Capodanno (e non solo) tra riti augurali e superstizione

L'inizio del nuovo anno è accompagnato da rituali beneaugurali e da gesti scaramantici. Alla base di questi comportamenti c'è un pensiero magico con cui ci si illude di controllare ciò che sfugge al nostro potere.

Lucia Montesi
Lucia Montesi

Non fanno differenze tra maschi e femmine, anziani e giovani, istruiti e non, credenti e atei. Sono quanto di più trasversale io abbia mai rilevato nelle persone che incontro: sono le superstizioni e i rituali scaramantici. Anche i soggetti più scafati, infatti, contrariamente ad ogni aspettativa, possono rivelare di cedere ad alcuni gesti propiziatori, con la reale convinzione che siano forieri di avvenimenti positivi e di fortuna.

Capodanno è una di quelle occasioni in cui molti aderiscono a rituali beneaugurali. Mangiare lenticchie, indossare qualcosa di rosso, gettare cose vecchie, baciarsi sotto il vischio, fare attenzione ad evitare certe attività durante il primo giorno dell’anno: per alcuni si tratta di mettere in scena piacevoli usanze tradizionali senza nessun carattere scaramantico, ma per altri rappresentano davvero gesti in grado di influire in qualche modo sul futuro.

Riti augurali e scaramantici si tramandano da millenni e si ripresentano puntuali soprattutto in momenti fortemente simbolici, come l’inizio di un nuovo anno. Ma tutta la nostra esistenza è permeata da gesti, oggetti e parole “magiche” che hanno lo scopo di attrarre il bene e respingere il male e che usiamo anche senza rendercene conto.

Alla base delle credenze superstiziose vi sono delle spiegazioni logiche. Le lenticchie, ad esempio, portano soldi perché assomigliano a monete, e il rosso porta rinnovamento perché è il colore del sangue che scorre e si rigenera. La cattiva fama del venerdì è invece legata al fatto che di venerdì ebbe luogo la Passione di Cristo, mentre il sale versato porta male perché riduce la fertilità di un terreno se vi viene sparso in abbondanza. Il significato simbolico di oggetti e comportamenti ha quindi un’origine storica e una spiegazione razionale; l’uso che se ne fa, invece, è tutt’altro che razionale e assomiglia invece al pensiero dei bambini.

 

La scaramanzia è infatti un residuo del pensiero infantile. Il bambino piccolo,  prima di sviluppare un pensiero logico e razionale, affronta il mondo con un pensiero magico: crede di essere in grado di dominare la realtà che lo circonda e di poter influenzare gli eventi con i propri desideri o pensieri. Nell’adulto questa modalità di pensiero lascia una traccia nell’atteggiamento scaramantico, che è estremamente diffuso. Soprattutto in circostanze particolari, fonte di paura e stress, o semplicemente di incertezza, come l’inizio di un nuovo anno, alla via razionale subentra facilmente quella magica, che rassicura e permette di percepire un controllo sulla realtà. Le superstizioni servono a dare senso agli aspetti più oscuri e sfuggenti del mondo, ci aiutano a riconoscere e controllare le nostre ansie e insicurezze dando loro un volto, una forma o un numero. Il 17, il sale versato, lo specchio rotto, sono simboli che riassumono le inquietudini degli uomini e contribuiscono a razionalizzarle. Se usiamo un oggetto portafortuna, ci illudiamo di essere più protetti contro incidenti che assolutamente non dipendono da noi, oppure affrontiamo un esame con minor ansia confidando nel nostro amuleto. In questo modo la responsabilità è spostata fuori di noi per essere concentrata su un oggetto.

 

A tutti capita di avere qualche rituale scaramantico, e la maggior parte delle persone ha comunque un atteggiamento abbastanza equilibrato per cui è capace di utilizzarli con leggerezza e anche sorridendoci su. Quando però si diventa schiavi dei propri rituali al punto di lasciarsene condizionare nella vita quotidiana, si sconfina nel campo della patologia, nel disturbo ossessivo-compulsivo. La persona che ne soffre è afflitta dalle ossessioni, ovvero pensieri, idee o immagini intrusivi e ricorrenti, vissuti come fastidiosi o sconvenienti (la paura di contrarre malattie, ad esempio). La risposta alle ossessioni sono le compulsioni: rituali che la persona deve compiere per scongiurare quanto teme (lavarsi ripetutamente le mani, in questo caso). La sintomatologia ossessiva ripropone a livello del singolo individuo le finalità della magia e della superstizione: i rituali hanno lo scopo di rassicurare e placare l’ansia. Il disturbo può compromettere in modo grave la vita della persona (si può arrivare a lavarsi le mani cento volte al giorno, scorticandosi la pelle) e richiedere un intervento psicologico o farmacologico specialistico.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa e Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Tel. 339.5428950