Hiv: adolescenti disinformati e a rischio. Ecco i risultati del quiz rivolto agli studenti di Recanati

Presentato agli oltre 200 ragazzi dell'Istituto Tecnico Mattei, tra 15 e 16 anni di età, un questionario a scelta multipla e con voto finale. È la prima volta di un test simile in una scuola marchigiana. È stato condotto dal primario della Clinica di Infettivologia di Torrette, Andrea Giacometti e dal dottor Fabrizio Burzacchini della Lila, Lega Italiana per la lotta contro l’Aids

Adolescenti
Adolescenti

ANCONA – Adolescenti disinformati sull’Hiv e più a rischio di contagio. È quanto emerso nel corso di un esperimento condotto presso l’Istituto Tecnico Mattei di Recanati con l’obiettivo di determinare il livello di informazione degli studenti sulle malattie a trasmissione sessuale, con particolare riferimento ad Hiv-Aids, i loro dubbi, timori e le loro richieste. Oltre 200 i ragazzi coinvolti, tra i 15 e i 16 anni, chiamati a rispondere ad un questionario a risposta multipla con tanto di votazione finale.
L’esperimento realizzato per la prima volta con queste modalità in una scuola marchigiana, è stato condotto dal primario della Clinica di Infettivologia di Torrette, Andrea Giacometti e dal dottor Fabrizio Burzacchini della Anlaids, l’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’Aids.

LA SITUAZIONE NELLE MARCHE
Una fascia d’età scelta non a caso, quella dei ragazzi sottoposti al quiz; stando infatti a quanto risulta dai dati del COA, Centro Operativo Aids, dell’Istituto Superiore di Sanità, è proprio nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni che si è registrato, negli ultimi tempi, un picco di contagi, specie tra le ragazze. Una tendenza confermata anche nelle Marche dove nel 2018 si sono avuti 90 nuovi contagi, spiega il professor Andrea Giacometti, con numeri in crescita proprio tra gli adolescenti. Sono oltre 2.300 i pazienti in cura con antiretrovirali nella Clinica di Infettivologia di Torrette, anche se, come puntualizza il primario, si stima che ci siano almeno 500 persone affette da Hiv ma ignare di esserlo. Un sommerso, insomma, che fa paura proprio per il potenziale pericolo che costituisce per la società. Nuovi contagi scoperti grazie al test, nel caso dei giovani, o in seguito a malattie nel caso degli anziani.

GLI ESITI DELL’ESPERIMENTO
“L’Aids è una malattia a trasmissione sessuale?”, è la prima domanda alla quale sono stati chiamati a rispondere gli studenti. Se da un lato l’84% ha risposo correttamente con il sì, desta preoccupazione quel 9% di ragazzi secondo cui la malattia “non sarebbe trasmissibile sessualmemente» perché ancora «non stabilito con certezza».

Professor Andrea Giacometti, Direttore Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona

Un dato che rievoca alla mente «il fenomeno dei negazionisti dell’Aids che ha dimostrato di poter avere conseguenze addirittura peggiori rispetto alla semplice ignoranza sull’argomento» sottolinea il professor Giacometti.

Alla domanda su quale sia la causa dell’Aids, il 61% degli studenti ha risposto correttamente che si tratta di un virus, il 30% ritiene che sia un batterio, mentre il 9% sostiene che in realtà la causa non sia da imputare ad un microrganismo.

Per quanto riguarda i meccanismi di trasmissione del virus, i ragazzi hanno risposto correttamente nel 96% dei casi, ovvero per contatto sessuale, per contatto con sangue infetto e anche verticalmente da madre a figlio durante la gravidanza o l’allattamento. Risposte un pò meno precise, invece, per quanto riguarda i liquidi biologici che possono trasmettere l’Hiv. Il 93% degli studenti ha detto (correttamente) che la trasmissione avviene attraverso sangue, sperma, secrezioni vaginali, liquido pre-coitale, latte materno, anche se, per il 7% di questi, sono veicoli del contagio anche saliva e lacrime.

