Essere donna, che dolore!

Le donne sentono più dolore fisico degli uomini, per cause biologiche complesse. Tuttavia, sono più allenate a sopportare e affrontare il dolore, sia fisico che emotivo

La psicoterapeuta Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

Sono più colpite dalle malattie croniche rispetto agli uomini, sentono il dolore con più intensità e ad una soglia più bassa, su di loro certi farmaci antidolorifici fanno meno effetto: la scienza ci fa scoprire oggi un quadro abbastanza sconfortante del modo in cui le donne percepiscono il dolore fisico.

Si credeva che le donne, dovendo affrontare dolori intensi come quelli del parto, fossero equipaggiate dalla natura di una soglia più alta del dolore e di una maggiore resistenza. In realtà, è vero il contrario. Piuttosto, semmai le donne si sono abituate a convivere con il dolore, così frequente nella loro vita, ad accettarlo e sopportarlo, in parte come inevitabile.

Patologie come la fibromialgia, l’emicrania o l’artrosi colpiscono con molta più frequenza il sesso femminile; a parità di patologia o di intervento chirurgico, rispetto agli uomini le donne riferiscono sistematicamente un dolore più intenso.

Per molto tempo, a spiegare queste differenze sono stati chiamati in causa fattori psicosociali. Le donne potrebbero riferire più dolore, perché più legittimate a farlo culturalmente: è più accettato che una donna si lamenti del dolore, mentre l’uomo sarebbe tuttora spinto dall’educazione a trattenersi e sopportare in silenzio per mostrare un’immagine forte. Le donne sono in generale più comunicative e potrebbero pertanto esprimere con più facilità ciò che provano. Inoltre, l’essere più soggette a disturbi depressivi e ansiosi e la tendenza a prestare più attenzione al proprio corpo potrebbero causare una percezione maggiore del dolore.

Queste convinzioni hanno portato per lungo tempo a sopravvalutare sistematicamente il ruolo dei fattori psico-sociali nelle condizioni dolorose femminili: accade frequentemente, purtroppo, che lo stesso dolore, nella stessa parte del corpo, con gli stessi sintomi, se riferito da una donna venga attribuito a stress o fattori emozionali e liquidato velocemente, e se riferito da un uomo venga attribuito a una causa organica da approfondire. Ciò ha portato a valutazioni diagnostiche errate e ad un trattamento inadeguato del dolore femminile.

Si è scoperto, in realtà, che i fattori biologici alla base delle differenze riscontrate hanno un ruolo molto più centrale. Sarebbero soprattutto gli ormoni estrogeni a favorire il dolore, con effetti diversi in base alle loro fluttuazioni cicliche. Di più, le funzioni riproduttive femminili espongono la donna a specifici dolori viscerali; le vie neuronali deputate all’inibizione e al controllo del dolore sono meno efficaci che nell’uomo (ma gli studi per la formulazione dei farmaci vengono condotti su soggetti maschi!); gli uomini possono contare sull’effetto protettivo dal dolore conferito dal testosterone e su una massiccia quantità di proteina GIRK2 che aiuta a sopportare il dolore.

Le donne provano quindi effettivamente più dolore per motivazioni biologiche. D’altro canto, convivono meglio col dolore, abituate alla sua presenza ciclica e in importanti tappe della vita: le mestruazioni, il parto, la stessa prima esperienza sessuale, sono momenti in cui alla soddisfazione, alla gioia e al piacere si accompagnano quasi sempre sensazioni dolorose più o meno rilevanti.

È soprattutto sul piano del dolore emotivo che le donne mostrano una capacità di gestione superiore a quella maschile: affrontano meglio lo stress di un dolore psicologico, lo elaborano meglio e lo temono meno. Sono abituate a “stare nel dolore” molto più dell’uomo, che ha bisogno di uscirne al più presto trovando una soluzione. Dipende dal fatto che le bambine si distaccano con più difficoltà e gradualità dalla madre, con cui si identificano, restano più a lungo in relazione con lei e condividono pertanto per un tempo molto maggiore la comunicazione con la madre, in genere basata su una condivisione degli aspetti emotivi, più di quanto accada tra il figlio maschio e la madre. Ciò rende le donne più allenate a sentire, gestire e condividere i dolori emotivi, senza doverne scappare. Le donne tendono ad affrontare il dolore emotivo facendo più ricorso al supporto sociale e affrontando le emozioni negative: si permettono di sentirle, di esprimerle, di condividerle trovando già un sollievo nello sfogo, di rifletterci avviando con più facilità un’elaborazione interiore. Gli uomini tendono a rifuggire lo sfogo emotivo del dolore e concentrarsi su una soluzione pratica, che però può bloccare la reale elaborazione e il cambiamento e sfociare in sintomi psicosomatici.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Tel. 339.5428950