Cosa dicono di noi i regali che facciamo

I doni che scegliamo rivelano aspetti della nostra personalità, dei nostri bisogni di relazione e delle dinamiche di potere che mettiamo in atto con gli altri

Lucia Montesi
Lucia Montesi

A Natale, per tradizione, siamo soliti scambiarci dei doni. Facciamo regali in segno di affetto, di gentilezza, di stima o di riconoscenza. Il regalo è dato spontaneamente e senza pretendere nulla in cambio, almeno nella sua definizione.

Nella realtà dei nostri rapporti interpersonali, però, i regali si caricano di una grande quantità di significati. Lo scambio dei regali è un atto sociale carico di aspettative reciproche, di connotazioni emotive; il tipo di regalo è un messaggio che implicitamente definisce o rimarca i rispettivi ruoli, le posizioni di potere, ed esprime caratteristiche di personalità di chi lo fa, la sua identità e i suoi bisogni di relazione. Attraverso il dono, insomma, comunichiamo “Io sono questo”, “Tu hai questa importanza per me”, “ Con te voglio questo tipo di legame”.

Anche la personalità di chi lo riceve concorre a influenzare il modo in cui un oggetto regalato è visto, interpretato, apprezzato o meno, e il valore che gli viene riconosciuto. In tutte le culture, inoltre, il rituale del regalo presuppone che esso vada ricambiato o corrisposto in qualche modo, generando una pressione e una sensazione di essere in debito che ulteriormente influenza la relazione.

I regali che scegliamo rispecchiano i nostri pensieri e credenze sul fare regali, che di solito ereditiamo dalla nostra famiglia o dal gruppo a cui apparteniamo (a quali parenti “bisogna” fare regali a Natale e a quali no, la convinzione che “I regali migliori sono cose pratiche e utili”, o invece “I regali migliori sono le cose originali che uno altrimenti non comprerebbe mai”…) . I doni rispecchiano motivazioni più o meno consapevoli e più o meno “nobili”: non solo dimostrare affetto, amore, amicizia o stima, ma anche sottolineare il proprio potere o il proprio rango, adulare per ottenere qualcosa, cercare di riparare un senso di colpa, suscitare ammirazione.

Alcuni vivono lo scambio di doni come un momento di condivisione di affetti, riescono a dare un’impronta personale al regalo, comunicando qualcosa di sé, ma allo stesso tempo riescono a mettersi nei panni di chi lo riceve, adeguandosi ai suoi gusti. Altri usano invece il dono per gratificare il proprio egocentrismo, per ottenere ammirazione, per sottolineare le proprie possibilità economiche, interessandosi poco alle aspettative di chi riceve, facendo di solito regali esclusivi e non comuni. In realtà, dagli studi su queste tematiche emerge un’asimmetria tra chi fa questo tipo di regali, ritenendoli più desiderabili, creativi e particolari, e chi li riceve, che apprezza invece maggiormente utilità, versatilità e comodità.

Dietro un regalo particolarmente costoso possono celarsi non solo egocentrismo, ma anche una preoccupazione esagerata per la reazione e il giudizio dell’altro, la paura di non piacere, il bisogno di avere consenso e accettazione.

Alcuni non amano fare regali, né riceverne, non se ne interessano e  vivono lo scambio dei doni come un inutile stress; fanno fatica ad empatizzare coi gusti altrui e scelgono il primo oggetto che capita, oppure ciò che piace a loro. Possono essere poco interessati a stabilire e mantenere legami e possono avere poche competenze relazionali.

Persone perfezioniste cominciano a reperire i regali molto in anticipo, curando anche la presentazione, preoccupandosi di piccoli dettagli come la carta o i nastri. Si organizzano con meticolosità e, mentre gli altri si affannano ad arraffare regali all’ultimo minuto, hanno già preparato tutto da mesi, tanto che l’efficienza dell’organizzazione può diventare l’obiettivo prioritario mettendo in secondo piano il senso dei regali.

Chi ha difficoltà a fare regali perché tendenzialmente avaro, potrebbe aver sviluppato un atteggiamento poco fiducioso e disponibile come esito di un  rapporto frustrante con le figure di attaccamento nella propria storia familiare. Una relazione poco accudente e gratificante con i genitori può portare a sviluppare sentimenti di invidia e avidità e a una scarsa attitudine alla generosità e ad esprimere emozioni scambiando regali.

E chi i regali li ricicla? Alcuni sono particolarmente abili a rimettere in circolo verso più idonee destinazioni doni poco graditi o per sé inutilizzabili, con una nonchalance che sorvola sull’aspetto sentimentale per concentrarsi sui vantaggi pratici del riciclo. Chi si accorge che il regalo ricevuto è riciclato, di solito ne resta deluso, perchè, anche se molti faticano ad ammetterlo, spesso il primo criterio per valutare un regalo è “quanto ha speso” chi lo ha fatto. La maggior parte delle persone ammette di spendere per un regalo in proporzione all’importanza che dà alla relazione, e nel momento in cui si riceve un regalo, spesso scatta in automatico una valutazione del sul valore economico. Uno studio ha interrogato anche i donatori originari sulla loro reazione di fronte al riciclo dell’oggetto da loro donato, e da parte loro arriva il via libera all’arte del riciclo: si sentono meno dispiaciuti se sanno che il loro regalo è stato ricollocato altrove, piuttosto che essere buttato o giacere inutilizzato.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Tel. 339.5428950