Vinicio Marchioni in “Uno zio Vanja”: «Vi racconto la mia ossessione per Cechov»

Attore e regista nel capolavoro in scena sabato 26 gennaio al Teatro Gentile di Fabriano, ci racconta lo spettacolo dalla gestazione al palcoscenico e il suo grande amore per il drammaturgo russo: «Riesce ancora a fare una carezza sull’animo di ciascuno di noi»

Vinicio Marchioni e Francesco Montanari in "Uno zio Vanja"

FABRIANO – «La mia ossessione per Anton Cechov è iniziata cinque anni fa – racconta l’attore romano Vinicio Marchioni -. L’idea iniziale era di provare a mettere in scena “Zio Vanja”, “Tre sorelle” e “Il giardino dei ciliegi”, poi ho deciso di concentrarmi solo sul primo, perché mi sembrava che questo testo parlasse di me, allora quarantenne, e che quella piantagione russa di fine Ottocento raccontata nel testo assomigliasse tanto al nostro paese di adesso».

Da martedì l’attore romano è a Fabriano con tutta la compagnia proprio per riallestire (dopo le quarantatré fortunate repliche dell’anno scorso) “Uno zio Vanja”, tratto dal capolavoro del drammaturgo russo, che andrà in scena sabato 26 gennaio al Teatro Gentile (ore 21), all’interno della stagione 2018/19 curata dall’Amat. 

Il cast di “Uno zio Vanja” al Teatro Gentile con Gilberto Santini (direttore Amat) e due assessori del Comune di Fabriano

Fra una prova e l’altra, c’è il tempo per parlare un po’ dello spettacolo. Partendo appunto dalla gestazione.

«Con Milena Mancini abbiamo scritto la prima versione di “Uno zio Vanja” – prosegue Marchioni – sostituendo il piano dell’ambientazione: dalla piantagione ottocentesca ad un vecchio teatro della provincia italiana. L’idea sembrava funzionare. Ma non me la sono sentita di andare più in là, forse proprio per timore reverenziale di Cechov. Poi, insieme a Letizia Russo, l’adattamento si è concretizzato: protagonista è una famiglia che amministra un teatro di provincia, che fa fatica ad andare avanti per i problemi prodotti dal terremoto».

Marchioni va avanti, spiegando perché c’è ancora bisogno di Cechov. «A me ha insegnato la consolazione e la compassione, ti dice che una speranza “ci deve” essere – è il suo pensiero -. E lo fa sempre adottando una delicatissima umanità. In un periodo come oggi, questo autore riesce a fare una carezza sull’animo di ciascuno di noi».

Al fianco di Marchioni, sul palcoscenico, altri sette attori di assoluto livello come Francesco Montanari (ricomponendo quindi il duo “Libano” e “Freddo” di “Romanzo Criminale”), Lorenzo Gioielli, Milena Mancini, Nina Torresi, Alessandra Costanzo, Nina Raia e il marchigiano Andrea Caimmi. Le scene sono di Maria Crisolini Malatesta, i costumi di Milena Mancini e Concetta Iannelli, le luci di Marco Palmieri e – particolarità rispetto all’originale – le musiche di Pino Marino. 

Per Vinicio Marchioni, dicevamo, la prima regia in uno spettacolo così impegnativo. «Io credo che il regista debba fare solo da tramite fra autore, attori e pubblico – dice in proposito – cercando di comunicare alcuni temi».

E l’idea originaria di mettere in scena, oltre allo “Zio Vanja”, anche “Tre sorelle” e “Il giardino dei Ciliegi”? «È un progetto ancora in essere – conclude Vinicio Marchioni -: sono romano, con origini del sud, quindi ho la testa dura: non so quando, ma credo che ci riuscirò».

Nel frattempo, “Uno zio Vanja”, sabato 26 gennaio al Teatro Gentile di Fabriano, ore 21. Info e biglietti: 0732 3644.