Tatuatore, piercer, pittore e scrittore. Tommaso Buglioni e la sua passione per l’arte

Amante dello stile biomeccanico ma conoscitore di tutti gli stili dell'arte del tatuaggio, "Tom Tattoo" da oltre 30 anni ha il suo studio in via XXIX Settembre: «La più grande soddisfazione è quando i clienti mi dicono che ho realizzato proprio quello che avevano in mente»

Tommaso Buglioni

ANCONA  – Tommaso Buglioni, in arte Tom Tattoo, è tatuatore e piercer professionista, uno dei pionieri del tatuaggio italiano. Nato nel 1961 ad Ancona, da oltre 30 anni ha il suo studio in via XXIX Settembre. Profondo conoscitore di tutti gli stili dell’arte del tatuaggio, ha lavorato anche all’estero e ha partecipato alle più importanti tattoo convention internazionali, da Tokyo a New York passando per Parigi e Berlino, Nuova Zelanda, Polinesia e ha anche ricevuto due riconoscimenti alla carriera: nel 2013, alla I Ankon Tattoo Convention di Ancona e nel 2007 alla New York Tattoo Convention.

Lo studio di Tommaso Buglioni in via XXIX Settembre

Un team di scienziati ha recentemente scoperto che gli inchiostri usati per i tatuaggi possono liberare minuscole particelle, capaci di viaggiare nel sangue fino a raggiungere i linfonodi, provocandone un rigonfiamento cronico. Cosa ne pensi?
«Non escludo che sia possibile. Il mercato dei colori è così vasto che è probabile che ci sia qualcosa di non ottimale per l’organismo umano. Attenzione però a creare allarmismi inutili. L’importante è rivolgersi a tatuatori con grande esperienza e andare negli studi certificati perché sono controllati periodicamente da Nas e Asl che comprovano che quello che viene utilizzato non è dannoso. C’è chi è preoccupato per gli effetti dei tatuaggi, ma tutto quello che noi mangiamo, beviamo e respiriamo siamo sicuri che siano tutte cose che facciano bene? Io lo escludo. Per esempio penso all’allevamento intensivo di polli per farli crescere velocemente. Non credo che mangiandoli facciano molto bene all’organismo. Mi meraviglierei quindi se nel mondo del tatuaggio tutto fosse perfetto. Io comunque utilizzo colori americani che ora sono certificati, ma che per decenni sono stati messi a dura prova e analizzati dai Nas. Se non bastasse, per essere sicuro, a mie spese ho fatto analizzare i colori anche da un istituto di analisi chimiche e assicuro che li posso utilizzare».

Quali sono i soggetti più richiesti in questo momento? I clienti ti lasciano carta bianca?
«I miei clienti hanno sempre le idee ben chiare e rispetto sempre le loro richieste. Poi ovviamente li consiglio al meglio. Le richieste sono tante, dal tatuaggio giapponese al tribale marchesano, polinesiano, maori, samoano, ma molti chiedono anche i ritratti di parenti, come figli, madri, padri, o di animali. Io cerco di esaudire le richieste di tutti e faccio un tipo di ritratto abbastanza solido, in modo che duri almeno 30 anni e che i tratti somatici non cambino con il passar del tempo».

Tommaso Buglioni

Quali sono i tuoi soggetti preferiti da tatuare e perché?
«Io amo molto lo stile biomeccanico, perché ho una grande passione per la fantascienza e per il mondo fantastico. Ho sempre guardato con molto interesse Guy Aitchison, artista di Chicago e guru dello stile biomeccanico. Da lui arrivava gente persino dal Giappone. Anni fa ho fatto un seminario da lui, l’ho conosciuto, siamo diventati amici, abbiamo una corrispondenza e ho collaborato per un suo libro. Ho così cercato di portare in Italia questo genere che però non è commerciale e, quindi, purtroppo non è scelto da tantissima gente».

Qualche personaggio noto che hai tatuato?
«Alessandro Costacurta, Martina Colombari, Omar Pedrini, J-Ax, Big Jimmy, Tania Cagnotto e tanti altri. Per me oggi però il vero personaggio famoso è il padre di famiglia, quello che ha due o tre figli, che sbarca il lunario, che vive la quotidianità difficile. Per quanto riguarda la gente del mondo dello spettacolo, sono onorato della loro visita e della loro amicizia, ma ritengo che adesso i veri superuomini siano coloro che sopravvivono ad una quotidianità difficile come quella che viviamo oggi».

Performance di body painting di Tommaso Buglioni

Le regole per il tatuaggio perfetto?
«Un tatuatore deve essere prima di tutto un appassionato del proprio lavoro e bisogna andare da chi ha una grande esperienza. Il cliente invece deve essere convinto al cento per cento del tatuaggio che sceglie. Purtroppo il 50% delle persone decide di farsi fare un tatuaggio per pura moda. Ognuno ha una sua tecnica, un suo modo di tatuare che ha sperimentato nel corso degli anni. Io per esempio sono abbastanza veloce, molto metodico, cerco di essere quanto più preciso possibile, vicino alle aspettative del cliente e questo non mi ha mai tradito nel corso degli anni. Io non sfoggio il mio estro al cliente, io sono un attento ascoltatore delle loro richieste e cerco sempre di capire che cosa desiderano. La mia più grande soddisfazione è quando mi dicono: “Hai fatto proprio quello che avevo in mente”. Un buon tatuatore deve essere un buon psicologo, deve essere uno che carpisce dalla testa del cliente quello che lui vuole. Questa è la mia tecnica preferita».

La Biennale di Venezia quest’anno ha ospitato per la prima volta al mondo un tautatore. Un altro riconoscimento al tatuaggio come forma d’arte contemporanea?
«È una grande soddisfazione, ma il tatuaggio è ormai stra-sdoganato e riconosciuto come forma d’arte contemporanea. Tante sono le manifestazioni finora che ne hanno certificato la grandezza e la più grande certificazione è che nel museo archeologico di Bolzano c’è la mummia del Similaun, sul cui corpo sono stati ritrovati tanti tatuaggi. Un uomo 5400 anni fa portava già sul suo corpo diversi tatuaggi e ciò ancora stupisce e affascina l’uomo».

Tele realizzate da Buglioni che ritraggono Umbertì, clochard anconetano

Oltre ad essere tatuatore, sei pittore e scrittore. Progetti per il futuro?
«Dipingo quadri e scrivo poesie. Adesso sto scrivendo un libro sulla vita di Umbertì, l’ultimo Re di Ancona. È un personaggio che mi ha sempre incuriosito e affascinato e che ho seguito sin da quando ero piccolo. In questi anni ho allestito una mostra con delle sue immagini, ho scritto poesie su di lui e poi è emersa l’esigenza di scrivere un libro».