Il “gioco dei complimenti”: creare un buon clima al lavoro (e non solo)

Quando ci sentiamo riconosciuti e apprezzati per il nostro lavoro, siamo più motivati, meno invidiosi e più efficienti

“Cerca di trovare quanto di meglio c’è in una persona, e diglielo. Tutti abbiamo bisogno di questo stimolo: ogni volta che il mio lavoro è lodato, io divento più umile, perché non mi sento ignorato o indesiderato. Tutti possiedono qualcosa che merita di essere lodato. Le lodi significano comprensione. Siamo degli eccellenti esseri umani nel nostro intimo, e nessuno è migliore di altri. Impara a vedere la grandezza del tuo prossimo, e vedrai anche la tua” (K.Gibran).

Quando organizzo corsi per il miglioramento del benessere lavorativo con gruppi di operatori sanitari o di volontari, propongo sempre un gioco in cui ciascuno abbia l’occasione di dire ad ognuno degli altri, pubblicamente, cosa apprezza di lui o di lei. Soltanto cose positive, apprezzamenti, ringraziamenti, o anche gesti come abbracci e carezze. Di solito porto anche una corona e possibilmente una sedia diversa dalle altre che funga da “trono”, dove di volta in volta ognuno è invitato a sedersi. La consegna, per tutti gli altri, è di far sentire chi è seduto lì trattato come un re o una regina, coccolato,  al centro di attenzioni e complimenti sinceri.

In genere, dopo i primi imbarazzi, ne risulta un’attività piacevole e anche sorprendente, con scambi intensi, a volte commoventi. Piace sempre molto, questo gioco, e lascia ricordi anche a distanza di tempo. Molti si stupiscono dell’immagine che i colleghi gli rimandano, scoprono aspetti piacevoli di sé di cui non erano pienamente consapevoli, o si accorgono che il loro impegno è riconosciuto più di quanto pensassero.

Presi dai ritmi serrati del lavoro e dalle molteplici criticità da affrontare, è raro che ci sia l’occasione per dirsi reciprocamente «Mi piace come hai gestito quel problema stamattina», «Grazie per avermi dato una mano», «Sai, quel paziente ha parlato tanto bene di te in reparto». È più facile che ci si dica cosa non va, a volte con toni nervosi e bruschi. In alcuni contesti di lavoro si respira costantemente un clima teso, preoccupato, o depresso, sfiduciato, in cui viene continuamente messa in circolo negatività.

Quando propongo questo gioco, sono abituata a sentire, come prima reazione, la consueta obiezione: «A che serve fare queste smancerie, con tutti i problemi che abbiamo e con certi colleghi egoisti e scansafatiche? Piuttosto, tiriamo fuori i conflitti!». In realtà, allenarsi a cogliere e manifestare apprezzamenti agli altri per ciò che fanno di buono, è il modo più efficace per prevenire e gestire comportamenti disturbanti e conflitti. Tutti abbiamo quel collega a cui, effettivamente, faremmo davvero fatica a dire “Di te mi piace questo…”; anzi, ci indispettisce pure l’idea di fargli addirittura un complimento, quando in realtà proviamo ostilità e rancore. Ma si tratta di uno sforzo che ripaga perché può innescare davvero un cambiamento, più della semplice critica, e senz’altro più della sterile lamentela. Sempre a patto di essere autentici: magari un solo aspetto positivo, magari minuscolo, ma riconosciuto con obiettività e salvato, messo in risalto,  senza sminuirlo accompagnandolo con commenti su tutto il resto che non va, come spesso invece facciamo.

Quando ci sentiamo visti, riconosciuti e apprezzati per il nostro lavoro, ci sentiamo più compresi, tolleriamo anche meglio la fatica perché ci sentiamo in qualche modo ripagati. Siamo più sereni, più motivati. Siamo meno invidiosi, ci mettiamo meno in competizione con gli altri.

Anche nel momento in cui dobbiamo criticare o riprendere qualcuno per un errore o un comportamento disturbante, siamo più efficaci se, accanto alla giusta critica, sappiamo dare anche il giusto riconoscimento a ciò che è ben fatto. È più probabile che, invece di una reazione di chiusura difensiva o di contrattacco, avremo dall’altra parte una disponibilità a mettersi in discussione e riparare o migliorare.

Se siamo capaci di farlo con un altro, diventiamo anche meno intransigenti con noi stessi, più obiettivi nel vedere anche i nostri punti di forza, oltre agli errori e ai limiti.

Capita che gli operatori che hanno sperimentato questo gioco con i colleghi durante gli incontri di formazione, mi raccontino che poi lo hanno riproposto in famiglia, inaugurando il “gioco dei complimenti”, riscuotendo un insperato successo. In effetti sarebbe bello estenderlo anche agli altri contesti di gruppo in cui viviamo, o, perché no, anche alla coppia: lasciare per un momento da parte attriti, insoddisfazioni e lamentele e dedicarsi a cogliere e mettere in circolo solo il positivo.

 

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Tel. 339.5428950