Alla Mole la mostra dedicata a Henri Cartier-Bresson, grande maestro della fotografia del ‘900

L'esposizione raccoglie 140 scatti e sarà visitabile dall'8 marzo al 17 giugno. L’obiettivo della rassegna è far conoscere e capire il modus operandi di Henri Cartier-Bresson, annoverato tra i pionieri del fotogiornalismo

Denis Curti, curatore della mostra "Henri Cartier-Bresson Fotografo" ad Ancona

ANCONA – Bambini che giocano tra le macerie di Siviglia, uomini che guardano oltre il muro di Berlino in costruzione, figure che passano veloci in strada, infinite distese di tappeti, di mani che chiedono. Grazie alla sua preparazione artistica e prontezza, Henri Cartier-Bresson (22/8/1908 – 3/8/2004) sapeva cosa fermare con la Leica e, a distanza di 14 anni dalla sua scomparsa, Ancona rende omaggio al pioniere del fotogiornalismo.

MEXICO. Mexico City. Prostituées. Calle Cuauhtemoctzin. 1934. (© Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos)

L’8 marzo apre al pubblico alla Mole Vanvitelliana, Henri Cartier-Bresson Fotografo, 140 scatti in una grande mostra promossa dal Comune ed organizzata da Civita Mostre, in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e Magnum Photos Parigi. È il secondo appuntamento con i grandi maestri della fotografia alla Mole, dopo quello dedicato a Steve McCurry, chiuso con grande successo alla fine di giugno dell’anno scorso. Dopo aver ammirato il più famoso fotografo contemporaneo, fino al 17 giugno 2018 sarà possibile immergersi nel mondo di Cartier-Bresson, il più grande maestro del Novecento, tanto da meritare l’appellativo di “occhio del secolo”.

La mostra alla Mole Vanvitelliana

Cartier-Bresson, formatosi nel mondo della pittura, nell’atelier di Andrè Lhote, di cui fu assistente, si avvicinò alla fotografia negli anni ’30 e nelle sue immagini si ritrovano spesso influenze artistiche che vanno da Dalì a De Chirico, per arrivare a Magritte e Max Ernst. Lo steso fotografo dichiarò: «Sono stato profondamente segnato dal surrealismo e ho cercato per tutta la vita di non tradirlo». Teorico dell’istante decisivo in fotografia, ha contribuito a portare la fotografia di stampo surrealista ad un pubblico più ampio. «Fotografare – diceva Cartier-Bresson – è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. È mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore. La fotografia è un impulso spontaneo che viene da un occhio sempre attento, che cattura il momento e la sua eternità». Per il fotografo l’attimo decisivo è quello che consegna lo scatto all’immortalità e con Cartier-Bresson l’attimo è diventato il sigillo di riconoscimento: la capacità di saper cogliere un episodio probabilmente insignificante, ma di saperlo leggere con una nuova prospettiva, riuscendo a svelare ciò che gli altri non guardano per poi riproporlo come una sorpresa, rendendolo quasi surreale.

FRANCE. Paris. Place de l’Europe. Gare Saint Lazare. 1932. (© Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos)

Nella vastissima produzione di Cartier-Bresson non è possibile dimenticare i bambini che giocano tra le macerie di Siviglia, dimostrando con la loro forza che la vita va oltre ogni volontà di distruzione, né la calma e la concentrazione di Gandhi accanto all’arcolaio. E ancora la Cina misteriosa di un eunuco ormai per sempre fuori dal Palazzo imperiale; la bambina che corre come se giocasse a nascondino tra i vicoli di Sifnos; le donne di Scanno che diventeranno dopo di lui soggetto ideale di tanti fotografi; la perfetta composizione dei bambini di Madrid; il braccio e la gamba che escono dalla cella della prigione modello di Leesbury alla ricerca della libertà negata; e infine l’attimo che fu per lui il più decisivo: la Gare Saint-Lazare, la fotografia più celebre di Cartier-Bresson.

L’obiettivo della rassegna è far conoscere e capire il modus operandi di Henri Cartier-Bresson, la sua ricerca del contatto con gli altri, nei luoghi e nelle situazioni più diverse. L’allestimento della mostra è curato da Denis Curti e Andrea Holzherr per conto di Magnum Photos.

Da sin. Denis Curti, l’assessore Paolo Marasca, Marion Schneider (Magnum Photos) e Alberto Rossetti (Civita mostre)

«Per parlare di Henri Cartier-Bresson – afferma Denis Curti, curatore della mostra ad Ancona – è bene tenere in vista la sua biografia. La sua esperienza in campo fotografico si fonde totalmente con la sua vita privata. Due episodi la dicono lunga sul personaggio: nel 1946 viene a sapere che il MOMA di New York intende dedicargli una mostra “postuma”, credendolo morto in guerra e quando si mette in contatto con i curatori, per chiarire la situazione, con immensa ironia dedica oltre un anno alla preparazione dell’esposizione, inaugurata nel 1947. Sempre nello stesso anno fonda, insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour, e William Vandivert la famosa agenzia Magnum Photos. Insomma, Cartier – Bresson è un fotografo destinato a restare immortale, capace di riscrivere il vocabolario della fotografia moderna e di influenzare intere generazioni di fotografi a venire».

La mostra sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19 (la biglietteria chiude alle ore 18)Lunedì chiuso, aperto il 2 aprile (lunedì di pasquetta). Biglietti: intero 9 euro, ridotto 8 euro per gruppi (min. 12 persone), titolari di apposite convenzioni, giornalisti non accreditati, possessori del biglietto della mostra Robert Doisneau: le Temps Retrouvé (Senigallia, Palazzo del Duca, 29 marzo – 2 settembre 2018). Ridotto speciale: 3 euro per scuole, minori di 18 anni. Gratuito per minori di 6 anni, docenti accompagnatori, disabili + accompagnatore, giornalisti accreditati, guide turistiche con patentino.