Al teatro di Maiolati i VicoQuartoMazzini in “Sei personaggi in cerca d’autore”

Una compagnia di teatro indipendente e di under 35 per una originale rilettura di Pirandello. L'intervista al regista Gabriele Paolocà

lo spettacolo "Sei personaggi in cerca di autore" della compagnia VicoQuartoMazzini

MAIOLATI- Un grande classico riletto in chiave contemporanea – “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello – è lo spettacolo in scena mercoledì 6 marzo ore 21 al Teatro Spontini di Maiolati nell’ambito della stagione di prosa organizzata da Comune di Maiolati, Fondazione Pergolesi Spontini e Amat. Gli attori in scena sono Michele Altamura, Alice Conti, Simonetta Damato, Filippo Paolasini, Gabriele Paolocà.

Si tratta di uno dei titoli di maggior successo dei VicoQuartoMazzini, compagnia pugliese di under 35 tra le più attive nella nuova scena di teatro indipendente e che dal 2010 propone spettacoli rappresentati in festival e nei principali teatri nazionali. Guidata da Michele Altamura e Gabriele Paolocà, la compagnia si pone come scopo quello di scavare nelle assurdità dell’attualità, a volte attraverso intelligenti riscritture dei ‘giganti’ della letteratura e del teatro – da Skakespeare ad Ibsen a Dostoevskij – a volte scrivendo nuovi testi; tra le produzioni in tournée quest’anno sono “I fratelli Karamazov” che ha debuttato in prima nazionale lo scorso dicembre al Teatro Petruzzelli di Bari, e “Vieni su Marte” che è stato rappresentato, tra l’altro, a Roma Europa Festival.

In “Sei personaggi in cerca d’autore”, i VicoQuartoMazzini hanno ripreso una produzione di successo, nata nel 2015 ed oggi completamente rinnovata. «La prima novità è che nell’allestimento del 2015 firmavo solo la regia, ad anni di distanza ho sentito il bisogno di salire io stesso in palcoscenico nel ruolo di capocomico. Cambia inoltre la compagnia, e completamente rinnovata è anche la produzione» – racconta Gabriele Paolocà che di questo spettacolo è regista e protagonista.

«La nostra è una ricerca artistica continua – spiega Paolocà -. Una ricerca che si traduce anche nella sperimentazione di nuove formule produttive con realtà che consentano al teatro indipendente di crescere; con Atgtp associazione teatro giovani teatro pirata e compagnia Asini Bardasci abbiamo così realizzato un nuovo allestimento di Sei personaggi in cerca d’autore, e lo stiamo rappresentando in molti teatri delle Marche sia con recite serali che in appuntamenti riservati alle scuole».

Gabriele Paolocà in “Sei personaggi in cerca di autore” da Pirandello

Vi misurate spesso con i grandi classici della letteratura e del teatro. Perché?
«La scelta del classico è per noi la scelta di un’ala sotto cui mettersi per poter affrontare tematiche personali e che ci coinvolgono emotivamente. Sono testi che parlano di noi e della nostra quotidianità. Nel caso di “Sei personaggi in cerca di autore”, offriamo una visione non scontata dei classici temi pirandelliani (il teatro nel teatro, la crisi dell’io, il contrasto tra vita e forma), rendendo omaggio all’opera attraverso una chiave interpretativa che possa portare lo spettatore a riflettere su questi temi con un nuovo spirito e un rinnovato interesse».

Cosa cambia rispetto al testo originale?
«La prima cosa che salta agli occhi nel testo di Pirandello è l’abissale distanza che c’è tra la sua condizione e quella della compagnia degli attori con cui si relazionano i sei personaggi. Attraverso la noia e il cinismo con cui fa parlare gli attori, l’autore mette alla berlina un sistema tronfio di vizi e scarno di virtù, dove il suggeritore è incapace di suggerire, gli attori di recitare e il regista di imporre il proprio pensiero, dove l’uomo di teatro è paragonabile a un impiegato statale in attesa di finire il proprio turno di lavoro.

Nella nostra messa in scena, scompaiono attori e suggeritore e rimase solo la figura del capocomico. Come molti personaggi degli spettacoli di VicoQuartoMazzini, è un uomo colto in un punto di svolta; un uomo che non ha più una compagnia, che ha smesso di fare teatro per guadagnarsi ‘la pagnotta’ in una paninoteca ma che al teatro non riesce a smettere di pensare… Lo spettacolo inizia quando il capocomico guarda con rimpianto alla sua vita passata e decide di farla finita; a questo punto compaiono i sei personaggi pirandelliani abbandonati dal loro autore e che portano con sé un dramma doloroso, macchiato di sangue e vergogna. Chiedono al capocomico di rappresentare la loro storia e così facendo gli donano una nuova opportunità di trovare qualcosa che per lui abbia un senso, un’esistenza degna di essere vissuta».

Siete una compagnia di under 35, c’è voglia di teatro tra i giovani?
«C’è molto fermento, anche tra il pubblico. Affrontare un repertorio classico ci permette di incontrare spettatori di ogni tipo e di ogni età, tra cui molti adolescenti. Posso dire che c’è una grande aspettativa di un terreno fertile in cui i ragazzi possano sbocciare; negli occhi del giovane pubblico vedo entusiasmo e  curiosità, voglia di sentirsi comunità, di scoprire altri mondi e prospettive differenti».