Dieta macrobiotica, tra verità e falsi miti

La vicenda di cronaca relativa alla denuncia di Mario Pianesi, fondatore dell'associazione Un Punto Macrobiotico, ha accesso i riflettori su questo regime alimentare. Quali sono i benefici e i rischi della dieta macrobiotica? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Laura Mazzanti, docente di Biochimica della Nutrizione all'Università Politecnica delle Marche

ANCONA – È una brutta vicenda di riduzione in schiavitù, maltrattamenti e lesioni gravi, quella ai quali erano sottoposti gli “adepti” del Macrobiotico. Sono queste le accuse, insieme all’evasione fiscale e all’esercizio abusivo della professione medica, per Mario Pianesi, il fondatore dell’associazione Un Punto Macrobiotico, che oggi è diffusa in diverse regioni italiane. Pianesi è stato denunciato con avviso di garanzia, assieme a tre suoi collaboratori.

Una vera e propria setta che imponeva l’osservanza di un rigido regime alimentare e che avrebbe portato una delle ragazze, che ha sporto denuncia, a pesare 35 chili. Un impero quello creato da Pianesi, originario di Tirana ed abitante a San Severino Marche, che è stato oggetto di indagine da parte della Squadra Mobile di Ancona, capitanata da Carlo Pinto.

LA DIETA MACROBIOTICA
Uno stile alimentare che è più una filosofia di vita
, per la quale Pianesi si è ispirato alle teorie di Oshawa, pseudonimo di Yukikazu Sakurazawa, scrittore giapponese che ha applicato le dottrine cinesi Yin e Yang al cibo. La macrobiotica pianese ha creato le diete Ma-Pi, cinque regimi alimentari molto rigidi, che secondo quanto divulgato dal sito dell’associazione Un Punto Macrobiotico (fondata da Pianesi) potevano contribuire alla prevenzione e cura di malattie croniche e degenerative.

La professoressa Laura Mazzanti, insieme al suo gruppo di lavoro universitario da sinistra Jacopo Sabbattinelli medico e dottore di ricerca in Scienze Biomediche, dottoressa Francesca Borroni medico specializzanda in Scienze dell’Alimentazione, dottoressa Arianna Vignini ricercatore e specialista in Scienza dell’Alimentazione.


L’INTERVISTA
Una dieta considerata da Pianesi e i suoi collaboratori, una panacea contro tanti mali. Ma qual è la verità su questo regime alimentare? Lo abbiamo chiesto a Laura Mazzanti, professore ordinario di Biochimica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Ancona, Vice direttore del Dipartimento di Scienze Cliniche, Specialistiche ed Odontostomatologiche, Coordinatrice e docente della Scuola di Specializzazione Aggregata in Scienza  dell’ Alimentazione, Docente di Biochimica della nutrizione presso il Corso di Laurea in Dietistica e Socia fondatrice di BiomedFood, spinoff dell’Università Politecnica delle Marche.

Professoressa Mazzanti, quali sono i pro e i contro della dieta macrobiotica?
«Prima di tutto è una filosofia di vita, ideata da un giapponese e quindi è molto lontana dalla nostra cultura e dalle nostre tradizioni. L’errore nell’intraprendere queste scelte, risiede nel fatto che sono basate su filosofie non nostre. Da secoli ormai siamo abituati alla dieta mediterranea, basata su olio di oliva, pane, pesce, frutta, verdura e carne. Il nostro organismo si è adattato a questo stile alimentare, sviluppando  un corredo genetico digestivo-metabolico ad esso appropriato. Le diete Ma-Pi, ideate da Pianesi, sono cinque. Nella Ma-Pi 1 è prevista solo crema di riso integrale, nella Ma-Pi 2 vengono aggiunte le verdure e i cereali integrali con un progressivo inserimento di cibi fino ad arrivare alla Ma-Pi 5. Quello che è non corretto a mio avviso è quello più restrittivo con una carenza di proteine, ferro, calcio, zinco, vitamina D e B12. Le proteine contenute nei legumi hanno un basso valore biologico, perché non contengono tutti gli aminoacidi necessari al nostro organismo. Se assumiamo solo  cereali o legumi si creano carenze nutrizionali. Meglio allora pasta e fagioli, un piatto tipico della nostra tradizione che racchiude la gamma completa degli aminoacidi. Le diete Ma-Pi 1 e Ma-Pi 2, essendo molto restrittive sono indicate solo per brevi periodi, a causa degli squilibri metabolici che possono causare, dalla Ma-Pi 3 alla 5 si possono seguire per periodi un po’ più lunghi, ma dopo il dimagrimento si rischia di incorrere in scompensi nutrizionali.
È un regime alimentare più rischioso di quello vegano, perché l’altro prevede almeno l’assunzione di integratori. Ne risente anche l’equilibrio elettrolitico, in quanto i cibi Yin sono ricchi di sodio, mentre quelli Yang di potassio».

Riguardo alla possibilità di questo regime alimentare di prevenire e curare i tumori, cosa ne pensa?
«Sto collaborando con il primario di oncologia, la professoressa Rossana Berardi, per cercare di trovare regimi alimentari consoni ed appetibili ai pazienti oncologici. Se parliamo di prevenzione dobbiamo seguire la dieta mediterranea, fare movimento, bere molta acqua e mangiare in compagnia. Una filosofia di vita che rispecchia le nostre tradizioni e la nostra alimentazione, adottata ormai da secoli».

Cosa si sente di consigliare a chi adotta la dieta macrobiotica, la vegana o altri regimi alimentari restrittivi?
«Consiglio di non rivolgersi agli improvvisati, ma di avere fiducia negli operatori che escono dalle nostre Scuole di Medicina, di farsi seguire da team di nutrizionisti medici e biologi specializzati, ma si sa “Nemo profeta in patria” ».