impegno nell’Azione, un approccio validato per diversi tipi di disturbi.

“Accettazione” ha un significato particolare, significa piena consapevolezza di quanto accade nel momento presente. Accettare un nostro stato d’animo o un pensiero anche sgradevole, o una sensazione fisica dolorosa, significa non scacciarla, permettere che si manifesti, osservarla, ma con un certo distacco ottenuto attraverso appositi esercizi.

Ma mentre accettiamo il dolore che inevitabilmente accompagna la nostra vita, la psicoterapia ACT aiuta a impegnarci per avere un’esistenza per noi significativa, a perseguire i valori che per noi rendono la vita degna di essere vissuta: ciò che per noi conta, come vogliamo comportarci, come vogliamo relazionarci agli altri, che qualità vogliamo avere. Comunemente, quando soffriamo emotivamente o fisicamente, ci lasciamo catturare dalla sofferenza e mettiamo in sospeso tutto il resto, rimandiamo ciò che per noi è importante a dopo, a quando staremo meglio. L’ACT aiuta invece a non attendere, non solo per una migliore qualità di vita, ma perché mentre siamo impegnati nel costruire la vita che vogliamo nonostante il dolore, come effetto indiretto accade che i sintomi si attenuino o scompaiono.

La psicoterapia ACT ribalta quindi la prospettiva della maggior parte delle psicoterapie occidentali, che mirano all’eliminazione o alla riduzione della sofferenza  e dei sintomi. L’ACT invece intende aiutare la persona a vivere una vita piena e significativa nonostante i sintomi e la sofferenza. Si basa sull’idea che la sofferenza sia in gran parte fuori dal nostro controllo volontario, ma che noi possiamo evitare di amplificarla – come spesso facciamo – imparando a gestirla in modo che ci influenzi di meno. Lo scopo non è ridurre il dolore o i pensieri negativi che associamo ad esso, ma imparare a gestirli in un modo diverso. L’aspetto interessante è che, anche se lo scopo non è eliminare il dolore ma accettarlo, accade quasi sempre che in realtà il dolore scompare o si riduce molto. Ma è proprio il fatto di essere accettato, che lo fa ridurre. Se si usano queste tecniche con lo scopo di eliminarlo, senza passare attraverso l’accettazione, non funzionano!

Normalmente, di fronte a pensieri ed emozioni sgradevoli o al dolore fisico, cerchiamo di combattere, di scacciarli, di evitarli. Nel caso del dolore fisico possiamo farlo con i farmaci, o cercando di rilassarci, o di distrarci pensando ad altro, o bevendo alcol, o ancora facendo meditazione o in tanti altri modi. Possiamo poi evitare le situazioni o le attività in cui il dolore o l’ansia o il disagio si manifestano. Se i metodi che usiamo funzionano, tutto bene. Il problema è quando non funzionano, oppure ci creano a lungo termine un danno o limitano troppo la nostra vita. Inoltre, è dimostrato che quando cerchiamo di scacciare certi pensieri, questi tornano più intensi e frequenti. In tutti questi casi, può essere più utile l’approccio dell’ACT, che invita a non lottare contro le esperienze sgradevoli ma lasciare che si manifestino, adottando però un certo distacco cognitivo attraverso gli esercizi di defusione cognitiva. Defusione significa prendere le distanze da ciò che sperimentiamo, senza esserne travolti. La defusione si realizza in gran parte fermandosi a osservare con piena consapevolezza ciò che ci sta accadendo, come se una parte di noi fosse spettatrice dell’altra parte che pensa o prova emozioni. Nel caso del dolore fisico, osservarlo significa fermarsi a sentire dove si localizza, se è profondo o superficiale, se continuo o intermittente, immaginandolo come fosse un oggetto, ecc. Durante questi esercizi di mindfulness (pratica della consapevolezza) è dimostrato che si attivano le aree cerebrali che controllano il dolore e si ottiene un riduzione del dolore.

Lo stesso esercizio si applica ai pensieri e alle emozioni che associamo al dolore («Di nuovo il dolore, non passerà mai», «La terapia non funziona», «Non avrò mai una vita serena», «Non potrò fare quello che mi piace», «Sono un debole se non sopporto il dolore», e emozioni di rabbia, paura o tristezza), lasciando che arrivino, senza scacciarli, ma osservandoli o usando altre tecniche che permettono di distaccarsene e non farsi catturare completamente. Venendo meno molti dei pensieri negativi che associamo al dolore, automaticamente il dolore percepito si riduce.

Inoltre, l’impegno a portare avanti nel frattempo, nonostante il dolore, una vita ricca e dotata di senso per noi, permette una condizione di appagamento che riduce lo stress, l’ansia e la depressione, che di per sé favoriscono l’insorgenza e il  mantenimento del dolore cronico.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Tel. 339.5428950