Tavolo Confindustria-Ubi per il credito alle imprese

Annunciata a Jesi la nascita di un tavolo mensile di confronto tra vertici regionali dell'associazione degli industriali e l'istituto di credito per garantire capitali alla ripresa e ai progetti meritevoli

L'incontro a Jesi tra Confindustria Marche e Ubi Banca
L'incontro a Jesi tra Confindustria Marche e Ubi Banca

JESI- Prenderà il via a gennaio un tavolo mensile di lavoro tra Confindustria Marche e Ubi Banca per garantire credito alle imprese delle Marche, e in particolare «Per dare una spinta a quei buoni progetti che non hanno le gambe per camminare da soli».

Lo hanno annunciato oggi a Jesi, presso il centro direzionale Esagono, il presidente degli industriali marchigiani Bruno Bucciarelli e Nunzio Tartaglia, direttore della macroarea Marche-Abruzzo di Ubi, nell’ambito di un convegno sull’economia regionale ed il nuovo ruolo dell’istituto credito bergamasco dopo l’incorporazione della ex Banca Marche. Si tratterà – hanno spiegato – di «incontri di vertice, per analizzare congiuntamente casi meritevoli di sostegno, per dare una spinta ai progetti di qualità, ma anche per segnalare disservizi nell’erogazione del credito e per mettere a disposizione delle buone idee una rete solida di finanza e di servizi».

Dare credito alle imprese delle Marche è stato il tema centrale del convegno, promosso congiuntamente da Confindustria e Ubi partendo da un’analisi attenta della fase congiunturale dell’economia locale e da una ripresa che nelle Marche procede a passo di lumaca rispetto alle altre regioni d’Italia. «Partiamo dalla costatazione che questa regione sta ripartendo più lentamente, rispetto al resto d’Italia siamo indietro e c’è da recuperare un gap del 3% del PIL – ha detto Bruno Bucciarelli – Sono molte le cause che sono venute al pettine di questa faticosa risalita, non ultimo il sisma, ma anche la scarsa digitalizzazione delle nostre imprese, la bassa internazionalizzazione, la formazione che va incentivata di più». Quali azioni per agganciare la ripresa? Le proposte sono state portate da Confindustria all’attenzione del presidente della Regione Marche, Ceriscioli, lo scorso 1 dicembre: innanzitutto, ha detto Bucciarelli «Ci sono delle priorità infrastrutturali, centrale il ruolo di Aeroporto, Interporto e del Porto di Ancona, e anche l’ammodernamento delle reti e delle infrastrutture nell’area del cratere sismico e nell’intera regione». E poi, ancora e soprattutto, «Si può e si deve puntare su una ricostruzione qualificata ed innovativa delle zone colpite dal terremoto, puntando sulle imprese virtuose che possono diventare modello per tutte le altre». Accelerare il processo di «internazionalizzazione delle nostre aziende» è un altro dei temi che Confindustria intende mettere al centro dell’agenda della regione e dei principali soggetti creditizi del territorio: «Il mercato interno non è più sufficiente a sostenere la crescita, occorre cercare altri mercati per il nostro Made in Marche che è sempre più apprezzato nel mondo». Ultimo, ma non ultimo, l’aspetto del credito: «Le Marche – ha detto il presidente di confindustria – hanno sofferto più di tante altre regioni della crisi del sistema bancario, e in particolare della crisi di Banca Marche. C’è da ricostruire la fiducia tra banche e territorio; senza banche non facciamo impresa».

E sulla crisi della ex Banca Marche, uno dei tre istituto di credito in liquidazione acquisiti da Ubi, è tornato a parlare Nunzio Tartaglia, responsabile della Mat Marche-Abruzzo. «Ubi banca come sommatoria di Banca Popolare di Ancona e Banca Marche-Carilo è un soggetto nuovo nelle Marche che nasce lo scorso ottobre – ha ricordato – La crisi Banca Marche inizia a fine 2012, l’intervento Ubi è di inizio 2017, in questo lasso di tempo si sono cercate ‘enne’ soluzioni che non sono venute fuori perché in una situazione di crisi pesanti le tre banche in liquidazione avevano negli anni precedenti completamente perduto l’equilibrio tra costi e ricavi, generando su base annua uno scarto di 150 milioni di euro. Questo ha scoraggiato molti soggetti dal rimettere in equilibrio la situazione; sia Unicredit che Montepaschi erano impegnati in importanti operazioni di salvataggio, per cui la scelta è ricaduta su Ubi unico soggetto potenzialmente in grado di garantire la messa in sicurezza di queste banche».

«Confidiamo nella piena integrazione operativa tra Ubi e ex Banca Marche-Carilo entro gennaio. La fusione è stata un’operazione complessa – ha ribadito Tartaglia – che porta due vantaggi per le Marche: da un lato ha evitato la liquidazione della principale banca del territorio, dall’altro offre a circa 500 mila clienti della ex Bm i capitali e i servizi di Ubi».
Dal lato degli svantaggi, Tartaglia non ha nascosto «Possibili riduzioni di credito ad un 20% di clienti a medio rischio legati a finanziamenti di entrambe le banche. In questo caso, e anche per il 10% di clienti ad alto rischio, non è detto che 1+1 porterà 2; valuteremo caso per caso». «Per il resto – ha aggiunto – abbiamo tutto l’interesse a prestare più denaro possibile alla clientela a basso rischio per generare ricavi: secondo i nostri calcoli si tratta di un 70% di casi storicamente legati ad Ubi e Bm, per loro la somma di 1+1 potrebbe essere maggiore di 2 se i capitali saranno indirizzati verso progetti di qualità e buone idee».