Sport: l’Assist mette in luce le discriminazioni di genere

«L'atleta donna non ha diritto alla maternità, non ha tutele se si fa male, non ha congedi. Sono privilegi maschili nello sport italiano», dice Luisa Rizzitelli, presidente dell'Aassociazione nazionale atlete

OSIMO – Nessuna atleta in Italia ha diritto ad avere lo stato di professionista sportiva, le donne sono tutte dilettanti.

A dirlo è Luisa Rizzitelli, presidente dell’Assist, associazione nazionale atlete nata nel 2000 allo scopo di tutelare e rappresentare i diritti collettivi delle atlete di tutte le discipline sportive, e sensibilizzare su tutti i temi riguardanti la parità di diritti nello sport, la parità di accesso alla pratica sportiva e la cultura sportiva in generale. L’intervento arriva dopo la segnalazione di presunte discriminazioni tra uomini e donne relative alla 5° Valmusone, gara nazionale di corsa campestre che si terrà ad Osimo il prossimo 26 novembre. Sulla gara l’organizzazione ci tiene ad essere in regola e sta verificando che il regolamento non sia appunto discriminatorio.

È vero che discriminazioni in ambito sportivo accadono di frequente?
«Succede sin troppo spesso – evidenzia Luisa Rizzitelli presidente Assist – in barba alle regole della Federazione Nazionale di Atletica Leggera che giustamente nel regolamento scrive che non debbano esserci. Ma questo non è niente, è solo una perla di discriminazione».

Cioè?
«Nessuna atleta in Italia ha diritto ad avere lo stato di professionista sportiva, le donne sono tutte dilettanti. C’è una legge dello stato cui le donne non hanno accesso: sono considerati professionisti sportivi i calciatori fino alla Lega Pro, i giocatori di Basket di A1, il ciclismo su strada e la boxe. Tutte discipline maschili, gli atleti professionisti sono solo maschi, questo è un privilegio che non spetta alle donne».

Quindi una sportiva dilettante non ha diritto alla maternità ad esempio?
«Non ha diritto alla maternità, non ha tutele se si fa male, non ha congedi. Sono privilegi maschili nello sport italiano e quando racconto queste cose in Europa non ci credono».

Quindi l’Italia va a fare le Olimpiadi, per dirne una, con atleti maschi professionisti e atlete donne dilettanti?
«Sì. Ed è per questo che lo sport in Italia è militarizzato: questa stortura nella legge fa si che le atlete vengano assunte dai corpi militari per evitare questa discriminazione. E le donne rimangono al palo ma lo sport non è solo roba da maschi. Domani, martedì 7 novembre, incontreremo il governo a Roma perché per la prima volta ha stanziato soldi per sostenere le atlete in stato di gravidanza».