Perché la rabbia è necessaria

È un campanello d'allarme che ci segnala quando i nostri diritti e bisogni sono disattesi e ci dà la forza per reagire e cambiare. La psicoterapeuta Lucia Montesi spiega come possiamo gestire questa emozione

La psicoterapeuta Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

“Ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità”, “La rabbia è brutta: lasciala andare!”, “Non sarai punito per la tua rabbia, sarai punito dalla tua rabbia”, “La rabbia è un veleno che assumi tu, sperando che muoia il tuo nemico”. Sono solo alcune delle numerose frasi celebri sulla rabbia che circolano anche sui social e che io, francamente, detesto.

La rabbia è considerata un’emozione negativa, disdicevole, da reprimere e soffocare. Anzi, il fatto stesso di provarla è considerato, spesso, un segno di debolezza o di insicurezza. Del resto, l’ira fa parte dei vizi capitali ed ha una connotazione morale negativa. Tuttavia, la rabbia è una delle emozioni universali e, insieme a gioia, paura, disgusto, tristezza e sorpresa, fa parte delle emozioni primarie, osservate in tutti i popoli del mondo e considerate innate. Rientra, pertanto, nella gamma di emozioni di cui siamo dotati e, per quanto possa essere sgradevole, non è di per sé né positiva né negativa: semplicemente è, esiste e la sperimentiamo. Le emozioni di base sono la nostra prima linea di difesa nei confronti dei pericoli esterni: la paura ci segnala la presenza di una minaccia, la tristezza ci prepara a una perdita, la rabbia ci allerta che qualcuno sta invadendo il nostro spazio.

La rabbia non è di per sé distruttiva, ma può diventarlo quando non viene riconosciuta e si accumula. La rabbia non accettata ed espressa viene ritorta verso noi stessi alimentando sentimenti depressivi, o agisce sul corpo provocando mal di schiena, ulcere, psoriasi, oppure, soprattutto se negata, si accumula conducendo a una situazione potenzialmente esplosiva. Più crediamo che la rabbia non vada espressa, più la reprimiamo accumulandola, più esplodiamo, confermando in un circolo vizioso che la rabbia è pericolosa e deve essere trattenuta. La rabbia negata può anche trasformarsi in un comportamento passivo- aggressivo, ovvero viene agita in modo inconsapevole e larvato attraverso il sarcasmo, la provocazione, i dispetti.

Provare rabbia non significa essere aggressivi o violenti. La rabbia è un’emozione normale e salutare, ciò che può essere disfunzionale è il comportamento che segue e che possiamo scegliere di modulare, perché non sia né troppo arrendevole e passivo, né aggressivo.

Esiste una correlazione tra rabbia repressa e danni cardiovascolari. Nel rapporto tra stress e rischio cardiaco, non è tanto importante l’entità dello stress, quanto la tipologia di risposta del soggetto: quando la risposta è silente, senza espressione della rabbia, il rischio cardiaco raddoppia.

Reprimere la rabbia può contribuire a provocare depressione e ansia. Chi soffre di questi disturbi ha spesso una rabbia sedimentata da tempo. All’inizio della terapia tipicamente nega di provare sentimenti di rabbia, che però vengono alla luce nel corso del lavoro psicoterapeutico e la possibilità di esprimere la rabbia va in genere di pari passo con una diminuzione dei sintomi ansiosi e depressivi.

La rabbia è un segnale fondamentale che avverte che qualcosa non va, che i nostri diritti sono violati e i nostri bisogni disattesi; segnala insoddisfazione, necessità di un cambiamento. Se non conteniamo la nostra rabbia, non mettiamo confini, non diciamo “no” e non ci proteggiamo, siamo in balia degli altri. La rabbia nasce tipicamente quando siamo frustrati o costretti a qualcosa che non vogliamo, trattati male, abbandonati, traditi, delusi, attaccati, criticati. Mi capita spesso, nel lavoro con i miei pazienti, di trovarmi a sostenere e incoraggiare la loro rabbia, come loro unica speranza di salvezza: solo nel momento in cui riescono a permettersi di sentirsi arrabbiati, trovano la forza per uscire da relazioni malate e per opporsi a chi fa loro del male. Vorrebbero che io li aiutassi a mettere un tappo sulla loro rabbia che preme per emergere, e restano sorpresi quando invece cerco di proteggere e far crescere ogni piccolo segno di vita della loro sana collera.

Ascoltare la nostra rabbia ci fa conoscere i nostri bisogni e valori e ci permette di avere relazioni più autentiche, se la usiamo per un dialogo interiore in cui ci domandiamo cosa ci ha colpito, se l’altro ci ha ferito intenzionalmente o meno, cosa possiamo fare per cambiare la situazione. È salutare se cerchiamo di capire cosa non va e facciamo qualcosa per cambiare, facciamo valere le nostre ragioni. Ci sprona a reagire, ad affermare i nostri valori, è una bussola che indica sempre in che direzione andare. È un motore che ci dà la forza di agire: non a caso a livello fisiologico fa aumentare battito cardiaco, respirazione, afflusso di sangue, tono muscolare. Chi esprime la sua rabbia viene maggiormente rispettato nelle discussioni e ottiene anche di più nelle negoziazioni. Chi si arrabbia di più è più ottimista, perché sa che attraverso la rabbia può anche modificare in meglio le situazioni. Nascondere la rabbia nelle relazioni, invece, danneggia il rapporto, distrugge la sincerità della relazione, l’altro non saprà di aver fatto qualcosa che ci ha fatto male e continuerà a farlo.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Tel. 339.5428950