Confindustria: «L’export delle Marche “guarda” troppo vicino». Il digitale chiave per l’internazionalizzazione

Si chiama "Digital4Export" ed è il corso di formazione dedicato alle pmi. Sei le giornate formative che partiranno il 23 ottobre. «Social media, web marketing ed e-commerce sono le strade sulle quali puntare», dice Diego Mingarelli, presidente Piccola Industria Confindustria Marche

Un momento della presentazione del corso
Un momento della presentazione del corso "digital4export" che si è tenuto ad Ancona

ANCONA – Crescono del 2,5% le esportazioni nelle Marche, con l’unica eccezione della provincia di Ascoli Piceno. Tengono il settore alimentare, moda, elettrico e quello dei mobili, meno bene metalmeccanica e farmaceutico. Sono alcuni dei dati illustrati stamane nella sede di Confindustria Marche Nord in occasione della presentazione del corso di formazione, “Digital4export comunicazione digitale e formazione per l’internazionalizzazione delle Pmi”, promosso da Piccola Industria Confindustria, Ice e Intesa Sanpaolo, con il contributo di Intesa Sanpaolo Formazione.

L’export marchigiano “guarda” troppo vicino, concentrandosi principalmente su 7 paesi, per la maggior parte europei, Stati Uniti a parte. Il prima paese verso il quale le Pmi marchigiane esportano è la Germania, mentre il terzo sono gli Stati Uniti. Ancora poco sviluppata per le pmi l’apertura verso i mercati più lontani. Uno scenario che fa emergere la necessità di sfruttare le tecnologie digitali per promuovere l’internazionalizzazione delle Pmi. Proprio su questa base Confindustria ha avviato nel 2016 percorsi di formazione sul digitale dedicati alle aziende, tra i quali Digital4export.

Recenti ricerche hanno dimostrato, infatti, che il digitale rappresenta un acceleratore di business per le Pmi, incrementando l’occupazione e movimentando il 75% delle relazioni commerciali.

Sei le giornate di formazione previste: 23 e 24 ottobre, 7, 8, 20 e 21 novembre, dalle 9,15 alle 17.45 presso la sede di Confindustria Marche Nord di Ancona, in via Bianchi. Oltre a queste, saranno previste 8 ore di consulenza aggiuntiva, durante le quali le aziende potranno esporre dubbi e quesiti ai tutor. Un corso aperto alle Piccole Medie Imprese, per accedere al quale occorre partecipare ad un apposito bando che scadrà il 25 settembre, scaricabile sul sito www.digitalforexport.ice.it .

Diego Mingarelli, Filippo Schittone, Antonino Laspina e Tino Nocentini
Diego Mingarelli, Filippo Schittone, Antonino Laspina e Tino Nocentini

Un progetto che presenta forti elementi di coerenza con Industria 4.0, il piano nazionale promosso dal Governo e consistente in una serie di provvedimenti, incentivi e investimenti volti a portare la digitalizzazione in tutte le fasi dei processi produttivi dell’industria italiana. In questa seconda edizione il programma è stato perfezionato e rafforzato al fine di sostenere al meglio la crescita qualitativa delle Pmi.

Esprime grande soddisfazione Filippo Schittone, vice direttore di Confindustria Marche Nord: «Abbiamo voluto innestare curiosità su temi dei quali si parla spesso, ma poi sfruttare al cento per cento il digitale è un’altra cosa».

Secondo l’approfondimento della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, le imprese italiane che esportano sono circa 200mila, delle quali solo 1 su 5 nel manifatturiero. Esportazioni che rappresenteranno per il futuro una importante leva di crescita per l’Italia, considerato che la domanda internazionale viaggia a un ritmo del +5% annuo e vista la ripresa di alcuni paesi emergenti, come Russia, Turchia, Brasile. Gli attuali esportatori e quelli potenziali necessitano quindi di rafforzare la loro strategia utilizzando nuovi approcci digitali.

«È necessario che le imprese si ripensino e il digitale offre una grande opportunità – ha sottolineato Diego Mingarelli, vice presidente Piccola Industria Confindustria e Presidente Piccola Industria Confindustria Marche. Social media, web marketing ed e-commerce sono le strade sulle quali puntare per il digital export, temi che saranno al centro del corso di formazione.

