Giornata Mondiale senza Tabacco: un marchigiano su quattro fuma

«Se pensiamo che le centraline in città consentono il blocco del traffico con valori pari a 75 microgrammi per metro cubo di polveri sottili dobbiamo riflettere sul fatto che in una stanza dove si è appena fumata una sigaretta si arriva a 400 microgrammi per metro cubo», dice Stefano Berti dell’Unità Operativa Promozione della Salute dell’Area Vasta 2

Nelle Marche una persona su quattro fuma (23,7%). Sono i dati forniti dal Sistema di Sorveglianza Passi per il periodo 2014-2017. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il fumo di tabacco è la prima causa evitabile di morte prematura nel mondo: ogni anno infatti sono 6 milioni le persone che muoiono per malattie legate al fumo di sigaretta. Per non parlare di quello passivo che causa il decesso di oltre 600 mila non fumatori, nuocendo più di quanto si possa immaginare. Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, si stima che in Italia il fumo provochi dalle 70 mila alle 83 mila morti all’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 e i 65 anni di età e oltre un milione sono gli anni di vita in buona salute “andati in fumo”.

La fascia d’età con la più alta percentuale di fumatori in Italia, così come nelle Marche, è quella compresa tra i 25-44 anni dove si registra un 33,7% per gli uomini e un 24,1% per le donne. Numeri impressionanti se si pensa che il fumo è uno dei pochi fattori di rischio che potrebbe essere completamente rimosso.

Quest’anno la Giornata Mondiale contro il Tabacco pone l’accento sui rischi cardiovascolari legati al tabagismo. Il fumo è un importante fattore di rischio nello sviluppo di malattie cardiovascolari e di altre patologie cronico-degenerative quali broncopneumopatie cronico-ostruttive ed osteoporosi.
Non solo. È anche una delle cause di molti tumori
.

«L’abitudine al tabagismo è responsabile dell’80% circa dei tumori al polmone e del 35% circa di tutte le altre neoplasie», come spiega la Professoressa Rossana Berardi, Direttrice della Clinica di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona- Università Politecnica delle Marche.

Rossana Berardi, Direttrice della Clinica di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona- Università Politecnica delle Marche, Direttore Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica, Direttore Centro di Riferimento Regionale di Genetica Oncologica, Vice Direttore Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari

«L’obiettivo è guarire, ma anche cercare di non ammalarsi», è questo l’appello lanciato ai giovani dalla professoressa Berardi, in partenza per il Congresso Mondiale di Oncologia Asco (American Society of Clinical Oncology) che si tiene negli Stati Uniti, a Chicago dal 1 al 5 giugno, e dove si parlerà anche di tumore al polmone, confrontando immunoterapia e chemioterapia.

«In termini di prevenzione c’è ancora molto da fare – sottolinea la primaria – perché sappiamo che il fumo è il fattore di rischio più importante, seguito dai fattori di esposizione ai cancerogeni ambientali. Occorre puntare molto sulle campagne educazionali, specie rivolte ai giovani. È per questo che nelle ultime settimane, come Clinica Oncologica dell’Università Politecnica delle Marche, abbiamo attivato il progetto RotariSani, partito dal Rotary di Senigallia, in collaborazione altri Rotary della nostra regione. Una iniziativa, che ha visto la presenza di giovani oncologi in alcune scuole superiori della provincia di Ancona per parlare ai ragazzi di fattori di rischio e di stili di vita modificabili». Un progetto ideato dalla stessa primaria di Oncologia, concluso la scorsa settimana, che ha interessato alcune scuole di Ancona, Jesi e Senigallia.

«Molto si sta facendo in termini terapeutici, come dimostra il fatto che la storia del tumore al polmone è cambiata profondamente negli ultimi anni – precisa la professoressa Berardi – una volta avevamo soltanto la chemioterapia, oggi il paziente viene prima studiato dal punto di vista biomolecolare, poi, se sono presenti determinati bersagli, possiamo utilizzare in sostituzione della chemioterapia farmaci biologici o immunoterapia. Queste nuove cure hanno condotto ad un’aspettativa di vita che è cambiata profondamente, ormai non si parla più di mesi, ma addirittura di anni di vita guadagnati nella malattia metastatica. In particolare l’immunoterapia ha mostrato la sua efficacia in pazienti affetti da tumore del polmone in stadio terzo, dopo radio e chemioterapia.

