Ospedali Riuniti: botta e risposta tra sindacati e direzione ospedaliera sugli stipendi

Al centro del contendere l'accordo di produttività collettiva e i recuperi sugli splafonamenti. Maraldo: «Ormai abbiamo ricevuto oltre 5 o 6 comunicazioni uguali in un mese. Questo toglie serenità all'ambiente»

L'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona

ANCONA – Si riaccende la polemica tra i sindacati e la direzione ospedaliera di Torrette sulla questione degli stipendi. Questa volta al centro del contendere ci sarebbe l’accordo sulla produttività collettiva 2018 siglato lo scorso 17 dicembre, ma che secondo Cgil e Uil sarebbe per ora solo un ipotesi e non un accordo definitivo,  e l’acconto sulla quota di produttività che sarà erogato a gennaio 2019. Ma i sindacati tornano nuovamente a puntare il dito anche sulla questione degli splafonamenti: 2.800 dipendenti del comparto da gennaio 2019 e per gli 8 anni successivi «inizieranno a pagare la decurtazione del proprio salario accessorio a causa degli errori aziendali fatti negli anni antecedenti il 2015, ma non solo – scrivono Cgil e Uil in una nota – Errori, dovuti alla carenza di personale e conseguentemente ad un eccessivo ricorso allo straordinario in una cattiva gestione del personale e dell’organizzazione lavoro. Errori aziendali che pagheranno i dipendenti con i propri soldi, con il risultato di avere una quota di produttività più bassa di quello che avrebbero dovuto percepire, di quello che prevedeva e che prevede il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro».

Antonello Maraldo

Secca la replica del direttore amministrativo degli Ospedali Riuniti Antonello Maraldo: «È normale che sia un ipotesi di accordo – spiega – perché la legge prevede che ci sia l’ipotesi di accordo, la certificazione del collegio sindacale e la firma definitiva. Normalmente la firma definitiva è uguale all’ipotesi di accordo. Definirlo ipotesi non toglie valore all’accordo stesso: è nella procedura stabilita dal Decreto 165,  per cui non togliamo valore a un lavoro fatto perché è proprio in virtù dell’ipotesi di accordo che possiamo pagare l’acconto a gennaio».

Nel corso dell’incontro del 17 dicembre scorso, Cgil e Uil avevano chiesto alla direzione ospedaliera che la quota economica di produttività fosse comprensiva dei residui dei fondi degli anni precedenti: periodo che va dal 2012 al 2017, per una somma pari ad euro 1.712.641,24. Somma che, secondo i sindacati e le previsioni del CCNL, «dovrebbe essere liquidata ai dipendenti ma che invece andrà a ricoprire parte del “debito” che ha contratto l’Azienda». Inoltre Cgil e Uil ribadiscono che «il modesto incremento del fondo della Produttività collettiva dal 2017 al 2018 è dovuto principalmente al rinnovo del CCNL 2016/2018 per la rivalutazione dei fondi contrattuali scaturente dalle norme nazionali. Pertanto – proseguono nella nota congiunta – “possiamo comprendere” ma non condividere l’entusiasmo della Direzione rispetto all’accordo di Produttività collettiva del Comparto. Il peggio è, che in questa brutta vicenda, ci sono “sindacati di mestiere” che continuano a dire menzogne ai propri colleghi riferendo di accordi e quote ma non spiegando che la quota della produttività non è quella prevista dal CCNL e adeguata anche alle altre Aziende del Servizio sanitario regionale. E’ inutile che l’Azienda continui a decantare come un successo il pagamento delle fasce economiche per 429 dipendenti nel mese di novembre, poiché tale liquidazione era un atto dovuto in quanto già concordato nell’accordo sulle progressioni orizzontali di carriera (fasce economiche) già sottoscritto nel 2016 con i sindacati, per cui bastava e si doveva solo applicarlo. Dispiace – concludono – continuare a vedere distorta la verità sui fondi contrattuali legati agli accordi sindacali sottoscritti, ma la Fp Cgil e la Uil Fpl continueranno a raccontare la verità su questa annosa vicenda e soprattutto continueranno nella tutela delle lavoratrici e dei lavoratori degli Ospedali Riuniti di Ancona da chi, senza scrupoli, continua a raccontare mezze verità».

Il fondo è pari a «2 milioni e 200 mila euro – replica Antonello Maraldo – dovremo applicare la prima rateazione da 460 mila: ecco che andremo a distribuire la differenza tra il fondo e la rateazione, ma la rata è quell’azione di recupero di cui abbiamo parlato più volte. Se non ci fosse questo fondo, la rata consisterebbe in soldi presi materialmente dalle tasche dei dipendenti. Sicuramente pagheremo un minor incentivo, ma il fondo fasce e lo straordinario sono intatti. Quindi confermo che c’è  un’azione di recupero, ma confermo anche che il fondo parte da 2 milione e 200 mila euro».

Sulla questione dei residui «c’è un errore – puntualizza il direttore amministrativo degli Ospedali Riuniti – non giochiamo con le cifre questo milione e 700 mila euro di residuo è servito per ridurre il debito precedente. Avevamo da recuperare 5 milioni e 100 mila euro, avevamo da erogare questo residuo, ovvero un milione e 700 mila euro, la differenza tra l’uno e l’altro produce un minor debito residuo di 3 milioni e 400 mila euro. Di fatto questi residui abbattendo il debito è come se li avessero tutti pagati. Non è vero che c’è un residuo da pagare, la delibera chiaramente dice che questo residuo viene utilizzato per pagare il debito precedente e questo lo afferma proprio la determina del novembre scorso».

Maraldo lancia infine un appello alla pacificazione: «ormai abbiamo ricevuto oltre 5 o 6 comunicazioni uguali in un mese. Questo toglie serenità all’ambiente, non aggiunge valore e impegna gli uffici in attività di interlocuzioni doppie e triple – conclude – È ora di tornare ad un dialogo più sereno».