“Mani Pulite” apre la rassegna a Senigallia, dedicata al giallo e al noir

Il Magistrato Gherardo Colombo, simbolo dell'inchiesta di Tangentopoli, è stato ospite della rassegna dedicata al giallo e al noir d'autore a Senigallia dove ha presentato il suo libro "Lettera a un figlio su Mani Pulite"

Il Magistrato di Tangentopoli, Gherardo Colombo e il sindaco Maurizio Mangialardi in posa davanti alla borsa appartenuta a Mario Chiesa, esposta in municipio a Senigallia

SENIGALLIA- È stato Gherando Colombo, il magistrato di “Mani Pulite” ad aprire la rassegna dedicata al giallo e al noir Ventimilarighesottoimari in Giallo. Uno dei simboli della lotta alla corruzione, ha presentato ieri sera (24 luglio) alla Rotonda a Mare il suo libro “Lettera a un figlio su Mani Pulite“. La sua presenza a Senigallia è stata anche l’occasione, dopo 25 anni, per rivedere la borsa appartenuta a Mario Chiesa: la valigetta di Trussardi è esposta in Comune a Senigallia. Ad acquistarla, la Giunta Angeloni durante un’asta del CaterRaduno.

Dottor Colombo, come mai un libro indirizzato ai giovani?
«Perchè conoscere il passato è importante. Molti quarantenni di oggi, si sono iscritti a giurisprudenza dopo “Mani Pulite”; fu un processo che ebbe una risonanza mediatica unica. Ma ci sono anche molti diciottenni che non sanno nulla, perchè l’argomento si affronta alla fine del quinto anno di superiori e molti insegnanti non riescono a finire il programma».

In “Lettera a un figlio su Mani Pulite”, c’è una parte più importante di un’altra?
«Chi non conosce la storia, trova le informazioni un po’ in tutto il libro. Ma sicuramente sono importanti le conclusioni, dove spiego che la corruzione non si combatte con un processo penale, bensì con l’educazione».

Avere una conoscenza del processo è importante, secondo lei perchè?
«Prima di “Mani Pulite” avevo già lavorato sulla corruzione riguardo alla P2, ma poi il processo è stato spostato da Milano, con tutto quello che ne è conseguito. Con “Mani Pulite” tutti sono venuti a conoscenza di un sistema, ma quello che ne è emerso, come ho già detto, è che non si può combattere la corruzione con un processo penale».

Pensa che i ragazzi possano essere interessati a questo argomento?
«I ragazzi vanno interessati, coinvolti e portati dentro quello che si spiega e si racconta. Nel libro si racconta un mondo completamente diverso da quello che viviamo oggi: i pc avevano una memoria che oggi viene superata da quella dei cellulari che allora non c’erano. Li consegnarono a noi, ma prima di “Mani Pulite”, in Procura ce n’era uno solo.

A Senigallia ha ritrovato, dopo 25 anni, la valigetta simbolo di quel processo, le ha fatto effetto?
«Nessuno, come ha già detto lei è un simbolo. È stata l’occasione per scoprire un sistema che purtroppo, ancora c’è».

Lei è ancora in contatto con gli altri membri del pool?
«Con D’Avigo (Piercamillo) capita di vedersi, con Di Pietro ci vediamo solo quando veniamo invitati, insieme, per parlare di “Mani Pulite”».