Uno degli studi rilevanti che verranno presentati al Congresso Mondiale di Oncologia nei prossimi giorni è quello sull’immunoterapia che ha dimostrato efficacia anche nei pazienti che non presentano il bersaglio PDL1 del farmaco testato. Questo rivoluzionerà un po’ il nostro approccio perché vorrà dire che l’immunoterapia potrà essere un’opzione importante in tutti i pazienti indipendentemente o meno dalla presenza del bersaglio del farmaco. Questo aprirà anche scenari di ricerca rilevanti nel tentativo di comprendere chi realmente potrà beneficiare di questi farmaci e perché sicuramente non è il bersaglio l’elemento dirimente, ma probabilmente interverranno altri fattori.
Tra i risultati che verranno esplorati durante il congresso uno dei fattori che verrà esplorato è l’utilizzo concomitante degli steroidi che sembra essere detrimentale quando si utilizzano questi farmaci».

Ma perché nonostante il fumo faccia notoriamente male, ancora tante persone sono dedite a questo “vizio”? «La sigaretta struttura l’identità persona e la sua gestualità», spiega Stefano Berti, responsabile dell’Unità Operativa Promozione della Salute dell’Area Vasta 2 Asur Marche, che gestisce Corsi per smettere di fumare denominati Smoke Free (dal 2001) in collaborazione con il Centro Antifumo dell’Ospedale di Osimo e il Dipartimento Dipendenze Patologiche di Ancona.

Dott. Stefano Berti
Responsabile Ufficio Promozione della Salute – Dipartimento di Prevenzione Area Vasta n. 2 sede di Ancona – ASUR Marche

«Molti fumano perché la sigaretta scandice le pause di relax, il piacere relazionale – sottolinea il sociologo e psicologo-. Si fuma prima di fare sesso e dopo averlo fatto, si fuma quando si è arrabbiati, quando si è annoiati, per concentrarsi e per scaricare l’ansia. Insomma è una droga perfetta, per così dire fondamentale nella vita delle persone, dopo che ne hanno sviluppato una dipendenza».

In base ai dati del sistema di sorveglianza Passi risulta che nel periodo 2008-11, quattro fumatori su dieci abbiano tentato di smettere di fumare. Tra i metodi più scelti cerotti e sigarette elettroniche, ma sono senza dubbio i corsi per smettere di fumare quelli che danno maggiori risultati, permettendo un successo nel 70% dei casi a fine corso che nella verifica di follow-up ad un anno diventa il 30-40% di cessazioni stabili, come spiega il dottor Stefano Berti.

Tra le motivazioni che spingono le persone a dire basta alle sigarette, in primis le preoccupazioni legate alla propria salute e a quella dei familiari. Le donne più frequentemente smettono di fumare in gravidanza, come sottolinea il dirigente, mentre per gli uomini la molla è rappresentata dai primi sintomi, come disturbi respiratori o cardiovascolari.

Nonostante il giro di vite imposto dalle normative, con l’introduzione del divieto di fumare nei locali pubblici e in auto in presenza di minori a bordo, sono ancora troppi i fumatori a non rispettare queste regole. Una trasgressione che diviene grave, specie in presenza di bambini piccoli.

«Se pensiamo che le centraline per la rilevazione degli inquinanti, posizionate nelle città, consentono il blocco traffico in presenza di valori pari a 75 microgrammi per metro cubo di polveri sottili – precisa il dottor Berti – dobbiamo riflettere sul fatto che in una stanza dove si è appena fumata una sola sigaretta tale livello arriva addirittura a 400 microgrammi per metro cubo, mentre in auto tocca punte che oscillano dai 700 ai 1200 microgrammi per metro cubo. Questo può rendere l’idea di quanto sia sottostimato il fenomeno dagli adulti».

Molto serie le implicazioni per la salute dei più piccoli, che vanno da un incremento dell’asma cronico, dei disturbi respiratori e della SIDS, sindrome da morte improvvisa, che triplica nelle situazioni nelle quali i neonati sono esposti al fumo nell’ambiente, come precisa Berti.

