Case abusive, nelle Marche sono 896 le ordinanze di demolizione

I numeri emergono dal dossier di Legambiente “Abbatti l’abuso. I numeri delle (mancate) demolizioni dei comuni italiani”

Abuso Edilizio (Foto: Legambiente)

ANCONA- Case abusive non abbattute, nelle Marche sono 896 le ordinanze di demolizione di cui solo 234 eseguite. All’appello ne mancano 662 e di queste solo 2 sono state trascritte nel registro immobiliare. È quanto emerge dal dossier di Legambiente “Abbatti l’abuso. I numeri delle (mancate) demolizioni dei comuni italiani” presentato questa mattina (22 settembre) a Palermo assieme alla proposta normativa in Parlamento. L’indagine è stata realizzata dall’associazione a partire dai dati forniti da 1.804 comuni italiani (il 22,6% del totale), con un’analisi del fenomeno dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio.

«È ora di chiudere questa pagina vergognosa della storia italiana che ha prodotto e alimentato illegalità e ha cambiato i connotati, devastandole, a intere aree del Paese– commenta Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche –. Il contrasto all’abusivismo edilizio è una battaglia cruciale per la nostra regione, dove, in un territorio di per sé già vulnerabile, la cementificazione selvaggia intreccia tragicamente i suoi effetti con maltempo ed eventi naturali come il terremoto. Per tentare di dire stop al consumo di suolo nella nostra regione, lo scorso giugno il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione per fermare il consumo di suolo della costa. Chiediamo che quanto prima diventi legge. Tenere alta la vigilanza su questo tema è di fondamentale importanza».

Secondo Legambiente, il quadro complessivo che emerge dal dossier «conferma la sostanziale inerzia di fronte all’abusivismo e alle prescrizioni di legge rispetto alle procedure sanzionatorie e di ripristino della legalità. In Italia gli abbattimenti sono un obbligo previsto dalla legge, ma a quanto pare nella realtà sono poco più di una facoltà per i comuni. Così le demolizioni restano ferme al palo- spiega l’associazione in una nota-. Secondo la legge, infatti, il patrimonio edilizio abusivo, colpito da ordine di abbattimento non eseguito entro i tempi di legge, è a tutti gli effetti proprietà del Comune, che lo demolisce in danno dell’ex proprietario o può destinarlo a usi di pubblica utilità. È però evidente che negli uffici comunali preposti quasi nessuno pensa di dover seguire queste prescrizioni, anche a causa del ricatto elettorale».