Più me lo proibisci, più lo faccio: la reattanza psicologica

È una spinta motivazionale che si innesca quando percepiamo che la nostra libertà di scegliere come comportarci è limitata o minacciata. Per questo una forte proibizione può scatenare automaticamente la ribellione e indurci ad intensificare il comportamento vietato, piuttosto che a cessarlo

Foto d'archivio
Foto d'archivio

«Gliel’ho già detto mille volte, lei deve dimagrire o saranno guai!», «Smetta immediatamente di fumare!», «Si scordi d’ora in poi l’alcol, per lei è veleno», «Se continua a non prendere i farmaci che le ho dato per la pressione, inutile che poi torni da me!», «Le proibisco di continuare con le arti marziali, troppo pericolose per lei». Lavoro in ospedale e sento di frequente i colleghi medici dare indicazioni ai pazienti con tono piuttosto perentorio, soprattutto quando vogliono essere più convincenti e quando hanno a che fare con persone con scarsa “compliance”, che non rispettano le prescrizioni. Succede anche che chiedano un mio intervento, che immaginano sulla stessa linea: «Mi raccomando, sii dura, imponiti!», «Devi essere rigida o farà come gli pare, come al solito!».

In realtà, proprio il fatto di imporre con forza un certo comportamento, o la rinuncia ad un comportamento, scatena la ribellione. Si tratta del fenomeno della reattanza psicologica, una spinta motivazionale che si innesca quando percepiamo che la nostra libertà di scegliere come comportarci è limitata o minacciata, quando sentiamo che le nostre attese su ciò che è sotto il nostro controllo sono messe in dubbio. Lo si osserva bene con le indicazioni e prescrizioni mediche, che spesso richiedono un cambiamento dello stile di vita, di fare rinunce spiacevoli: non mangiare più certi cibi, non bere alcolici, non fumare, non avere rapporti sessuali non protetti, ecc. Ma lo stesso meccanismo riguarda tutti i nostri contesti di vita, e potenzialmente ogni ordine che può provenire da persone vicine a noi e che in qualche modo esercitano una forma di controllo sulla nostra vita: genitori, insegnanti, il datore di lavoro, autorità in generale.

La proibizione ci fa sentire minacciati in ciò che riteniamo essere un nostro diritto di scelta e attiva automaticamente la ribellione: o non la rispettiamo, o addirittura facciamo proprio l’opposto, intensificando ancora di più il comportamento proibito. Ciò che è vietato diventa ancora più allettante; se prima era desiderabile ma alla pari di altre scelte, ora il fatto di essere proibito lo rende improvvisamente prioritario e irrinunciabile. Tutti sappiamo bene come improvvisamente avvertiamo tutta l’importanza di qualcosa o qualcuno, nel momento in cui rischiamo di perderlo o che ci venga sottratto.

Secondo gli studiosi, la reattanza psicologica non è una decisione razionale, non è un capriccio, né spirito di contraddizione, ma è una risposta diretta e inconsapevole, non mediata dai processi cognitivi e quindi non pensata e non pianificata. L’unica cosa che conta, in quel momento, anche a costo di nuocere a noi stessi e alla nostra salute, è opporci alla pressione e ripristinare il senso della nostra libertà di scelta. Di chi si comporta così, di chi persevera nel non seguire le indicazioni date per il suo bene, diciamo di solito che «Non è motivato». In realtà, avviene proprio il contrario: è “ostaggio” di una motivazione molto potente e prioritaria, quella di sentirsi ancora libero di controllare le proprie scelte.

Come fare allora quando vogliamo aiutare qualcuno a cessare un comportamento dannoso o pericoloso, o ad adottare un comportamento più funzionale che ha però dei risvolti sgradevoli? Invece che limitarci a imporlo, scatenando la reattanza e provocando solitamente un insuccesso, è più utile affrontare insieme tutti gli aspetti del problema. Cosa percepisce come un ostacolo? Quali sono le sue convinzioni, le sue attese, i suoi timori, i suoi pregiudizi? E quali le sue speranze? Cosa gli piacerebbe cambiare? Quale vantaggio potrebbe avere dal cambiare? Solo se sente che i vantaggi possono superare gli ostacoli, sarà motivato ad affrontare una scomoda rinuncia. Quando sentiamo che le nostre difficoltà sono comprese e siamo aiutati a gestirle, e quando siamo sostenuti nei nostri punti di forza, possiamo trovare dentro di noi la motivazione per cambiare.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Tel. 339.5428950