Festa della donna, tra parità e lotte aperte

La Giornata Internazionale della donna, tra conquiste e lotte ancora aperte. Intervista a Meri Marziali, presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità

ANCONA – Una giornata per dire no alla violenza sulle donne. È questo lo spirito che anima la Giornata Internazionale della Donna di quest’anno. Tante lavoratrici hanno deciso di incrociare le braccia in oltre 70 paesi nel mondo. Uno sciopero indetto dalle sigle sindacali contro la violenza e le discriminazioni di genere, con cortei organizzati dal movimento femminista “Non Una di Meno”. Tante le ragioni dell’accorato appello, che attraversa trasversalmente l’Italia e le Marche: la violenza economica, le molestie sul luogo di lavoro, le disparità salariali rispetto agli uomini, la precarietà e le discriminazioni, che rappresentano battaglie ancora aperte.

LA STORIA
Una ricorrenza, quella della Festa della Donna, che celebra le lotte coraggiose, le conquiste sociali, politiche ed economiche compiute nell’ultimo secolo, ma che ricorda anche le discriminazioni e le violenze che ancora oggi subiscono fin troppe donne. La storia della Festa della Donna affonda le sue radici nel tempo, nei primi del ‘900.  Diverse le date e gli eventi che sembrano aver dato origine a questa ricorrenza, nata negli Stati Uniti. Secondo alcune fonti potrebbe risalire al 1908, quando 129 operaie rimasero vittime di un incendio scoppiato nella fabbrica Cotton di New York. Dopo aver scioperato per giorni, per protestare contro le loro condizioni lavorative, proprio l’8 marzo, il proprietario bloccò le uscite dello stabilimento. Divampò un incendio che uccise le operaie. Altre fonti, attribuirebbero, invece, i natali di questa festa ad un incendio divampato nella fabbrica Triangle di New York nel 1911, quando 123 operaie persero la vita nel rogo.

Un altro momento storico è quello del 28 febbraio 1909, quando il Partito Socialista Americano organizzò una manifestazione a sostegno del diritto di voto alle donne, ma fu solo nel 1910 che il Congresso Internazionale Socialista propose l’istituzione di una giornata dedicata alle donne.

Anche l’Europa cominciò ad attivarsi e nel 1917 a San Pietroburgo, le donne protestarono chiedendo la fine della guerra e il riconoscimento dei loro diritti. Un evento che in Russia diede l’avvio alla Rivoluzione di Febbraio, con la conquista del diritto di voto da parte delle donne.

In Italia l’8 marzo assunse la connotazione di festa femminile nel 1946, quando tutta la nazione prese parte alla Festa della Donna e la mimosa fu scelta quale simbolo di questa ricorrenza.

I DATI DEI CENTRI ANTIVIOLENZA

Nelle Marche, nel corso dell’ultimo anno, sono state oltre 417 le donne che si sono rivolte ai Centri Antiviolenza ubicati sul territorio regionale, in ognuna delle 5 province. Dati allarmanti, se si pensa che gli episodi di violenza nella maggior parte dei casi non vengono denunciati perché si verificano tra le quattro mura domestiche. Un sommerso che sfugge a qualunque rilevazione e che vede tante donne subire nel silenzio per il timore di ritorsioni.

Meri Marziali, presidente Commissione Pari Opportunità Regione Marche

IL PUNTO CON MERI MARZIALI, PRESIDENTE CPO DELLA REGIONE MARCHE

Negli ultimi mesi nelle Marche si sono verificati due femminicidi che hanno scosso l’opinione pubblica italiana: quello della pittrice Renata Rapposelli e il più recente brutale omicidio di Pamela Mastropietro, delitti sui quali si sta ancora indagando.

Presidente, l’8 marzo è una data che celebra le conquiste femminili avvenute nell’ultimo secolo, ma nonostante gli innumerevoli progressi compiuti, molte donne lottano tutt’ora contro pregiudizi culturali e disparità di genere. Gap salariale e occupazionale, conciliazione famiglia e lavoro, sono solo alcune delle battaglie ancora aperte. Cosa si può fare a suo parere?

«Continuare ogni giorno, non solo in prossimità dell’8 marzo, a mettere in rilievo le difficoltà reali che ancora rendono difficile il percorso delle pari opportunità, intese come diritti costituzionalmente garantiti che però non si traducono nella realtà.  Penso al lavoro un tasso di occupazione femminile fermo al 49% ci racconta innanzitutto un mercato del lavoro incompleto che si priva delle competenze delle donne ma anche le difficoltà che le donne hanno di farne parte magari perché ha scelto di diventare madre. Lo scorso anno 801 donne lavoratrici dipendenti hanno lasciato il lavoro alla nascita del primo figlio, questo ci dice che la maternità non è percepita come un valore sociale che è inutile Parlare di denatalità del Paese se poi non facciamo seguire politiche di conciliazione strutturate rientranti nella politica industriale stessa del Paese e non semplici politiche incentrate sulla monetizzazione dei bisogni perché non sono misure strutturali. Pensiamo poi alla violenza di genere e a molti altri temi. Il percorso è ancora lungo e va fatto collettivamente da uomini e donne perché la parità non è un traguardo da raggiungere solo dalle donne ma l’intera società».

I recenti episodi di cronaca hanno portato la nostra regione alla ribalta nazionale per il femminicidio di Renata Rapposelli e di Pamela Mastropietro.  Secondo lei perché questa recrudescenza di brutalità verso le donne, in un territorio come il nostro, che rispetto ad altre regioni, è sempre stato considerato più “tranquillo”?

«La violenza di genere c’è sempre stata purtroppo diciamo che è un fenomeno caratterizzato dal sommerso e dalla difficoltà delle donne di denunciare. Se pensiamo che nel corso del 2016 ben 417 donne hanno fatto richiesta di aiuto ai Centri antiviolenza e questi dati sono solo la punta dell’iceberg del fenomeno, e ci dice che non siamo più quell’isola felice che pensavamo».

Molto è stato fatto nelle Marche per promuovere la parità di genere, su quale fronte pensa si debba ancora lavorare? E quali saranno le sue prossime iniziative?

«La violenza di genere c’è sempre stata purtroppo diciamo che è un fenomeno caratterizzato dal sommerso e dalla difficoltà delle donne di denunciare. Se pensiamo che nel corso del 2016 ben 417 donne hanno fatto richiesta di aiuto ai Centri antiviolenza e questi dati sono solo la punta dell’iceberg del fenomeno, e ci dice che non siamo più quell’isola felice che pensavamo».

LE INIZIATIVE DELLA COMMISSIONE REGIONALE PARI OPPORTUNITA’

Nel pomeriggio di oggi, a Palazzo delle Marche, la Commissione sarà presente all’appuntamento nell’ambito del quale verrà illustrato il “Dizionario biografico delle donne marchigiane”, a cura di Marco Severini e Lidia Pupilli, con i profili di circa 300 protagoniste degli ultimi due secoli.

Il 16 marzo, l’evento clou in Regione, a Palazzo Li Madou, dove si terrà la Conferenza nazionale delle Presidenti degli organismi di parità. Un confronto sulle politiche di genere che si snoderà per l’intera giornata attraverso dibattiti e tavole rotonde, raccogliendo il contributo diretto delle donne protagoniste della vita politica, economica ed amministrativa marchigiana.