Al cinema i Moschettieri del Re, ma non della risata

Una commedia grossolana senza giusta misura, alleggerita ogni tanto dalla verve di Pierfrancesco Favino

Moschettieri del Re
Immagine del film "Moschettieri del Re" (Credits: Tullio Deorsola)

C’è poco da esser festosi, a Natale, per i film che propone in sala il cinema italiano. Se dal rinnovato connubio tra Christian De Sica e Massimo Boldi, Amici come prima, non ci si aspettava certo grandi cambiamenti di rotta sul piano della qualità, alcune attese erano riposte in due commedie dal cast intrigante, entrambe al cinema dal 27 dicembre: Moschettieri del Re – La penultima missione di Giovanni Veronesi mette insieme Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Sergio Rubini e Rocco Papaleo, La befana vien di notte di Michele Soavi ha come protagonista la principessa della comicità nostrana, Paola Cortellesi. Eppure, sono entrambi una delusione. Il primo dei due film fa più volte aggrottare le sopracciglia e scuotere la testa, scoordinato nella sua spavalda ma sguaiata guasconeria; strappa però qualche risata. Il secondo è più delicato e armato di buone intenzioni, ma quasi mai fa ridere.

Moschettieri del Re – La penultima missione sembra quasi farsi beffe del moschettieri francesi, spesso in maniera greve e grossolana.

Favino è D’Artagnan, Mastandrea è un Porthos smagrito, Papaleo è Athos, Rubini è Aramis. Oggi gli eroici moschettieri nati dalla penna di Dumas sono un allevatore di bestiame con un improbabile accento francese, un castellano lussurioso, un frate indebitato e un locandiere ubriacone. Per interessi personali o per amor patrio riprendono le spade in mano per essere di nuovo moschettieri. Cinici, disillusi e sempre abilissimi con spade e moschetti, saranno richiamati all’avventura dalla Regina Anna (Margherita Buy) per salvare la Francia dalle trame ordite a corte dal perfido Cardinale Mazzarino (Alessandro Haber), con la sua cospiratrice Milady (Giulia Bevilacqua). Affiancati nelle loro gesta dall’inscalfibile Servo muto (Lele Vannoli) e da un’esuberante Ancella (Matilde Gioli), i quattro – in sella a destrieri più o meno fedeli – combatteranno per la libertà dei perseguitati Ugonotti e per la salvezza del giovanissimo, parruccato e dissoluto Luigi XIV (Marco Todisco). Muovendosi al confine tra realtà e fantasia, si spingeranno fino a Suppergiù, provando a portare a termine una nuova missione.

Nel suo tentativo di divertire con ricostruzioni improbabili, Veronesi perde la giusta misura e il garbo e cade spesso in situazioni eccessive che non stuzzicano la risata bensì un fastidio orticante. Se anche il D’Artagnan di Favino non manca dall’avere uscite fuori luogo, è pure l’unico che regala alcune scene divertenti, sul filo dell’amabile idiozia, come la sequenza sul “Dove?”.

Il finale rimette un po’ a posto le coscienze, alleggerendo il peccato di lesa maestà verso D’Artagnan & co, ma non può salvare il film.

“Il film è ispirato al secondo romanzo di Dumas sui Moschettieri intitolato Venti anni dopo ma non ha l’ambizione di esserne una trasposizione fedele”, ha spiegato Veronesi. “La vera protagonista del nostro film è la fantasia, come si scoprirà alla fine con un colpo di scena, un capovolgimento di prospettiva che aiuterà a comprendere meglio perché mi interessava portare in scena questa storia e cioè l’opportunità di far riferimento alle problematiche religiose che devastavano l’Europa nel ‘600 e continuano a devastarla in modo diverso oggi”.