Sanità, Marche e Cina si studiano da vicino. Caporossi fa il punto su innovazione, cronicità e fake news

Una collaborazione strategica, siglata dai ministri della salute italiano e quello della Repubblica Popolare nel 2011, e successivamente rinnovata per il triennio 2016-2018. Il direttore dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona racconta questa esperienza

Sinergia un ambito sanitario tra Marche e Cina
Sinergia un ambito sanitario tra Marche e Cina

ANCONA – Un’occasione di confronto e di reciproco scambio sui temi della sanità. È quella che si è presentata nell’ambito del progetto di cooperazione Cina-Marche, che ha portato ad Ancona oltre 200 tra medici e direttori ospedalieri cinesi. Una collaborazione strategica, siglata dai ministri della salute italiano e cinese nel 2011, e successivamente rinnovata per il triennio 2016-2018. Obiettivo dell’iniziativa promuovere sinergie nella gestione dei sistemi sanitari, farmaceutico e biomedicale, nella sicurezza alimentare e nutrizionale, nella ricerca e formazione di manager e medici cinesi oltre che dei servizi sanitari (telemedicina, sanità elettronica, informatizzazione dei dati).

Da sinistra Antonello Maraldo, e Michele Caporossi insieme ad un dirigente sanitario cinese

«Abbiamo ricevuto la visita di venticinque direttori generali di Ospedali cinesi – racconta Michele Caporossi, direttore dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona –  un confronto molto interessante. I cinesi stanno affiancando alla medicina tradizionale cinese la western medicine, ossia la medicina occidentale, valutando quali siano i motivi di efficacia pratica. Un grande passaggio epocale, anche con grandi investimenti tecnologici, quello che stanno compiendo, e nell’ambito di questo loro grande sviluppo sono venuti a vedere qual’è il miracolo che riusciamo a compiere noi italiani, che nonostante le limitate risorse di cui disponiamo riusciamo a garantire l’accesso a tutti, in tutte le fasi della vita e in qualsiasi condizione di difficoltà, al Servizio Sanitario Nazionale. Un miracolo italiano, visto che in altre nazioni, come avviene nella ricca e civile America, se non si dispone della carta di credito non si può ricorrere a tante prestazioni. Anche noi siamo molto interessati a loro, perché i loro modelli di sviluppo caratterizzati da grandi numeri, sono per noi una fonte di ricchezza culturale, sia dal punto di vista epidemiologico, per vedere come evolve la loro risposta alle malattie, sia dal punto di vista del sistema organizzativo».

La maggior parte dei direttori generali cinesi, infatti si trova a gestire realtà ospedaliere di circa 4mila posti letto, numeri molto alti, se si considera che l’Ospedale di Torrette, struttura di riferimento regionale ha circa 940 posti letto. Un’occasione di crescita per entrambi, come sottolinea Caporossi, per vedere la mondializzazione come opportunità. «Le Marche possono apprendere dalla Cina le capacità ideative, progettuali e organizzative, ma anche l’innovazione, caratterizzata da un’altissima automazione. Sono molto avanzati – ha sottolineato Caporossi – Ci siamo dati altri appuntamenti. Ogni anno riceviamo circa duecento medici che vengono a fare degli stage di circa tre mesi e da questi scambi stanno nascendo man mano tante opportunità e occasioni per crescere guardando anche alle difficoltà che hanno gli altri, ma anche alla grande voglia di crescere, mentre loro guardano alla nostra esperienza, al nostro modo di mettere in campo dei modelli basati sulla giustizia sociale.

Ma la cosa più importante che è emersa da questo colloquio è il loro interesse per l’aspetto umano: loro hanno un infermiere ogni 20 posti letto, noi uno ogni 3 posti letto e per questo ci guardano con ammirazione, perché capiscono che non è solo l’automazione a fare buona la sanità, la nostra sanità è buona perché ha mantenuto un buon rapporto medico paziente e tra paziente e operatori. La nostra tradizione è quella di badare molto ai rapporti tra le persone, ed è questa che in qualche maniera ci invidiano. Spero che la nostra lezione possa essere utile, così come possa essere utile vedere quali sono i limiti in uno sviluppo tecnologico che noi pensiamo risolutivo di tutti i problemi, mentre in realtà non li risolve. I problemi si risolvono quando le persone si guardano, si parlano, si ascoltano e c’è una capacità di capire i bisogni degli altri e su questi di orientare tutte le migliori tecnologie».

