La medaglia di Toro Seduto

Toro Seduto

CASTELFIDARDO – Toro Seduto aveva appuntato al petto la medaglia di Castelfidardo. Difficile a credersi ma è proprio così. Il Centro studi storici fidardensi ha contributo in gran parte a mettere insieme i pezzi e poi la dottoressa Chiara Giglio ha fatto la scoperta, ci ha scritto su, e con il professor Gilberto Piccinini, docente di Storia del Risorgimento all’Ateneo di Urbino, ha dato il suo enorme contributo che adesso è pane per la cultura e la fantasia di tanti ragazzini in età scolastica e non solo.

In quella famosissima foto del grande capo Sioux, si scorge piuttosto distintamente la medaglia fidardense rievocativa pontificia. Su come sia arrivata nelle sue mani gli storici hanno ricostruito le tappe.

La storia

Nel lontano 1860 alcuni soldati irlandesi parteciparono alla battaglia di Castelfidardo per l’Unità d’Italia. Erano poco più di mille volontari irlandesi e militavano nell’esercito pontificio agli ordini del generale Cristophe Delamoricière. Il 18 settembre di quell’anno la “città della fisarmonica” divenne teatro dello scontro tra esercito pontificio appunto e quello piemontese guidato dal generale Enrico Cialdini, di cui il parco del Monumento nazionale, nel cuore di Castelfidardo, custodisce oggi l’immenso complesso bronzeo che lo raffigura con i suoi uomini mentre indica proprio il luogo della battaglia, opera di Vito Pardo. Al termine del conflitto, i soldati più valorosi furono insigniti da papa Pio IX di una medaglia creata per l’occasione con una croce rovesciata, simbolo dei martiri pontifici che avevano perso la vita a Castelfidardo. Uno di loro, Myles Walter Keogh, tornato nella “verde” patria, ripartì per combattere la guerra civile americana e proprio nelle Americhe morì in un agguato degli indiani a Custer’s Point. Fu dalle spoglie di quell’uomo che Toro Seduto strappò la medaglia, commosso dal valore dei soldati. Se la portò addosso per tutta la vita considerandola un amuleto magico. Fu ritrovata solo nel 1890 quando vennero riesumate le sue spoglie: aveva avuto con sé un pezzo di Castelfidardo fino alla morte.

Una storia affascinante custodita gelosamente tra le teche del museo del Risorgimento in pieno centro storico.