Proprio su quest’ultimo punto alla domanda “Il bacio può trasmettere l’infezione da Hiv?” le risposte sono state discordanti ed errate: per il 48% degli adolescenti sottoposti al quiz il bacio sarebbe veicolo di contagio, mentre per il 52% no (risposta corretta). Una domanda, quella sul bacio che ha «sollecitato l’interesse dei ragazzi – spiega il primario di Torrette -Anche coloro infatti che non reputano pericoloso il bacio ritengono per prudenza, e probabilmente non hanno tutti i torti, che in alcuni casi ci vuole buon senso: evitare il bacio se ci sono tracce evidenti di sangue sulle labbra o nella bocca».

Test Hiv
Test Hiv

I ragazzi hanno mostrato anche una sottovalutazione riguardo alla diffusione del virus. Solo il 42% di loro alla domanda su quanti fossero i soggetti con infezione da Hiv in Italia ha fornito il risultato corretto (120.000-150.000); quasi tutti gli altri hanno votato per valori tra 10 e 100 volte inferiori. Una sottovalutazione che «potrebbe avere un ruolo nella percezione errata del rischio», evidenzia Giacometti. Scarsa conoscenza e sottovalutazione anche in merito ai numeri relativi ai nuovi contagi: il 72% degli studenti ha infatti risposto in maniera errata ritenendo corretto il valore dieci volte inferiore a quello reale.

Durante l’esperimento agli studenti è stata mostrata la foto di una bella ragazza tratta da una campagna informativa sull’Hiv ed è stato loro chiesto se in lei fossero evidenti i segni dell’infezione: il 60% degli studenti ha risposto di non ritenere possibile la presenza dell’infezione in un individuo all’apparenza sano e di bell’aspetto. Infine, alla domanda su quale fascia di età e quale genere fosse più a rischio, l’80% ha risposto (correttamente) indicando la fascia di età tra i 15 e i 24 anni e per quanto riguarda il genere, quello femminile.

Ma perché se gli adolescenti sanno di essere a rischio si è verificato lo stesso questo picco di contagi?
«Questo fenomeno, probabilmente, non può essere ricondotto soltanto, come siamo soliti fare, alla carenza di informazione – evidenzia il primario – Potrebbero entrare in gioco altri fattori fra i quali l’errata percezione del rischio oppure la disinibizione nei comportamenti determinata dall’uso di alcolici o altre sostanze.

In effetti, qualora il giovane riesca ad avere accesso a tali “veleni” e ad assumerli, in maniera consapevole o inconsapevole, è fuori dubbio che non terrà conto delle informazioni ricevute sulla prevenzione dell’infezione da Hiv e delle altre malattie a trasmissione sessuale».

Adolescenti
Adolescenti

Dati che dimostrano un‘insufficiente conoscenza del rischio e, di conseguenza, una ridotta possibilità di adottare misure per evitare il contagio.
«Sicuramente non basta l’attività di volontariato effettuata nelle scuole o in altri centri per incidere in maniera adeguata sul problema. Occorrono altre iniziative ed altri contributi».

Il professor Giacometti, il dottor Luca Butini presidente dell’Anlaids e il dottor Burzacchini della Lila, si recano spesso nelle scuole per campagne di informazione tra i ragazzi. “Prevenire è meglio che curare” recitava uno spot di qualche anno fa. Infatti come spiega il primario di Torrette ogni individuo infettato da Hiv necessita di terapia per tutta la vita: «l’infezione viene tenuta sotto controllo, ma i costi non sono bassi».

In Italia sono circa 130.000-140.000 soggetti affetti dal virus: gli ultimi dati dicono che sono 117.163 quelli in terapia con i farmaci antiretrovirali, «con un costo complessivo di 689 milioni di euro nel 2017», precisa il professor Giacometti.
«I dati del Centro Operativo Aids dimostrano, in pratica, il fallimento delle poche iniziative attuate finora ed il poco spazio che si concede a questo problema nei mezzi di comunicazione», conclude il primario.