Giulia Domenichetti: «Da 15 anni combatto contro la discriminazione di genere nello sport»

«Il problema è culturale e riguarda tutti gli ambiti della società. Io mi arrabbio quando vedo le donne trattate come "veline" che accompagnano gli sportivi in campo», dice la calciatrice falcolnarese della Nazionale. La sua intervista

Giulia Domenichetti
Giulia Domenichetti (foto, profilo Fb ufficiale dell'atleta)

FALCONARA- È una discriminazione latente, con radici culturali profonde, quella nei confronti delle donne che praticano sport a livello professionistico. Perché in realtà, donne professioniste nello sport in Italia non ce ne sono.

Giulia Domenichetti
Giulia Domenichetti

Possono allenarsi tutti i giorni, impegnarsi come i colleghi maschi ma sono considerati professionisti sportivi solo i calciatori fino alla Lega Pro, i giocatori di Basket di A1, il ciclismo su strada e la boxe. E allora o vieni assunta da un corpo militare oppure combatti nel campo e fuori per vedere riconosciuti i tuoi diritti. È quello che fa Giulia Domenichetti, atleta falconarese che ha iniziato con il calcio A5 a 14 anni nell’Acf Ancosped Ancona.

Giulia, della discriminazione di genere nello sport se ne parla poco. Raccontaci come stanno le cose. «Ci sono sportive a tutti i livelli che si impegnano come professionisti ottenendo però una retribuzione che non è minimamente paragonabile. Molte atlete fanno altri lavori, per motivi economici, non hanno diritto alla malattia o alla maternità, battaglia su cui si sta dando da fare l’associazione Assist. Le donne sono discriminate in tutti gli sport, nel calcio questa distinzione è enorme: già in Italia si parla principalmente di calcio e ovviamente solo maschile, quindi tutti gli altri sport sono discriminati figuriamoci le donne che praticano altre discipline».

Tu hai vissuto episodi di discriminazione?
«L’ho vissuto sul campo: per anni le donne che giocano a calcio sono state trattate come scimmiette, dal punto di vista culturale siamo indietro anni luce rispetto all’Europa. Basti pensare che squadre come la Juve o la Fiorentina hanno formazioni femminili perché costrette dalla Figc, probabilmente redarguita dalla Uefa che aveva stanziato fondi in questa direzione. In Europa questo avviene spontaneamente da anni: in Italia vedremo i frutti, certo, prima o poi».

Una battaglia difficile quella della parità di genere, anche nel mondo dello sport…
«Certo, perché il problema è culturale e non riguarda solo lo sport ma tutti gli ambiti della società. Io mi arrabbio quando vedo le donne trattate come “veline” che accompagnano gli sportivi in campo: è umiliante per me che ho passato 15 anni di vita sportiva per ottenere credibilità, non dobbiamo essere noi le prime a farci trattare così. La Torres Sassari è stata per me una parentesi positiva in questo senso: è una realtà fortunata, una squadra forte che rappresenta una regione intera».

Da dove può partire il cambiamento?
«Dai vertici sportivi. Ormai gli episodi discriminanti non li si nota più, e questo è gravissimo: non basta dire “fatti una risata”, le cose vengono prese con troppa leggerezza. Se i vertici prendono poco seriamente le sportive di un certo livello, figuriamoci cosa succede per la giovane atleta agli inizi».

Idee chiare e grinta, come continuerai questa battaglia?
«Voglio dare il mio contributo per questa causa dedicandomi alle ragazze, alle sportive, continuerò a lavorare con loro».

Giulia Domenichetti ha vinto tre campionati con la Torres Sassari, quattro campionati e quattro supercoppe italiane sempre con la formazione arda. Due le Italy Women’s Cup vinte nel 2004 e nel 2008, cinque le partecipazioni alla Uefa Women’s Champions League, fino ai quarti di finale, una partecipazione alla Uefa Women’s Euro U19 nel 2003, e tre partecipazioni alla Uefa Women’s Euro Nazionale A. Fin dalla sua prima stagione nel mondo del pallone a rimbalzo controllato diviene punto fisso della Nazionale con quattro presenze e due gol. Ora Giulia gioca con il Montesilvano