Orbiting, sparisco ma ti controllo

Chiude bruscamente una relazione e poi ricompare con segnali ambigui, "ronzando" attorno alla vita dell'altro e lasciando tracce della sua presenza: perchè un ex partner fa questo? Ce lo spiega la psicoterapeuta Lucia Montesi

Lucia Montesi
Lucia Montesi

«Dopo tre mesi che ci frequentavamo, è sparito all’improvviso! Non si è più visto né sentito, mi ha persino bloccato ogni contatto. Però ieri ha messo un cuore su una mia foto su Facebook, e stamattina l’ho visto davanti al bar dove sa che faccio colazione…magari si è pentito e vuole riavvicinarsi, vero dottoressa? Lei dice che posso sperare?».

Io dico che più probabilmente si tratta di “orbiting”, quello sgradevole fenomeno che spesso segue il “ghosting”, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo. Chi all’improvviso tronca una relazione senza alcuna spiegazione e sparisce, si nega, comportandosi come se il rapporto non fosse mai esistito, frequentemente ricompare dopo un certo lasso di tempo con dei segnali, tipicamente un like su una foto o un post su Facebook, o seguendo le storie su Instagram. Riapparire su un social è la modalità più facile, che non richiede un contatto diretto e neanche un grande sforzo, bastando un semplice clic. La ricomparsa può avvenire anche dal vivo, ma sempre a una certa distanza e senza alcuno scambio: si presenta in quei locali dove sa che può trovarti, o passa casualmente proprio sotto casa tua o vicino al posto di lavoro. Sono però tutti segnali ambigui, che non si spingono oltre questo tipo di contatto.  Non comunica in maniera diretta. Per questo si chiama orbiting: orbitare, ronzare intorno. Come le orbite dei pianeti o dei satelliti, che girano sempre intorno a un corpo celeste, abbastanza vicino ma senza mai toccarlo. L’ambiguità di questi comportamenti è ciò che tormenta la “vittima”: cosa vorrà dire? Vuole riprendere la reazione? Ma allora perché se provo a chiamare non mi risponde? Però se mi avesse dimenticato non farebbe di tutto per incrociarmi! E così via, in uno stillicidio che può prolungarsi per mesi.

Qual è lo scopo di chi fa orbiting?  Raramente questo comportamento è il segnale di un genuino e magari prudente tentativo di riprendere un legame. Del resto, l’improvvisa e immotivata scomparsa che lo ha preceduto è già indicativa di una modalità relazionale poco matura. Molto più spesso, l’orbiting è un giochino psicologico che punta a mantenere un potere sull’altro, o a tenere vivo un debole aggancio per utilizzare l’altro come ruota di scorta, o anche solo per il piacere di essere ancora in un angolo della sua mente.

Dare un vago segnale ogni tanto senza esporsi troppo è come dire «guarda che ci sono ancora», ma senza sbilanciarsi nel manifestare un reale interesse. Per alcune persone è un piacere di tipo sadico, tenere ancora l’altro in pugno sapendo di alimentare le sue speranze senza mai dare un seguito. Spesso si tratta di una ricomparsa puramente digitale, sui social, come a dire “ti controllo e so cosa fai e cosa accade nella tua vita”, ma continuando a non rispondere a chiamate o messaggi.

Altri lo fanno per insicurezza, perché hanno difficoltà a chiudere, perché non vogliono precludersi la possibilità di riprendere il legame in un secondo momento e hanno paura di perdere completamente l’altro: non sanno cosa vogliono, ma non vogliono tagliare definitivamente i ponti in caso cambiassero idea.

Alcuni sono narcisisti che non tengono in nessun conto i bisogni dell’altro e semplicemente se lo “tengono buono”  a disposizione per un futuro capriccio, magari per passare una serata, quando ne avranno voglia.

La vittima dell’orbiting si trova in una condizione di stallo emotivo, di struggimento in cui ad ogni segnale si riaccende la speranza, seguita dalla frustrazione di non poter andare oltre. Si arrovella nell’interpretare minimi gesti. L’orbiting alimenta la speranza – vana – che non sia finita e impedisce di voltare pagina, perché «Chissà, magari domani tornerà da me».

Bloccare ogni contatto è la soluzione più utile per proteggersi e per metabolizzare la fine del rapporto con una persona che chiaramente tratta l’altro come un oggetto e che è insensibile e irrispettosa dei suoi bisogni, cosa di cui aveva già ampiamente dato  prova in precedenza scomparendo senza lasciare traccia. Una relazione adulta e matura in cui c’è autentico interesse per l’altro non si basa su strategie o giochetti, sulla mossa più furba da fare, sui gesti studiati per provocare una reazione o per dissimulare il proprio reale coinvolgimento al fine di indurre una reazione che a sua volta è falsata, in una spirale che si allontana sempre più dai reali sentimenti.

 

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Tel. 339.5428950