La donna elettrica, commedia islandese atipica da vedere

Benedikt Erlingsson realizza un film fuori dagli schemi che coniuga impegno e divertimento

La donna elettrica
Immagine del film "La donna elettrica" (Foto: Teodora Film)

Impegno e divertimento in una commedia fuori dagli schemi. È questo La donna elettrica, film islandese applaudito alla Semaine de la Critique al Festival di Cannes, dal 13 dicembre al cinema con Teodora Film. La terra d’Islanda, così ancestrale e primitiva, così assoluta e traboccante, è lì a riempire gli occhi e a scuotere il cuore a ogni inquadratura. Ed è anche protagonista da difendere, in ogni modo. La sua paladina pronta a tutto in suo nome è una donna di mezza età come le altre, apparentemente pacifica e gioviale, che però segretamente percorre lande incontaminate con il suo arco pronta a sabotare le multinazionali che stanno devastando la sua splendida natura.

Il regista sceneggiatore è Benedikt Erlingsson, già autore di Storie di cavalli e di uomini, che nota una connessione tra i due film: «Si tratta di qualcosa di cui sono diventato davvero consapevole solo dopo aver ultimato La donna elettrica, ossia l’idea fondamentale che i diritti della Natura dovrebbero essere di fatto considerati allo stesso livello dei diritti umani. Dovrebbero essere protetti con forza in ogni costituzione e difesi da leggi internazionali. Tutti noi dobbiamo capire che la natura incontaminata ha un diritto intrinseco a esistere».

Halla, la protagonista de La donna elettrica interpretata dalla poliedrica Halldora Geirhardsdottir, è un’eroina solitaria e tenace, in forte connessione con la natura che è fonte d’ispirazione delle sue spericolate azioni di sabotaggio. Quando è in difficoltà Halla appoggia il viso sul manto erboso, come in ascolto, come per attingere forza. È mettendosi addosso il vello di un montone morto che evita di essere scoperta da un drone, nascondendosi tra le fessure di un ghiacciaio elude gli elicotteri delle forze dell’ordine, immersa nelle acque gelide e limpide scampa ai cani che la cercano, sormontata da pecore pelosissime sfugge alle ricerche dei poliziotti. Halla è determinata e consapevole dei rischi. Finché il buon esito di una richiesta d’adozione fatta quattro anni prima e il sopraggiungere di una bambina ucraina non scompaginerà i suoi piani rendendo ancora più difficile e coraggiosa ogni sua scelta.

Erlingsson ha nella bellezza sconvolgente della natura islandese un grande e facile supporto. Ma sa metterci del suo per rendere La donna elettrica un piccolo grande film da vedere e da consigliare con slancio. La colonna sonora è speciale: i musicisti, in abiti popolari islandesi, e il coro di donne ucraine in costume fanno apparizione fisica nel film. Accompagnano le fughe di Halla e il suo viaggio in Ucraina, in maniera sia solenne che giocosa. «La musica è un aspetto chiave del film, con una grande rilevanza drammatica», spiega il regista. «Gli antichi greci credevano che le persone creative fossero accompagnate da un daimon che ispirava delle buone idee e dava loro potere e coraggio: questo è anche il compito dei nostri musicisti e del coro delle tre donne ucraine nei riguardi dei Halla, ma anche del pubblico».