«Il progetto Digital4Export risponde ad un’esigenza concreta delle Pmi delle Marche, regione tra le più manifatturiere in Italia con un tessuto produttivo caratterizzato dai settori tipici del Made in Italy ed una forte propensione all’esportazione – ha spiegato Diego Mingarelli -. Grazie al digitale, infatti, le nostre imprese anche di più piccole dimensioni, possono raggiungere mercati sempre più lontani che crescono e dove si stima che nei prossimi quindici anni circa 800 milioni di consumatori avranno una nuova capacità di spesa in prodotti di media-alta gamma su cui le imprese marchigiane potranno avere un ruolo da protagoniste.

Le imprese – ha evidenziato Mingarelli – per cogliere le nuove possibilità sul fronte dell’internazionalizzazione e rafforzare ulteriormente la reputazione del brand Italia non possono prescindere dalla qualità del loro capitale umano, che deve essere in grado di incorporare in ogni prodotto realizzato tradizione, nel senso di cura attenta della qualità, e modernità, nel senso di padronanza dei nuovi saperi tecnologici. Siamo certi che questo progetto, forte della sinergia con Intesa Sanpaolo e ICE contribuirà in maniera determinante alla crescita digitale delle nostre Pmi e dell’intero territorio».

Inflazione, indebitamento e dazi, i pericoli relativi all’export evidenziati da Fabrizio Guelpa, responsabile Industry & Banking Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, il quale ha anche sottolineato che le aziende produttrici di mobili e piastrelle sono quelle che osano maggiormente verso i mercati più lontani, specie verso i paesi emergenti. Le difficoltà per le imprese nell’aprirsi ai mercati oltre Europa è rappresentata soprattutto dalle diversità culturali e linguistiche, oltre che dall’aspetto logistico. Negli ultimi anni si è registrata un’espansione di esportazioni soprattutto verso la Cina, ma in crescita anche quelle verso Corea, Turchia e Polonia.

In calo soprattutto le esportazioni verso la Russia, ma anche verso Ucraina, Siria e Libia. L’aspetto logistico spinge le aziende marchigiane soprattutto verso Svizzera, Francia, Stati Uniti, Germania, e Regno Unito. Ma è sicuramente il tema dei dazi, introdotti dagli Stati Uniti su acciaio e alluminio, il nodo più critico dell’export: «Economia e storia insegnano che i dazi sono negativi per il commercio mondiale e anche del paese che li introduce», ha sottolineato Fabrizio Guelpa.

Le difficoltà relative all’export per le imprese marchigiane e italiane più in generale, sono legate anche ai ritardi italiani sull’innovazione, soprattutto digitale, come ha evidenziato AntoninFabrizio Gueplao Laspina, direttore Coordinamento Marketing Agenzia ICE, che ha sottolineato anche la necessità di coinvolgere le imprese nelle piattaforme digitali. «Digital4esxport nasce dalla necessità di rendere consapevoli le imprese che il digitale può consentire alle aziende di avvicinarsi ai mercati esteri – ha detto Laspina – ma molto dipende dalla capacità di usare lo strumento digitale. Questo corso permetterà alle Pmi di passare dalle conoscenze allo sviluppo di competenze. E’ necessario uscire dalla trappola della prossimità, e all’export italiano serve più Asia, ma anche più Africa asia».

Una crescita, quella delle imprese che deve partire dal basso come ha sottolineato Diego Mingarelli, lavorando su cultura e competenze, per intercettare i percorsi di crescita. «Le Marche sanno realizzare prodotti in maniera straordinaria. Bello e ben fatto è italiano e marchigiano – ha detto Mingarelli – un’azienda piccola, grazie al digitale, può arrivare a mercati lontani accorciando la filiera».

Obiettivo che per essere raggiunto richiede, secondo Mingarelli, supporto bancario, oltre che formativo. Tre le strade da percorrere: innovazione, internazionalizzazione e credito. Temi sottolineati anche da Tino Nocentini, Direttore Regionale Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo e Molise Intesa Sanpaolo: «Occorre investire in questi ambiti per dare futuro ad aziende e territori».

Grande opportunità anche quella dell’e-commerce, che vede l’Italia fanalino di coda (13&) nella propensione agli acquisti online rispetto agli altri paesi europei come il Regno Unito (61%). Oggi scegliere di non misurarsi con l’e-commerce rischia di privarci dell’opportunità di crescere. Occorre lavorare su digitalizzazione e superare i timori, per fare quel salto che possa dare un futuro alle imprese».