25 indagati, 6 arresti domiciliari, 6 regioni coinvolte. I numeri di Drago Nero, frode fiscale da 120 milioni con base a San Severino

A capo dell’associazione per delinquere, una delle più ampie e articolate mai scoperte negli ultimi anni nel settore dei prodotti petroliferi, un settempedano di anni 50. L'inchiesta è partita nell'estate del 2015 ed è stata portata avanti dalle Fiamme Gialle di Ancona e Macerata

Guardia di Finanza
Guardia di Finanza
ANCONA – Conclusa oggi l’operazione “Drago Nero”, a contrasto delle frodi sui carburanti e iniziata nel 2015. Sono state eseguite questa mattina, mercoledì 7 marzo, infatti a cura dei Nuclei di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Ancona e di Macerata, sei ordinanze di custodia cautelare degli arresti domiciliari emesse dal gip del Tribunale di Macerata, su richiesta della locale Procura della Repubblica, mentre sono 25 le persone complessivamente finite nel Registro degli indagati.
Accertata una frode fiscale di circa 120 milioni di euro e disposto il sequestro di
beni per quasi 22 milioni. L’operazione è stata coordinata dal Procuratore della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio e da uno dei Sostituti Procuratori facenti parte del gruppo che si occupa di delitti in materia tributaria.
È stata così smantellata un’organizzazione criminale specializzata in frodi nel commercio
di carburanti. Alle prime ore dell’alba, le Fiamme Gialle con l’impiego di oltre 60 militari, hanno dato esecuzione ai provvedimenti restrittivi della libertà personale, con i quali sono stati posti agli arresti domiciliari sei dei venticinque indagati, residenti due nelle Marche, uno in Puglia, uno in Campania e due coniugi domiciliati a Roma. Tutti operanti nella commercializzazione dei prodotti petroliferi.
L’inchiesta, partita nell’estate del 2015, ha portato all’esecuzione di decine di
perquisizioni e conseguenti sequestri documentali nelle sedi societarie e presso le abitazioni delle persone a vario titolo coinvolte, sparse nelle regioni Marche, Lazio, Abruzzo, Campania Puglia e Lombardia.
La complessa ramificazione societaria, costituita ad hoc per ostacolare l’accertamento della frode, aveva base decisionale a San Severino Marche, in provincia di Macerata. A capo dell’associazione per delinquere, un settempedano di anni 50.
Come funzionava il sistema
Lo schema della gigantesca, frode fiscale, una delle più ampie e articolate mai
scoperte negli ultimi anni nel settore dei prodotti petroliferi, prevedeva, che il
carburante effettuasse due “viaggi” diversi. Un “viaggio fisico”, in cui il prodotto,
partendo dall’estero con autobotti, raggiungeva i depositi di stoccaggio a San Severino Marche (Mc), Cava de’ Tirreni (Sa), Capriva del Friuli (Go), Fiumicino, Merano (Ve) e Monselice (Pd), per poi essere inviato nei distributori stradali; e un “viaggio cartolare”, molto più “tortuoso” di quello fisico, ma fiscalmente (indebitamente) vantaggioso. Il carburante, infatti, veniva cartolarmente ceduto, dapprima, a 3 società “cartiere” formalmente ubicate in Bulgaria e nella Repubblica Ceca, ma gestite dai membri dell’organizzazione criminale, per poi essere fatturato a società “cartiere” italiane (complessivamente 7 società italiane più una società svizzera avente domicilio fiscale in Italia), le quali non versavano l’imposta dovuta, pur incassandola dai clienti finali. Infine, il carburante veniva venduto a distributori stradali, alcuni dei quali collegati direttamente ai membri dell’organizzazione.
La frode fiscale ha interessato oltre 133 milioni di litri di carburante, proveniente essenzialmente dalla Slovenia. Il fine era quello di abbassare artificiosamente il prezzo finale del prodotto “alla pompa”, attraverso la creazione di società “irregolari”
che sistematicamente omettevano gli obblighi dichiarativi e il versamento delle imposte all’Erario. Tale era l’illecito arricchimento, da poter permettere agli indagati un tenore di vita assolutamente sproporzionato ai redditi conseguiti. Dalle indagini, ad esempio, è emerso, tra l’altro, che la coppia romana, senza dichiarare redditi, disponeva di auto di lusso, Mercedes Amg, Ferrari e Porche e viveva in affitto in un immobile nel pieno centro della capitale, per un canone annuo di 46mila e 200 euro.

In generale, tra i beni sequestrati per un valore totale pari a 22 milioni di euro, ci sono nove distributori stradali (attualmente in attività) gestiti da tre società su tre province (Ancona, Pesaro Urbino e Teramo), 21 immobili e 16 terreni posti in 5 province, 4 autoveicoli, 9 automezzi commerciali, 3 motocicli e una barca.