Quattro giovani di Fabriano a Bruxelles per il meeting Fosdem

Luca Ferroni, Francesco Coppola, Riccardo Serafini e Costin Dragoi hanno partecipato all'incontro europeo degli sviluppatori di Software Libero e Open Source tenutosi nella capitale belga

Luca Ferroni, Francesco Coppola, Riccardo Serafini e Costin Dragoi

FABRIANO – Trasferta belga per l’azienda beFair di Fabriano, che valorizza i giovani talenti dell’associazione PDP. Una delegazione è, infatti, volata a Bruxelles per partecipare al Fosdem, il meeting europeo degli sviluppatori di Software Libero e Open Source, svoltosi nei giorni scorsi.

Luca Ferroni, Francesco Coppola, Riccardo Serafini e Costin Dragoi, cosa è il Fosdem?
«Il software libero è una licenza che garantisce la libertà di riutilizzo del codice sorgente per qualsiasi scopo, anche commerciale. Viene utilizzato da sviluppatori di tutto il mondo per creare progetti collaborativi che poi vengono usati dalle piattaforme di cui ci serviamo tutti i giorni (Facebook, Instagram, Netflix, …). A questa conferenza partecipano i migliori programmatori provenienti da tutto il mondo. Con un fitto programma di talk dalla durata di 20 minuti ognuno, vengono presentate le ultime tecnologie e novità del panorama dello sviluppo software, attraverso sale tematiche che attraversano tutte le branche dell’informatica: privacy, sicurezza, database, sviluppo di app e linguaggi di programmazione. Durante le pause, nei corridoi e nelle caffetterie, la comunità si incontra e si conosce, dando vita a opportunità lavorative e progetti no-profit».

Quale aspetto vi ha colpito maggiormente?
«Il nostro intento era di assimilare più informazioni possibili in modo tale da comprendere e incrementare ulteriormente le conoscenze riguardo questo mondo e la capacità di contribuirvi da partecipanti attivi oltre che sensibili alla tematica. Sicuramente l’aspetto che ci ha colpito maggiormente è l’evoluzione di questo settore. In pochi anni si stanno sviluppando tecnologie che fino a qualche decennio fa sembravano irrealizzabili e invece ora ci appaiono concretamente davanti agli occhi e hanno un’accessibilità tale che le rende davvero proponibili a un vasto pubblico di developers e users. Ciò che colpisce allo stesso modo è la licenza con cui vengono rilasciati determinanti applicativi software. Sono un bene comune e seguono una filosofia e un ideale ben preciso che li rende fruibili e migliorabili da chiunque e ciò li rende potenzialmente devastanti. Abbiamo assistito anche a un meraviglioso talk esposto da un ingegnere di Netflix che ci ha mostrato l’infrastruttura telematica che è dietro al colosso americano e che usa software libero. Abbiamo incontrato gli attivisti del progetto TOR: una rete di nodi (router) che garantisce l’anonimato in rete, usato per accedere ad Internet in paesi dove vige la censura e da giornalisti di tutto il mondo per ricevere soffiate tutelando l’anonimato di chi rivela le informazioni».

Cosa riporterete a Fabriano?
«Torniamo sicuramente da questa esperienza con un bagaglio pieno di conoscenze che possiamo diffondere e soprattutto applicare nella nostra realtà lavorativa, hobbistica o di studio. Speriamo che queste conoscenze possano essere raggiunte da chiunque, in modo tale da “spargere” la voce su questo mondo che ha davvero bisogno di far sentire la propria voce in un panorama di multinazionali che perseguono lo scopo di un arricchimento personale dimenticando troppo spesso l’etica di una comunità unita quale l’umanità. Ora sappiamo cosa vuol dire fare un fork di un sistema operativo, ora sappiamo cosa vuol dire usare la crittografia per la pace, ora sappiamo cosa vuol dire sapersi proteggere da attacchi di pirati informatici (crackers), ora sappiamo perché del software libero se ne parla all’Università libera del Belgio sotto i cartelloni Liberté, Egalité e Fraternité».