Ma danni si verificano anche in termini di «riduzione dal 10 al 40% della fertilità femminile e maschile – sottolinea il sanitario – mentre nell’uomo si hanno implicazioni anche per quanto riguarda l’impotenza. L’abitudine al tabagismo rende difficile l’ovulazione femminile e il proseguimento della gravidanza, aumentando del 50% il rischio di aborto spontaneo nei primi tre mesi di gravidanza. Molto dannoso in maternità, il fumo riduce anche qualità e quantità del latte materno. Spesso mi capita di vedere mamme che fumano mentre passeggiano con i figli piccoli in carrozzina, sconsiglio vivamente questa abitudine, perché il fumo si deposita anche negli abiti. Inoltre il tabagista continua ad esalare con il suo respiro polveri sottili. Su questo sono stati condotti numerosi studi, che hanno mostrato un picco incredibile di queste sostanze prodotto dalla respirazione del fumatore. È stato anche mostrato da alcuni esperimenti che le sigarette inquinano 10 volte più di un motore diesel».

Il tabacco contiene infatti sostanze molto letali, come sottolinea Berti. «Benzene, piombo, sostanze radioattive, formaldeide, polonio 210, arsenico, monossido di carbonio e nicotina, un veleno molto potente se si pensa che sono sufficienti 5-6 gocce di nicotina a provocare la morte di una persona – dice – Senza contare le sostanze irritanti in esso contenute, ne sono state calcolate fino a 4700. Questo perché insieme al tabacco si fumano anche conservanti, aromatizzanti, umidificanti e fertilizzanti, insomma tutto quello che entra nel tabacco durante la sua produzione. Inoltre è presente anche un mix di sostanze, come gli sbiancanti del fumo, o l’ammoniaca inserita nel tabacco per potenziare la volatilità del fumo e accelerarne l’assorbimento a livello cerebrale. Il fumo, tra le sostanze voluttuarie, è la più pericolosa, anche perché non ne esiste una dose non nociva, come precisa Stefano Berti: nel caso dell’alcool ad esempio un bicchiere a pasto non produce conseguenze mentre anche una sola sigaretta produce danni certi».

Per dire basta al fumo l’Asur Area Vasta 2 organizza appositi corsi che si avvalgono della terapia integrata, che coniuga approccio farmacologico, psicologico, mindfullness e terapia di gruppo.

«Un protocollo in linea con le direttive nazionali – spiega Berti – che utilizza la Citisina, un farmaco efficace del contrastare la dipendenza da nicotina. Poco conosciuto in Italia, ma molto utilizzato nei Paesi dell’Est Europa per la sua provata azione e per l’assenza di effetti collaterali, viene estratto dal Maggiociondolo. Questa sostanza si lega ai recettori nicotinici, riuscendo così a lenire le crisi di astinenza e a renderle più tollerabili. Oltre alla Citisina utilizziamo anche sostituti nicotinici, come cerotti transdermici, spray nasali e compresse sublinguali».

Molto efficace nella prevenzione delle ricadute la Mindullness, «una tecnica di meditazione che permette alla persona di sperimentare la propria centratura, aiutandola a liberarsi dai meccanismi di coazione a ripetere – precisa Stefano Berti – e la pratica quotidiana dei Cinque Tibetani, esercizi yoga che donano quell’effetto energizzante che prima era indotto dalla nicotina. Scopo di questa tecnica meditativa è quello di restituire al fumatore la coscienza dei propri atti e comportamenti, in modo da non agire più impulsivamente e in automatismo. Una consapevolezza che porta a recuperare il proprio centro decisionale. Di supporto alle terapie in alcuni casi utilizziamo anche valeriana, iperico e passiflora, che hanno mostrato una loro utilità. Chi si iscrive ai nostri corsi, della durata di due mesi, viene sottoposto a test psicologici, per avere una fotografia del proprio essere fumatore, un quadro della situazione personale che viene poi commentato insieme e alla misurazione del monossido di carbonio presente nel respiro del fumatore. Un controllo che viene effettuato anche nei follow-up successivi alla fine del corso, che vengono eseguiti a uno, quattro e 10 mesi».

Un approccio, quello utilizzato dall’Unità Operativa di Ancona che non si concentra esclusivamente sull’eliminazione dell’abitudine al tabagismo, col rischio di risultare limitativa, ma che cerca di aggiungere aspetti di gratificazione e porta il fumatore alla scoperta di nuovi stili di vita più salutari.
«I pazienti scoprono nuovi aspetti di sé, ritrovano il gusto di sapori e odori persi con il tempo, hanno migliori performance fisiche perché dispnea e affanno regrediscono – conclude il dottor Berti –  Inoltre rileviamo un maggiore entusiasmo verso la vita, perché le persone acquisiscono una maggiore autostima. Non trascurabile anche il vantaggio in termini economici, che porta molti di loro a potersi concedere dei viaggi pagandoli con i soldi risparmiati dalla cessazione della dipendenza dal fumo».