Iperconnessi sui social: sotto “i colpi” dello smartphone la coppia scoppia

Da strumento utile, il telefonino diventa una "prigione" che intrappola le persone, allontanando dal mondo reale e appiattendo le relazioni. Il punto con l'avvocato matrimonialista Massimo Micciché e con la psicoterapeuta familiare Alessia Tombesi

Coppia e smartphone
Coppia e smartphone

ANCONA – A chi non è successo di parlare con qualcuno e di essere ignorati perché questa persona aveva il cellulare in mano? E quante volte ad essere disattento è stato il proprio partner? Il fenomeno, più frequente di quanto si creda, prende il nome di phubbing, un termine nato dall’unione di due parole inglesi: phone (telefono) e snubbing (ignorare), ossia trascurare un’altra persona con cui stiamo parlando per controllare lo smartphone.

Da strumento utile, il telefonino diventa una “prigione” che intrappola le persone: l’iperconnessione, sui social e online, infatti disconnette paradossalmente le persone dal mondo reale e appiattisce le relazioni di coppia. Emblematico in tal senso il recente caso della famiglia pugliese segregata in casa da oltre due anni, schiava del web e ridotta a mangiare solo merendine, biscotti e caramelle acquistati dall’unico componente che ancora usciva di casa, ovvero la figlia di 9 anni che di ritorno dalla scuola si fermava a prendere qualcosa da mangiare per i genitori e il fratello 15enne. Senza arrivare a casi estremi come questo, sono numerose ormai le coppie che scoppiano proprio sotto i colpi inferti dallo smartphone.

«La relazione di coppia è spesso difficile – spiega l’avvocato del Foro dorico Massimo Micciché, segretario nazionale e presidente della Sezione Distrettuale di Ancona dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani -. Molti sono i motivi: retaggi culturali, sociali, familiari. Spesso causa di dissidi si palesa l’uso e l’abuso dei social che possono disorientare la coppia con false realtà, rapporti immaginari, discredito sociale».

Con l’avvento di WhatsApp e dei social, soprattutto Facebook e Instagram, «sono moltissime le relazioni di coppia andate in crisi», spiega la psicoterapeuta familiare Alessia Tombesi: «mentre prima si cercava di stare in famiglia, soprattutto la sera, rientrati a casa dal lavoro, oggi la coppia per rilassarsi non si sofferma più a parlare o a guardare la televisione insieme, ma prende il telefono e si mette a chattare o a guardare i vari social». Una pessima abitudine che, come ammonisce la psicoterapeuta, porta la coppia alla crisi e al «rischio altissimo di conoscere altre persone e quindi di tradimenti online, che anche nel caso in cui non siano necessariamente fisici, ma solo scambiarsi messaggi, attenzioni e foto, darsi il buongiorno e la buona notte, rappresentano comunque una forma di evasione e di distacco con l’altro».

Un “gioco” nel quale «la coppia si perde nella routine, nel dialogo e nella condivisione e questo porta progressivamente a un raffreddamento tra i due». Relazioni che già soffrono, afflitte dalla mancanza di spazi e di tempo per stare insieme, dove i partner devono dividersi tra lavoro, figli e altri impegni: «Se il poco tempo rimasto i due partner lo trascorrono su Facebook, WhatsApp o Instagram, – spiega Alessia Tombesi – è ovvio che poi la coppia non comunica più e finisce per cercare altro o per rompere. Molti vengono in terapia e poi si riprendono perché capiscono in quale trappola sono caduti, mentre altri arrivano alla separazione».

Senza contare le gratificazioni che arrivano dai post dove gli amici mettono like e che portano a dare per scontate le gratificazioni provenienti dal partner. «Oggi molte coppie neanche si chiamano più, ma si mandano messaggi anche per dirsi delle cose importanti, addirittura litigano su WhatsApp, modalità, queste, che minano ulteriormente l’unione». Le nuove tecnologie stanno cambiando la comunicazione tra partner e stanno invadendo sempre di più gli spazi che prima erano coltivati dai due.

Come ovviare a tutto questo? «È opportuno la sera, quando si rientra a casa, mettere offline il telefonino e dedicarsi alla famiglia, così come anche nei fine settimana», consiglia la psicoterapeuta. «Anche semplicemente guardare la televisione abbracciati è un momento di condivisione».

Intanto cominciano a diffondersi anche i locali dove è vietato l’uso del cellulare, in modo che i commensali, disconnessi, possano parlare tra loro, evitando quelle “tristi” scene in cui allo stesso tavolo ci sono persone con lo sguardo fisso sui telefonini.