A scuola di teatro con Toni Servillo, in scena allo Sperimentale con “Elvira”

Lo spettacolo, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano e Teatri Uniti, andrà in scena in Ancona fino all'11 marzo, in esclusiva regionale. Servillo, con le riflessioni di Jouvet, mostra la nobiltà del mestiere di recitare

Toni Servillo e Petra Valentini in "Elvira"

ANCONA – Un apologo del teatro, del mestiere dell’attore e della sua missione civile, con il solo sostegno del corpo, della voce e della presenza degli attori, perché il pubblico conosca la fatica, il dolore, la tensione che si provano affrontando il palcoscenico. In “Elvira”, un maestro e un’allieva si incontrano in un teatro chiuso per creare un nuovo personaggio e, trent’anni dopo Strehler, con Toni Servillo le riflessioni di Jouvet sul teatro e sul personaggio ritrovano nuovamente la stessa stringente attualità.

Fino all’11 marzo Toni Servillo presenterà, in esclusiva regionale, al teatro Sperimentale, Elvira da Elvire Jouvet 40 in cui Brigitte Jaques trascrisse le Sette lezioni di Louis Jouvet a Claudia sulla seconda scena di Elvira nell’atto IV del “Don Giovanni” di Molière, tenute da febbraio a settembre 1940: un faccia a faccia tra il maestro e una sua allieva, Claudia, chiamata a recitare l’intenso e difficile ruolo di Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière, il momento in cui la donna cerca la salvezza per il suo antico amante. L’attore e regista napoletano interpreta Louis Jouvet ed è accompagnato sul palco dai giovani Petra Valentini (Claudia/Elvira), originaria di Ancona, Francesco Marino (Octave/Don Giovanni) e Davide Cirri (Lèon/Sganarello). La traduzione è di Giuseppe Montesano, i costumi di Ortensia De Francesco, le luci di Pasquale Mari.

Una scena di “Elvira”

La prima messa in scena ad Ancona dello spettacolo è stata il 3 marzo (per un totale di 8 repliche fino all’11 marzo) e ogni sera “Elvira” ha mostrato la nobiltà del mestiere di recitare ed è stata in grado di toccare il cuore degli spettatori. Era da tempo che Toni Servillo aveva in mente uno spettacolo su Elvire Jouvet 40. «Dopo anni in cui le riflessioni sul teatro e sul lavoro d’attore di Louis Jouvet mi hanno fatto compagnia nell’affrontare repertori diversi, da Molière a Marivaux, da Eduardo a Goldoni – confessa Servillo – mi è parso necessario che arrivasse il momento di un incontro diretto. Elvira porta il pubblico all’interno di un teatro chiuso, quasi a spiare tra platea e proscenio, con un maestro e un’allieva impegnati in un particolare momento di una vera e propria fenomenologia della creazione del personaggio. Un’altra occasione felice, offerta dalle prove quotidiane del monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière, consiste nell’opportunità di assistere a una relazione maieutica che si trasforma in scambio dialettico, perché il personaggio è per entrambi un territorio sconosciuto nel quale si avventurano spinti dalla necessità ossessiva della scoperta».

Lo spettacolo, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano e Teatri Uniti, è un’occasione importante per dimostrare, soprattutto ai giovani, la nobiltà del mestiere di recitare, che rischia di essere svilito in questi tempi confusi. «Louis Jouvet formula a proposito dell’attore la famosa distinzione comédien/acteur” – dichiara Toni Servillo – e dice precisamente che “il comédien è, per così dire, il mandatario del personaggio, mentre l’acteur delega se stesso personalmente. Il comédien esiste grazie allo sforzo, alla disciplina interiore, a una regola di vita dei suoi pensieri, del suo corpo. Il suo lavoro si basa su una modestia particolare, un annullarsi di cui l’acteur non ha bisogno”. Trovo il complesso delle riflessioni di Jouvet particolarmente valido oggi per parlare soprattutto ai giovani del mestiere d’attore».

Toni Servillo e Petra Valentini in “Elvira”

Elvira avvolge lo spettatore in un silenzio pervasivo in cui fa risuonare le parole, messe in luce dall’incisiva traduzione di Giuseppe Montesano, e il pubblico è in grado di intuire se l’interprete è capace di accedere alla ribalta, di spingersi oltre la linea di confine, oltre il recinto dell’esecuzione costruita unicamente sulla tecnica. Al termine dello spettacolo però la Seconda Guerra Mondiale con i suoi bombardamenti (il suono è di Daghi Rondanini) fa eco in teatro, nella sala dell’accademia parigina dove sono in corso le lezioni, costringendo Claudia ad allontanarsi dalla città, in quanto ebrea, e facendo maturare in Louis Jouvet l’idea di partire volontario in esilio, per non incorrere nella censura nazista e nelle brutture della guerra. Ma il seme del futuro è già stato gettato nella vitale trasmissione di sapere fra le generazioni.