Omicidio della pittrice, nessuna traccia di veleno dagli esami della Procura

L'esito degli accertamenti tossicologici sul corpo di Renata Rapposelli non avrebbero evidenziato la morte per avvelenamento. È quanto trapela dalla perizia depositata da Giampiero Frison, il tossicologo forense incaricato dalla magistratura. Domani l'esito del Riesame per Simone e Giuseppe Santoleri

Renata Rapposelli
Renata Rapposelli
Il maresciallo Giuseppe Losito della Compagnia dei carabinieri di Tolentino sul luogo del ritrovamento del cadavere
Il maresciallo Giuseppe Losito della Compagnia dei carabinieri di Tolentino sul luogo del ritrovamento del cadavere

ANCONA – Non c’è traccia di veleno sugli esiti degli esami tossicologici disposti sul corpo di Renata Rapposelli, la pittrice che viveva nel capoluogo dorico scomparsa il 9 ottobre e trovata morta il 10 novembre scorso a Tolentino, in un fosso vicino al fiume Chienti. È quanto trapela dalla perizia depositata da Giampiero Frison, il tossicologo forense incaricato dalla Procura. Gli esami avrebbero escluso la morte per avvelenamento. Anche la perizia entomologica, quella sulle larve trovate nel cadavere della 63enne originaria di Chieti, in forte stato di decomposizione, non avrebbe evidenziato la presenza di veleno ma potrebbero dire molto sul luogo dove è stata uccisa. Il figlio e il marito di Renata, Simone e Giuseppe Santoleri, sono in carcere dal con l’accusa di omicidio volontario dal 6 marzo scorso (leggi l’articolo). Oggi per loro si è tenuta l’udienza al tribunale del Riesame al quale si sono rivolti gli avvocati Gianluca Carradori e Gianluca Reitano per chiedere la revoca della misura cautelare in carcere. L’esito è atteso per domani. Nei giorni scorsi Simone era stato trasferito dal penitenziario di Castrogno a quello di Lanciano, per motivi di sicurezza ritenuti però molto discutibili e insussistenti dai suoi legali (leggi l’articolo).

Il figlio di Renata Rapposselli, Simone Santoleri
Il figlio di Renata Rapposelli, Simone Santoleri