Tumore della prostata, l’intimità ferita

Il carcinoma stesso e i trattamenti necessari per curarlo possono ferire profondamente l'identità sessuale, provocare depressione e isolamento sociale. Il tabù che avvolge le conseguenze sessuali ostacola la richiesta di aiuto

Lucia Montesi
Lucia Montesi

Paura di essere traditi dalla propria compagna, paura che la famiglia si disgreghi, paura di essere abbandonati per la propria incapacità di fare l’amore. E ancora vergogna, paura di essere additati e derisi, sensazione di essere diversi e menomati, continuo confronto con gli altri uomini, ansia e depressione. È ciò che vivono molti di quegli uomini che, in seguito a un tumore alla prostata e ai relativi trattamenti, vanno incontro a disturbi sessuali e incontinenza.

Purtroppo è alta l’incidenza di queste problematiche in chi deve subire l’asportazione della prostata e/o trattamenti come la radioterapia e la terapia ormonale: fino al 20% per  l’incontinenza urinaria, e oltre il 50% per  la disfunzione erettile. In parte questi disturbi regrediscono nei mesi successivi, in altri casi permangono. Farmaci come il Sildenafil (Viagra) e il Tadalafil (Cialis) o la terapia intracavernosa con iniezioni di prostaglandine sono utilizzati sia per favorire il recupero della funzione sessuale, sia per poter avere rapporti sessuali una volta che il danno sia definitivo e la capacità non ripristinabile. Per l’incontinenza, è possibile intervenire con la rieducazione dei muscoli pelvici, la ginnastica vescicale e i farmaci anticolinergici.

L’impatto psicologico di queste conseguenze è pesante, tanto che, rispetto ad altri tumori, in quello prostatico la paura per la propria sopravvivenza passa spesso in secondo piano ed è soppiantata dai timori per la propria capacità sessuale. Timori che influenzano anche la scelta del trattamento: alcuni uomini preferiscono l’opzione che mette meno a repentaglio la funzione sessuale, ad altre che potrebbero garantire un migliore risultato nella cura del tumore. La scelta tra i diversi trattamenti disponibili (intervento con diverse tecniche chirurgiche, radioterapia, terapia ormonale, sorveglianza attiva) è altamente personalizzata ed è discussa con ogni paziente per preservare al massimo anche la sua qualità di vita.

Il tumore della prostata colpisce l’identità maschile e può provocare una ferita dell’immagine di sé. Gli stessi esami diagnostici suscitano un rifiuto e vengono disertati perché evocano fantasie minacciose per la propria identità sessuale. Nella nostra cultura l’ideale di mascolinità è legato all’eterosessualità e, in modo particolare, alla penetrazione eterosessuale. Le manovre esplorative rettali e le procedure come l’ecografia e la biopsia prostatica evocano fantasmi di omosessualità disturbanti per molti uomini, sono vissute come imbarazzanti e umilianti.

Gli stessi stereotipi sulla sessualità maschile rendono particolarmente dolorosa e umiliante la condizione di disfunzione erettile. Dover ricorrere ai farmaci o a metodi cruenti come le iniezioni sul pene può scoraggiare l’attività sessuale, indurre a un ritiro in sé e a un allontanamento dalla partner. Molti uomini, frustrati dagli scarsi risultati, sono tentati di abbandonare precocemente i trattamenti, che invece possono richiedere mesi per dare i primi risultati in termini di recupero della capacità sessuale. Il momento dell’intimità sessuale può diventare critico, imbarazzante, fonte di stress e fraintendimenti con la partner. Un atteggiamento della partner che drammatizza la difficoltà o al contrario la minimizza eccessivamente può peggiorare la condizione emotiva dell’uomo. Si instaura inoltre un circolo vizioso: la perdita di sicurezza sulla propria sessualità aumenta il bisogno di fornire una buona prestazione, e il carattere di pretesa e obbligatorietà ha a sua volta effetti patogeni sulla capacità sessuale, perpetuando il problema. L’incontinenza urinaria spesso induce ad evitare le relazioni sociali, a interrompere attività di svago e può compromettere anche l’efficienza professionale.

Lo stigma sociale che purtroppo caratterizza questa condizione induce a non parlare delle difficoltà e a non chiedere aiuto. Mentre per tumori femminili come quello al seno esistono molte campagne di sensibilizzazione, iniziative pubbliche, ci sono testimonial famose che contribuiscono a diffondere messaggi di fiducia e speranza, favorendo in questo modo sia la prevenzione che l’adattamento alla malattia, per gli uomini con tumore alla prostata non ci sono spazi che diano parola alla loro condizione.

Il supporto psicologico e la terapia sessuale sono invece di grande giovamento, permettendo di accettare la condizione con i suoi vissuti di perdita e di limitazione, spostare l’attenzione su altri aspetti della propria identità, aiutare la coppia a vivere e godere della sessualità salvando ciò che resta della vita sessuale precedente e sperimentando nuove modalità, incoraggiare a riprendere le relazioni sociali spesso abbandonate, trattare ansia e depressione associate, restituendo una soddisfacente qualità di vita.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Tel. 339.5428950