Sfida internazionale tra giuristi, studenti Unimc in finale

La squadra dell’Università di Macerata ha superato la discussione simulata di una causa davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo durante la Moot Court Competition. Ad accompagnare i ragazzi alla competizione sono stati Laura Vagni, docente di Diritto privato comparato, e Erik Longo, docente di Diritto costituzionale

Studenti dell’Università di Macerata hanno partecipato all’International Moot Court Competition

MACERATA – Sono arrivati fino alla fase finale gli studenti dell’Università di Macerata che hanno partecipato all’International Moot Court Competition in Law & Religion, la sfida tra giuristi tenutasi a Bologna il 6 e 7 marzo nell’ambito della “Conferenza annuale dell’Accademia Europea delle Religioni”.

La squadra Unimc ha superato con successo la selezione, che l’ha vista impegnata nella discussione di una causa davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo in tema di violazione della libertà di manifestare la propria religione e il proprio credo, tutelata dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Tra le Università che hanno partecipato alla fase finale si possono citare le americane Notre Dame University, la Brigham Young University, la Open University, l’Università statale di Mosca Lomonosov, l’Università Bozzoni e la Statale di Milano. La Corte era composta da Oran Doyle del Trinity College di Dublino; Mark Hill QC docente alle Università di Cardiff, Pretoria e Notre Dame in Australia; Ann Power-Forde, giudice della Corte costituzionale della Camera del Kosovo e già giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo. Hanno partecipato alla preparazione del caso Francesco D’Orazio, Francesca Simonetti, Alexandros Eleftherios Farsaris, Diamante Barbarossa, Mariangela De Cecchis, Mareta Malsagova e Federica Paolucci.

Ad accompagnare i ragazzi alla competizione sono stati Laura Vagni, docente di diritto privato comparato, e Erik Longo, docente di diritto costituzionale, entrambi del Dipartimento di Giurisprudenza. “Si tratta – dicono – di un modo innovativo di fare didattica, coinvolgendo gli studenti in esperienze pratiche, internazionali, di incontro con altre realtà universitarie”.