Voglia di Made in Italy. Al Salone del Mobile (e sul mercato) le Marche in prima fila per qualità e innovazione

«Oggi, più dei limiti, vedo delle straordinarie potenzialità per il settore e un sentimento comune che fino a pochi anni fa era impossibile immaginare: ci presentiamo come sistema regionale». L'intervista al presidente del Gruppo Mobili di Confindustria Pesaro Urbino Filippo Antonelli sui nuovi scenari di un comparto in crescita che parla al "plurale"

Filippo Antonelli, presidente del Gruppo Mobili di Confindustria Pesaro Urbino
Filippo Antonelli, presidente del Gruppo Mobili di Confindustria Pesaro Urbino

Piccole, ma creative. Tante ma pronte a rispondere velocemente a un mercato oggi in grado di esaltare e gratificare i concetti di ‘Made in Italy’, sostenibilità e sicurezza. I mobilieri delle Marche si preparano a mettersi in mostra al Salone del Mobile di Milano (dal 17 al 22 aprile) che registra in questa 57esima 2mila espositori, mentre sono attesi 300mila visitatori provenienti da più di 165 paesi del mondo. «Le aziende del territorio si presentano consapevoli di avere di fronte migliaia di occhi esperti e interessati che non si possono ingannare in alcun modo», dice il presidente del Gruppo Mobili di Confindustria Pesaro Urbino Filippo Antonelli. La filiera marchigiana del legno produce 2,5 milioni di fatturato all’anno con 18mila addetti e le Marche sono quinte per le esportazioni che dal 2009 sono aumentate del 65% (dati Federlegno).

Presidente Antonelli, il distretto Marche del Mobile è ancora quarto in Italia dopo quello della Lombardia, del Veneto e del Friuli Venezia Giulia?
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Dal punto di vista quantitativo, non ci sono dubbi: il quarto posto della nostra regione è consolidato da tempo. Dal punto di vista della qualità e dell’innovazione dei prodotti, invece, mi sento di inserire il nostro distetto tra i leader in Italia. Lo confermano la clientela e gli operatori di tutto il mondo, la crescita continua dell’export – che per Pesaro, ad esempio, è iniziata nel 2009 e non si è più interrotta – ma soprattutto la vocazione dei nostri mobilieri a rispondere velocemente a un mercato oggi orientato a concetti come ‘Made in Italy’, sostenibilità ambientale, sicurezza.

Rispetto a queste regioni cosa manca alle imprese marchigiane? Sono ancora tante e troppo piccole?
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La piccola dimensione può essere considerata una debolezza, soprattutto perché la vera sfida è fuori dai confini nazionali e per esportare bisogna avere le spalle solide. Ma conosco tante aziende di piccola dimensione, che fanno un prodotto di nicchia e che riescono a competere proprio offrendo garanzie di qualità e innovazione».

Bene le esportazioni, ma troppo forte la concorrenza magari anche cinese?
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Quella della concorrenza cinese oggi è una leggenda. Intanto perché l’arredamento marchigiano va bene anche in Cina, dove c’è un target medio-alto che adora avere in casa pezzi esclusivi realizzati in Italia. E questa voglia di ‘Made in Italy’ la si incontra in ogni parte del mondo, mi verrebbe da dire senza esclusioni. Se poi per Cina si intende far concorrenza a un prodotto che fa del prezzo la sua unica variante competitiva, il mobile marchigiano era così negli anni Ottanta e di quel modo di produrre e vendere oggi non c’è più traccia».

Quali sono i punti di forza del distretto marchigiano? E i limiti…
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Il vero punto di forza sono gli imprenditori e la loro capacità di essere visionari e proattivi. Si pensi, ad esempio, a quanti stanno investendo nella digitalizzazione delle loro aziende e dei loro servizi pre e post vendita; o a quanti, dando retta anche a un’intuizione, hanno modificato la propria organizzazione, il proprio prodotto, il proprio orientamento sul mercato. Oggi, più dei limiti, vedo delle straordinarie potenzialità e un sentimento comune che fino a pochi anni fa era impossibile immaginare: ci presentiamo come sistema regionale e questo ci consente una maggiore efficacia quando ci rapportiamo e progettiamo sui tavoli regionali e nazionali».

Salone del Mobile 2018. La press conference (foto: https://www.salonemilano.it)

Come le Marche si presentano al Salone del Mobile? Che occasione è oggi per le aziende rispetto al passato?
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Quella di Rho-Milano è la più importante kermesse specializzata al mondo. E c’è un’intera città metropolitana che si trasforma in un palcoscenico fantastico. Le aziende marchigiane si presentano consapevoli di avere di fronte migliaia di occhi esperti e interessati, che non si possono ingannare in alcun modo».

Quanto si investe oggi in innovazione e tecnologia?
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Molto di più rispetto al passato, ancora meno rispetto a quanto l’evoluzione continua del mercato richiede».

Quanto è importante il rappporto tra impresa/scuola/università? Funziona questo legame e cosa cercano le aziende dai giovani?
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Si tratta di un legame solido e convinto, che comincia all’interno degli istituti tecnici e che arriva fino all’alta formazione: senza università e centri di ricerca, a cominciare da quelli presenti nelle Marche, le aziende, e non solo quelle del mobile, non vanno da nessuna parte».