Michele Caporossi, direttore generale Azienda Ospedali Riuniti
Michele Caporossi, direttore generale Azienda Ospedali Riuniti

Caporossi, parlando del rapporto medico-paziente, come si è evoluto negli ultimi anni con l’avvento di internet? Alcuni sembrano non fidarsi più neanche dei primari e spesso si rivolgono al medico con la diagnosi del dottor Google già in mano. Informazioni reperite online, che il più delle volte si rivelano fake news. Come vede la situazione?
«Siamo nel pieno di uno sviluppo tumultuoso delle fake news, perché le persone si documentano su internet e in qualsiasi momento della giornata, attraverso il cellulare, possono leggere cos’è una malattia e dove si cura. Spesso le informazioni che arrivano sono assolutamente sbagliate e dannose, pensiamo al paziente oncologico che ha ricevuto l’informazione su internet che il cancro si cura con il bicarbonato di sodio e che le chemioterapie non vanno fatte perché ti uccidono. Noi quotidianamente lottiamo contro queste fake news e più andiamo avanti e più queste informazioni sono diffuse. Come la questione dei vaccini: ci sono morti di morbillo, sia tra i bambini sia tra gli adulti, perché qualcuno non li ha voluti vaccinare o perché non si sono voluti vaccinare. Questa lotta alle fake news è forse la più grade frontiera e sfida che abbiamo di fronte. Nella nostra “azienda” ci siamo armati di uno sportello anti fake news a livello oncologico e di un altro per l’Aids. Noti e tristi fatti di cronaca recenti, dimostrano che occorre ribadire a tutti che l’Aids è una malattia e che non è qualcosa che non esiste.

È necessario ricordare che quando si ha un problema sanitario o quando si hanno comportamenti alimentari e stili di vita sbagliati, occorre rivolgersi al medico. La salute non è semplicemente una risposta sanitaria, la salute è il primo bene che ha ciascuno di noi possiede, quindi non ci si può affidare agli improvvisatori o a quello che sta scritto su uno schermo. Venite nelle strutture, ci saranno forse difficoltà per accedere, però i nostri operatori, gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale delle Marche sono assolutamente all’altezza del compito. Siamo delle strutture di eccellenza, lo dico perché è effettivamente questo quello che proviene dalla valutazione internazionale che ci viene fatta nella comparazione con gli altri sistemi».

Nell’ultimo periodo avete investito molto in innovazione e tecnologia, pensiamo alla Tac Revolution. Ci sono altre novità in vista?
«Torrette e il Salesi sono dei grandi cantieri aperti in questo momento: all’interno di Torrette abbiamo aperti o in via di apertura 12 cantieri, come quello per accogliere la Risonanza Magnetica Pet a Tre Tesla che sarà posizionata in un bunker sotterraneo, ci sono altri cantieri per spostare dei reparti da un piano all’altro, altri per la messa a norma antincendio e antisismica. Poi c’è il cantiere della cucina che è finito e che ci consentirà di avere al più presto la nostra cucina aziendale, senza dover più prendere il cibo da fuori. Tutto questo è innovazione c’è un grande sforzo di investimenti che la Regione ci ha permesso di fare, stiamo investendo oltre 40milioni di euro per tutte queste iniziative. Da qui ai prossimi mesi, saremo contrappuntati da appuntamenti continui, non tanto per tagli al nastro, perché quelli sono solo un fatto simbolico, ma innovazioni concrete che entrano nel percorso di assistenza a vantaggio dei cittadini».

Quali saranno queste innovazioni?
«Partiamo dal Pronto Soccorso, lo abbiamo già annunciato, avremo il Lean Management, che consentirà una maggiore snellezza nell’accesso, con doppia postazione ecografica.

In autunno partiranno le Sale Ibride, sale dove il paziente cardiologico, neurologico e anche di altre discipline potrà essere trattato senza dover essere spostato. Facciamo un esempio: il paziente che ha un infarto può entrare in questa sala per fare un’angioplastica, nella stessa sala se c’è necessità può fare anche l’intervento di cardiochirurgia, di elettrofisiologia, o per le aritmie cardiache. Queste sono grandi innovazioni che porteranno ad avere nelle Marche, attraverso il nostro Ospedale l’eccellenza massima.

Poi c’è il cantiere del Salesi che prenderà il via nel momento in cui la Regione avrà concluso la gara dell’Ospedale Pediatrico Specializzato. Ci sono i sette cantieri collegati con lo spostamento di Ostetricia e Ginecologia dall’attuale sede del Salesi al nostro sesto piano, e questo comporta liberare il sesto piano dalle altre discipline che lo occupano attualmente,  razionalizzare tutto ed eseguire i lavori per mettere una neonatologia nei reparti nuovi di zecca. Queste sono solo alcune delle novità, che danno il senso di quello che è un grande sforzo».

In merito al nuovo Salesi, alcuni paventano il rischio di un sottodimensionamento degli spazi. È un rischio concreto o è solo un timore?
«Per quanto riguarda ostetricia e ginecologia, andiamo a costruire e a installare all’interno del sesto piano un insediamento di 70 posti letto, quindi qualcuno in più rispetto a quelli che ci sono attualmente e sono assolutamente sufficienti per quella che è l’offerta attuale e futura. Questo riguarda anche la neonatologia, e quindi la terapia intensiva neonatale per i bambini che sono nati prima del termine, dove avremo una dotazione di 35 culle, quando oggi ne abbiamo 31. Questo ci renderà in grado di coprire tutti i bisogni della Regione.

Il Salesi per quanto riguarda il nuovo ospedale pediatrico specializzato è un progetto che ha realizzato e sta portando avanti la Regione: sarà un ospedale più grande e meglio organizzato rispetto a quello di adesso. Certamente ci saranno meno sprechi di spazio perché oggi il Salesi ha molti corridoi e ripetizioni, che saranno eliminati all’interno di una struttura moderna come quella che si farà».